Io, docente in quarantena, non potrò partecipare al concorso atteso da 4 anni. Lettera

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Inviata da Sofia Del Duca – Gentilissima Ministra, mi presento: sono una docente precaria in quarantena obbligatoria per aver avuto contatti con una persona risultata positiva al virus. Sono Abruzzese, ma ho vissuto quattro anni a Torino e ora vivo da cinque anni a Milano.

Venerdì 6 novembre non potrò partecipare al concorso straordinario.

Sto aspettando questo concorso dal giorno della mia laurea, esattamente quattro anni fa, a novembre 2016. Quel giorno, dopo la festa di laurea, iniziai a mandare MAD in tutta Italia, tanta era la voglia di cominciare a fare ciò che avevo sempre sognato: insegnare.

Due giorni dopo ero incredibilmente dietro una cattedra di un liceo scientifico di Lissone: mi alzavo alle 4 per raggiungere la città, ma la scuola era un po’ periferica e c’era solo un bus che mi permetteva di raggiungerla entro le 8:00. Quando il treno faceva ritardo, mi ritrovavo a fare l’autostop. Sembra passata una vita! Poi sono andata a lavorare a Lecco; da Milano era impossibile raggiungere la scuola alle 8:00. In quei mesi ho pagato due affitti: uno a Lecco e uno a Milano (gli affitti di Milano li conosciamo tutti…). Poi ho lavorato due anni a Codogno, paese che ormai conoscono tutti. Anche lì, la scuola era piuttosto lontana dalla stazione e con la mia bici sfrecciavo per il paese con pioggia, vento e neve alle 7 del mattino per arrivare a scuola. Sacrifici che a rileggerli quasi mi commuovono, perché mai e poi mai sono stati un peso per me: mi portavano a fare quello che amo di più.

Non appena laureata, pensando di aver chiuso i conti con l’Università, mi sono iscritta di nuovo alla Statale di Milano per ottenere i famosi 24 cfu, indispensabili per partecipare ad un “imminente concorso”. Nell’attesa, ho deciso di continuare a formarmi, e l’anno scorso mi sono specializzata come Insegnante di Sostegno, all’Università Bicocca. Il giorno della specializzazione, l’8 maggio 2020, quando già ormai convivevamo con il virus da qualche mese, ho ripreso subito in mano i libri, perché d’estate ci sarebbe stato il concorso straordinario. Tutto ciò mentre si andava avanti con la Didattica a Distanza, mentre ogni giorno cercavo nuovi modi per rendere la scuola qualcosa di più di una mera trasmissione di saperi attraverso uno schermo, costruendo siti web con i ragazzi, volantini per gite scolastiche da fare in futuro, giochi didattici per farli imparare ma strappando loro un sorriso in un periodo così triste, durante il quale dei ragazzi nel pieno della loro adolescenza e vitalità hanno dovuto rinunciare agli abbracci, ai primi baci, ai sorrisi, allo sport, alla musica, a tutto.

Ad oggi, primo novembre, non c’è stato un giorno in cui non abbia donato la maggior parte del mio tempo alla scuola: studiando tutti i giorni per il concorso, per i miei ragazzi, per me.

Voglio partecipare al concorso e non perché aspiro al “posto fisso”, ma perché sarebbe la risposta ai miei sacrifici, al mio impegno, al mio studio. Penso che sia un mio diritto e non può essermi negato per colpa di qualcosa così più grande di noi, che non possiamo controllare. Scommetto che in tanti sono nella mia stessa situazione. Ma perché volete farci questo? Cos’è questa ostinazione? Lei che, come me, è insegnante di sostegno, non pensa di andare contro al vitale principio dell’inclusione? Che colpa abbiamo noi positivi al virus o in quarantena da dover essere stigmatizzati ed esclusi a priori, senza nemmeno la possibilità di una prova suppletiva?

La prego, ci ascolti. In un periodo così nero, non ci faccia sentire ancora più “sbagliati”.

Confidando in un Suo riscontro Le porgo un saluto cordiale augurandoLe buon lavoro.

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