Io, docente demansionata: 36 ore sono poche in confronto a quelle che facevo nel dopo scuola. Lettera

WhatsApp
Telegram

Inviata da Ombretta Ratti – Caro Ministro Bianchi, sono Ombretta, un’insegnante di un piccolo paesino in provincia di Como, che grazie all’acume dei diversi Ministri, dato che come requisito necessario per l’insegnamento non valgono più: il titolo di studio, la professionalità, la competenza, l’empatia, la formazione, la voglia d’insegnare, ma solo il completamento del ciclo vaccinale, sono stata demansionata e, pertanto, ho deciso di scriverle per parlare di scuola.

Ho iniziato a fare l’insegnante nel lontano 2003, quando ancora c’erano gli esami di classe 5^ Elementare.
Si chiamava così perché davvero gettava le basi elementari, semplici, sulle quali si basava poi l’intero insegnamento della vita!
Ho lasciato un impiego a tempo indeterminato e ben remunerato
(segretaria prima al Centralino, poi all’Ufficio Tecnico, poi in Ufficio Amministrazione ed infine Ufficio Paghe e Contribuiti perché l’ormai dimenticata “gavetta” ti formava e ti permetteva di fare carriera)
per accettare una supplenza a tempo determinato
(occasione che ho colto al volo per poter entrare nel mondo del lavoro per il quale ho studiato e che ho sempre voluto fare sin da bambina).

All’epoca abitavo a Sormano e la mia scuola era a Valmadrera.

A noi supplenti, che per totalizzare 180 giorni di servizio validi per avere 12 punti, accettavamo anche supplenze di soli 4 giorni, spettavano:
– gli orari più contorti (ho provato ad andare a scuola anche solo per ½ ora);
– i compiti più complessi (trascrivere manualmente le pagelle);
– tutte le mense;
– tutti i pomeriggi (come se fossero una punizione)

e così, molte volte, la metà dello stipendio serviva per pagare la benzina per andare a scuola.

Che dire?
Ho fatto esperienza, ho cercato di “rubare il mestiere” alle vere insegnanti d’un tempo che come “Custodi del Sapere” non ti fornivano il lavoro su un piatto d’argento, ma te lo facevano sudare, per apprezzarlo fino in fondo.
Ho sempre pensato che fosse una strategia di “selezione naturale”: chi non è portato per fare l’insegnante, cambi lavoro!

E così rimboccate le maniche, giorno dopo giorno, ho costruito la mia carriera scolastica, vedendo susseguirsi sui banchi di scuola:
– le diverse generazioni di bambini che sono diventati i “futuri cittadini del mondo” (per citare le Competenze chiave di Cittadinanza Europea);
– i diversi Ministri (Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Azzolina ed infine lei Ministro Bianchi) con molteplici riforme
(prima obbligo fino a 18, poi abbassato a 16;
introduzione dell’Educazione Civica, che si è sempre fatta;
introduzione della didattica:
inclusiva, personalizzata, individualizzata, compensativa, dispensativa, per competenze, per conoscenze, per abilità, a distanza, integrata, digitale, per progetti, interdisciplinare, trasversale, verticale, orizzontale, per lo sviluppo delle life skills, peer to peer, collavorativa,
capovolta – flipped classroom, laboratoriale…);

– per non parlare dei voti (prima giudizi, poi parole, poi voti numerici, poi livelli..);
– dei libri di testo (cartacei, misti, digitali…)

Per fortuna che, nell’altra scuola dove ho insegnato, ho potuto per anni effettuare la scelta alternativa ai libri di testo dato che l’art.33 della Costituzione sancisce “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Poi, finalmente, ho visto la mia ultima possibilità per non essere più precaria: il tanto atteso Concorso 2012.
Mi sono messa a studiare, ritagliandomi il tempo tra i miei doveri di moglie e mamma di 3 figli che all’epoca andavano alla Scuola dell’infanzia.
I sacrifici vengono sempre ripagati: finalmente il tanto atteso RUOLO!

Dopo averle raccontato un po’ di me come da manuale legislativo: “visto… visto… visto… considerato…”, mi domando:
ma i requisiti per poter insegnare non sono più riconducibili al titolo di studio, all’esperienza, alla voglia di mettersi in gioco, all’empatia con i bambini, alle conoscenze di psicologia e pedagogia?

Quando si ama il proprio lavoro si vedono solo i lati positivi!
Già ma oggigiorno, proprio questa parola “positivi” mette ansia…

Io ho completato solo il ciclo primario e pertanto per lo Stato, sono “inidonea all’insegnamento”, senza un medico competente del lavoro mi abbia valutata!
Oltretutto ogni due giorni faccio un tampone, che mi garantisce che non posso contagiare eppure mi viene negato di poter stare a contatto con i miei amati bimbi di classe prima.

Parlo con Lei, dato che tiene molto alla continuità didattica, domandandole:
le sembra sensato tutto questo?

E per “girare ancora di più il coltello nella piaga” le attività di supporto all’ istituzione scolastica devo svolgerle nella scuola nella quale sono titolare: “posso ascoltare da lontano i mei bimbi, ma non posso entrare in classe con loro!”.

Questa è la cosa più frustrante, non certo le 36 ore di lavoro settimanale che, per punizione, devo fare, sebbene sia assunta a contratto part-time 17 ore (scelto per esigenze familiari, dato che ho 3 figli).
36 ore sono poche in confronto a quelle che ho sempre fatto a casa nel dopo-scuola, quando ancora potevo entrare in classe, circa 15 giorni fa…

Certo perché il tempo che ci si mette per preparare le lezioni, creare schede personalizzate in base alle esigenze dei diversi gruppi-classe, correggere, valutare, stendere PDP, PEI, documenti per le gite, scrivere avvisi e quant’altro non solo occupa tempo, ma anche cartucce della propria stampante e fogli di carta… a volontà!

Io, però, sono un’insegnante disubbidiente e, nonostante abbia due dosi e l’emergenza sanitaria sia terminata, devo “accettare” questo castigo, a discapito di tutto il lavoro, le abilità, le conoscenze, i rapporti umani che si sono creati con i mei alunni.

Se non ricordo male proprio la scuola deve essere INCLUSIVA, o mi sbaglio?

Un tempo Nelson Mandela disse: “L’istruzione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo”.

Ecco, allora, perché i Ministri tengono lontano dalla scuola i validi insegnanti facendoli sentire inidonei: hanno paura che il mondo che si sono creati, fatto di discriminazioni, paure, ansie, egoismi, individualismi, egocentrismi, sudditanza, possa diventare, grazie alla scuola: UN MONDO D’AMORE!

Non so se leggerà questa mia lettera, sono certa che non avrà nemmeno il tempo di rispondermi, ma non importa: avevo semplicemente voglia di parlare un po’ con lei della scuola che vorrei!

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur