Invidia (M5S): corsi pomeridiani di lingue, programmazione, economia e diritto

di redazione
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Puntare sull’istruzione per insegnare la cultura dell’impresa e il pensiero creativo. E’ questa la formula per dare una prospettiva alle giovani generazioni e rilanciare il loro futuro anche sotto l’aspetto economico.

Lo ha affermato in un’intervista pubblicata sul sito L’Inkiesta al deputato  Niccolo Invidia, membro della commissione Lavoro. Secondo  il giovanissimo pentastellato l’istruzione obbligatoria “dovrebbe avere meno nozionismo e più insegnamenti che permettano la comprensione delle sfide del presente“.

All’origine del problema

Fra le cause maggiori che hanno portato l’economia (soprattutto) italiana a queste condizioni, secondo Invidia, c’è la classe dirigente che proviene da una generazione nata nel periodo del baby boom che presenta caratteristiche e mentalità diverse rispetto a quelle dei giovani di oggi.

Il cambiamento arriverà comunque – sostiene Invidia – per questo c’è bisogno di una classe politica in grado di gestirlo. Credo che ora ci sia. C’è ancora una scarsa conoscenza delle opportunità che la tecnologia e il digitale portano con sé, e per questo si tende ancora a seguire ricette antiche per governare una realtà che non ha precedenti“.

La proposta a costo zero

Per accorciare il divario, secondo Invidia, bisogna partire dalle scuole, riformandole in funzione delle nuove competenze richieste. Per questo secondo lui sarebbe importante avviare una grande riforma nella secondaria di secondo livello.  “Una cosa che si può fare senza oneri – è  questa l’idea che lancia – è quella di agire a livello regionale sul tipo di corsi pomeridiani, per insegnare ai ragazzi a diventare future proof: lingue (almeno 2), programmazione, economia e principi di diritto. Inoltre, in questo contesto di complessità kafkiana del settore pubblico, credo che i nuovi modelli di business del privato debbano farsi avanti: dove il pubblico non riesce ad arrivare nell’insegnare nuove competenze, dovrebbe stringere un’alleanza con i privati e aprirsi ai loro contributi“.

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