Invalsi, Bussetti: rimarrà e sarà potenziata con il problem solving

di redazione
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Le prove Invalsi si faranno, ma non saranno prescrittive ai fini dell’esame di Stato. Lo ha ribadito il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

Lo ha ribadito il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti in un’intervista sul Messaggero.

Considerare soft skills

Per il titolare del Miur il rinvio dell’obbligatorietà dei test per l’ammissione all’esame di maturità è stato il frutto di una scelta di buon senso. “Ci sarebbe stata, per la prima volta – ha spiegato il Ministro – una prova di inglese che gli studenti avrebbero affrontato senza avere mai avuto il tempo di sperimentare“.

Tuttavia, come ha spiegato ancora Bussetti, la prova Invalsi non verrà eliminata, anzi: rimarrà come strumento di valutazione del sistema, ma non esclude la sua revisione con strumenti in grado di misurare oltre all’apprendimento anche le capacità personali dello studente nell’affrontare le situazioni di criticità, “come fanno molti Paesi dell’Ocse“.

Alternanza scuola lavoro

Sempre in tema di esame di Stato, Bussetti ha anche posto l’accento sull’esperienza di lavoro prevista dall’alternanza. Anche qui è previsto un rinvio dell’obbligatorietà e comunque si deve andare verso una revisione nel meccanismo che deve essere più conforme alle esigenze scolastiche e del territorio.

Bussetti ammette poi in soli tre mesi dal suo insediamento al Miur, non c’era lo spazio necessario per grandi riforme, ma le modifiche apportate alla Buona scuola hanno eliminato alcune criticità.

Armadietto e tablet in classe

Quello dell’armadietto in classe resta uno dei punti fermi e servirebbe nel pensiero del Ministro a “rendere la scuola in ambiente vivo e pieno di stimoli“. Anche sulla questione delle nuove tecnologie da utilizzare come nuovi strumenti di didattica il Ministro articola il suo punto di vista. “Ricordiamoci sempre – ha detto Bussetti – che una buona lezione è fatta da un buon maestro. Gli strumenti sono funzionali al clima relazionale e metodologico della classe. Certo poi la tecnologia avanza e dobbiamo imparare usarla nel miglior modo possibile. La scuola è un mondo complesso, che ha a che fare con diverse intelligenze. Puntiamo sul rispetto dei ruoli e diffidiamo dal facile giudizio. Usare la tecnologia non significa usare i social. I docenti si stanno formando e gli studenti devono imparare che la tecnologia ha una sua grammatica, complessa come l’algebra e la geometria“.

Per quanto riguarda il rischio di un utilizzo non consono alla didattica dei dispositivi informatici da parte degli studenti, il Ministro ha ricordato che
è fondamentalestringere un’alleanza educativa, dichiarare regole chiare e certe. In questo le famiglie possono esserci di grande aiuto. A volte capita anche che lo studente, in diretta, racconti alla mamma tramite messaggio il voto che ha preso in classe. Le nostre scuole si stanno ormai attrezzando, anche grazie a programmi operativi nazionali che hanno permesso e permetteranno nei prossimi anni di lavorare molto sulle nuove tecnologie acquistando dispositivi di varia natura e lasciandoli in dotazione degli studenti“.

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