Invalidità civile, il percorso sarà semplificato e affidato all’INPS. Coinvolgerà anche la scuola, ecco come. Stanziati 350 milioni di euro

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“Una svolta epocale”, l’ha definita il Ministro Alessandra Locatelli, scritta su due decreti attuativi della legge quadro sulla disabilità. Questi decreti mirano a semplificare il processo di valutazione della condizione di disabilità civile e a promuovere la realizzazione di progetti di vita personalizzati e partecipati per le persone con disabilità. 

Sburocratizzazione e semplificazione

La ministra Locatelli ha sottolineato l’obiettivo di ridurre la burocrazia e semplificare le procedure relative alle persone con disabilità. Questa mossa è stata realizzata con l’intenzione di collocare le persone con disabilità al centro dei processi, con l’obiettivo di consentire loro di “vivere e partecipare alla vita sociale in modo più equo

Convenzione ONU e altri accordi internazionali

Queste nuove normative seguono le direttive della Convenzione delle Nazioni Unite, che afferma il pieno esercizio delle libertà e dei diritti civili e sociali per le persone con disabilità, in modo paritario rispetto agli altri cittadini. Inoltre, queste riforme si allineano con l’Agenda Europea 2021/2030 e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Tempistica e attuazione graduale

La riforma entrerà in vigore in via sperimentale in alcune aree del Paese il 1º gennaio 2025 per consentire l’aggiornamento delle definizioni, dei criteri e delle modalità di accertamento. Tuttavia, diventerà pienamente operativa nel 2026. Da questa data, il processo unificato per la valutazione dell’invalidità civile sarà affidato all’INPS.

Progetto di vita e valutazione multidimensionale

Una delle innovazioni chiave di questa riforma è l’introduzione del “progetto di vita”.  “Adesso – ha puntualizzato Locatelli, – le persone spesso si ritrovano con patologie cronico degenerative accertate a dover rifare le visite di controllo dopo 2-3 anni e questo non è giusto e dignitoso“. Sulla valutazione multidimensionale, ha chiarito la ministra, “introduciamo il progetto di vita: significa che mentre ora le persone sono costrette a bussare ai servizi sanitari, territoriali e alla scuola, noi diciamo che bisogna fare un’unica conferenza dei servizi, una equipe multidimensionale che in unico documento dà le risposte ai bisogni della persone“. Praticamente uno stop alle tante file per esigenze sanitarie, socio-sanitarie o sociali ma una sola commissione che valuterà appunto ciò di cui ha bisogno la persona, direttamente con lei.

Finanziamento e partecipazione delle associazioni

Per attuare queste modifiche, sono stati stanziati 350 milioni di euro a partire dal 2026, con un incremento di 85 milioni di euro all’anno. Questo rappresenta un impegno condiviso tra il governo e le principali associazioni del settore, nonché l’Anci e l’INPS. Questo percorso collaborativo mira a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità nel corso dei prossimi anni.

SCHEDA ILLUSTRATIVA 

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