Intesa Miur-sindacati su precariato, “In passato questa manna dal cielo non era ipotizzabile”. Lettera

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Inviato da Luca Gallo- Sembra che tra nuovo governo e sindacati nella giornata di martedi 1 ottobre  si sia giunti ad un’ accordo  non molto dissimile  a quello raggiunto dal precedente  governo, in pratica per quanto riguarda i precari con tre anni di servizio si e’ solo alzata un pochino l’asticella della prova computer based, invece dei 6/10 per passare la prova e vincere il concorso bisognera’ ottenere i 7/10, alla faccia della meritocrazia tanto sbandierata dal M5S;  inoltre i 24 cfu che i neovincitori dovranno acquisire saranno interamente a carico dello stato.

In un passato neanche troppo remoto ricordo che tutta questa manna dal cielo non era neanche ipotizzabile, l’abilitazione, non il ruolo, bisognava guadagnarsela sul serio, vedi tfa/pas, i costi  e i sacrifici erano proibitivi, nessun aiuto  da parte dello stato ne tantomeno dal parte del MIUR.

Una volta abilitati, anche se si era precari da dieci, quindici anni, invece di entrare giustamente in GAE si e’ bandito nel 2016 un concorso altamente selettivo, molto dipendeva anche dalla regione dove si partecipava e dalla commissione che  ti esaminava,  ma si sa in un concorso dove era prevista una preselettiva, uno scritto, una prova pratica per gli itp, piu’ un orale, qualcosa puo’ anche andare storto, tant’e’ che per ovviare a  questa strapazzata, ricordo che i pas si conclusero pochi mesi prima del concorso, ecco che spunta il concorso 2018, che obbliga ancora a dover  andare da un capo a l’altro dell’ italia, con costi non indifferenti, per effettuare una lezione simulata per poter entrare in uno degli ultimi acronimi senza senso inventati dal MIUR ovvero il FIT.

Anche per quanto riguarda il FIT non c’e’ stata pace per questi docenti, con dieci, quindici anni e piu’ di precariato in quanto la scelta delle sedi in capo ad una regione scelta dal candidato, ha svantaggiato i primi in graduatoria che hanno dovuto  “scegliere” dei posti residui dell’ a.s. 2018-19, per cui spesso la prime sede di assegnazione e’ stata a centinaia di km da casa, ricordo che la media di eta’ di queste persone si aggira sui 45 anni, gente che sperava in questa graduatoria per poter lavorare il piu’ vicino possibile al luogo di residenza;  non solo questo non e’ stato possibile ma l’ ultima beffa e’ arrivata dalla legge di bilanco del 31 dicembre 2018, che obbliga tali docenti a restare per 5 anni nella prima sede di assegnazione.

Purtroppo non siamo su scherzi a parte, questi insegnanti spremuti come limoni da tanti anni di precariato si sentono abbandonati, in primis dai sindacati  e poi dalla politica in generale, solo qualche cenno da parte di alcuni esponenti politici sull’ingiustizia di tale trattamento soprattutto per quei docenti in cui e’ stato applicato il DM 631 del 2018.

Ricordo infine che nel bando del concorso 2018 riservato agli abilitati, non era assolutamente contemplato un blocco di addirittura 5 anni, e’ ora che i sindacati si ricordino anche di questa storia,  in particolare l’ anief che da poco fa parte dei  tavoli per la contrattazione che intervenga al piu’ presto per far si che questi lavoratori, quest’anno impegnati nell’anno di prova, possano  partecipare alla prossima mobilta’, per poter  scegliere una sede o una provincia piu’ vicina e piu’ comoda rispetto alla propria residenza, questo prima delle assunzioni previste per settembre 2020, altrimenti tornare a casa diventera’ quasi impossibile.

In sostanza che ci sia una deroga al vincolo quinquennale per i docenti ex terzo anno FIT fortemente penalizzati dal DM 631 del 25/09/2018.

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