Intervista a Tullio De Mauro sull’integrazione scolastica e sociale

di Lalla
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Centro Studi Erickson – In attesa del 8 convegno ‘La Qualità dell’Integrazione scolastica e sociale’ organizzato dal Centro Studi Erickson, Rimini 18 – 19 – 20 novembre, Tullio de Mauro, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato per molti anni Filosofia del linguaggio e Linguistica generale, autore di numerosi saggi e volumi, ex Ministro dell’Istruzione, ha curato per le Edizioni Erickson, insieme a Dario Ianes, del nuovo libro ‘Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora’, offre alcuni interessanti spunti di riflessione.

Centro Studi Erickson – In attesa del 8 convegno ‘La Qualità dell’Integrazione scolastica e sociale’ organizzato dal Centro Studi Erickson, Rimini 18 – 19 – 20 novembre, Tullio de Mauro, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato per molti anni Filosofia del linguaggio e Linguistica generale, autore di numerosi saggi e volumi, ex Ministro dell’Istruzione, ha curato per le Edizioni Erickson, insieme a Dario Ianes, del nuovo libro ‘Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora’, offre alcuni interessanti spunti di riflessione.

D: Cosa ne pensa dell’iniziativa e della scuola italiana così come emerge da queste pagine?

Tullio De Mauro: Credo che sia sempre bene dare voce a chi pratica un mestiere, una professione, dare voce a chi è più direttamente impegnato nelle cose, un po’ meno dare voce ai commentatori esterni a un campo perché il mondo della scuola è un mondo molto complicato. La scuola ha affrontato in questi decenni problemi difficili di vario tipo, bisogna starci dentro per capire quello che si sta facendo e quello che si può fare. Riassetto dei contenuti degli insegnamenti, problemi di revisione profonda dei modi in cui si può alimentare nelle ragazze, nei ragazzi, nei bambini l’interesse per il sapere, per lo studio. Parlo di questi grandi problemi, ma chi vive la vita della scuola, e in questo includerei anche l’Università, conosce anche gli altri problemi che vanno dai modi deficitari del reclutamento, della formazione, fino all’edilizia scolastica.

In sintesi far parlare gli insegnanti che non gettano la spugna, che non si disperano, che lavorano con impegno, con serietà, sentire da loro che cosa fanno e come fanno per mandare avanti il lavoro della scuola, mi pare una cosa particolarmente positiva. Non sempre viene fatta, forse quasi mai viene fatta dalla grande informazione, quindi è importante che una casa editrice come Erickson si sia messa su questa strada, raccolga queste voci di chi vive le giornate della scuola, dentro la scuola, sviluppando proposte, modi di insegnamento interessanti e nuovi.’

D: Il professor De Mauro sarà tra i relatori all’8° Convegno Internazionale La Qualità dell’integrazione scolastica, Rimini 18-19-20 novembre 2011. Cosa ne pensa dell’inclusione scolastica in Italia e quali sono secondo lei le prospettive per il domani?

Tullio de Mauro: L’inclusione, la più larga possibile, totale, di ragazze e ragazzi nelle attività delle scuole è un obiettivo che anche per gli aspetti più complicati, per quanto riguarda la disabilità, abbiamo cercato dagli anni ‘70 in Italia di tenere presente come obiettivo strategico e prioritario. In linea di principio la battaglia è stata vinta, è stata vinta con lo sforzo meritorio che lo Stato ha fatto, creando una rete di sostegno di insegnanti che si occupano in particolare dei disabili, ma l’inclusione è qualcosa di assai più vasto.

Questa è una frontiera particolarmente difficile da varcare, quella di far entrare nella scuola e dare la scuola a tutti, anche se ci sono disabilità. Questa battaglia è stata in larga misura vinta, ora certo ci sono dei problemi perché il numero degli insegnanti di sostegno è stato ridotto. Tuttavia, per quelle che sono state le esperienze di ormai più di trent’anni di lavoro, penso che non si debba rinunciare a quanto si è fin qui fatto e si è ottenuto.

Questo riguarda anzitutto il destino sociale di disabili che percorrono le vie della scuola, ma riguarda anche la stessa scuola. Ricordo sempre con affetto quanto diceva Luigi Cancrini tanti anni fa, che chi trae vantaggio dall’inclusione non è l’incluso, ma è l’intera classe, è l’intera scuola per tutto ciò che è costretta a ripensare, dei suoi modi di porsi se non c’è un problema così difficile come quello dell’integrazione di un disabile.

La scuola, gli insegnanti, i compagni di classe si svegliano ai problemi che altrimenti rischiano di ignorare e svegliarsi a questi problemi significa poi saperli risolvere e saper risolvere tanti altri problemi e questioni dell’apprendimento e dell’insegnamento. Questo vale poi più in generale per tutto ciò che attiene all’inclusione di bambini e bambine che vengono da altri Paesi, portatori di altre culture, di altre lingue. La scuola agisce da sola, agisce in salita, agisce in una società in cui dominano spinte consumistiche che non aiutano a quella concentrazione e a quell’impegno di lunga lena che l’attività scolastica comporta, che l’attività di apprendimento a scuola comporta.

Dunque le scuole hanno un compito molto difficile, bisognerebbe che tutti fuori della scuola ne fossimo consapevoli, come ne sono consapevoli gli insegnanti. Bisognerebbe lavorare anche proprio sul fronte della consapevolezza esterna, essenziale per ottenere che anche l’Italia si adegui, per esempio, all’investimento pubblico che, per la scuola e per l’istruzione, fanno gli altri Paesi europei e che noi non riusciamo a fare. I problemi sono molti e centrale è il problema dell’inclusione di tutte e di tutti i ragazzi, non uno di meno, come diceva il titolo di un bel film cinese su questo tema”.

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