Intervista al Ministro: “Siamo tornati a investire. Adesso soluzioni condivise con gli insegnanti, a cui spetta una vera leadership”. Il New Deal del ministro Maria Chiara Carrozza

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di Eleonora FortunatoValutazione degli insegnanti senza penalizzazioni e con modalità individuate insieme a loro. Scuole più trasparenti, con obiettivi e priorità noti. Reclutamento: la stratificazione normativa ha prodotto incertezze e malumori. Presto nuovo sistema concorsuale per selezionare e formare i docenti, salvaguardando i diritti degli abilitati TFA e PAS. In questa intervista a trecentosessanta gradi il ministro Carrozza lancia il suo New Deal, ammonendo anche i sindacati: ora che non ci sono più i tagli, fateci lavorare.

di Eleonora FortunatoValutazione degli insegnanti senza penalizzazioni e con modalità individuate insieme a loro. Scuole più trasparenti, con obiettivi e priorità noti. Reclutamento: la stratificazione normativa ha prodotto incertezze e malumori. Presto nuovo sistema concorsuale per selezionare e formare i docenti, salvaguardando i diritti degli abilitati TFA e PAS. In questa intervista a trecentosessanta gradi il ministro Carrozza lancia il suo New Deal, ammonendo anche i sindacati: ora che non ci sono più i tagli, fateci lavorare.

Ministro, avere una classe di insegnanti un po’ ‘sgarrupata’, edifici malandati, classi pollaio è lo scotto da pagare per un’istruzione di massa in un paese come l’Italia, oggi?

“Non definirei così la nostra scuola, della quale invece sono molto orgogliosa. Stiamo uscendo adesso da anni di "tagli alla cieca", come ci ha ricordato il Presidente Napolitano in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale. Con questo governo abbiamo invertito la rotta: non solo non ci sono stati tagli alle risorse ma con il Decreto "L’istruzione riparte" siamo tornati ad investire. Ora occorre continuare su questa strada, con l’obiettivo di garantire a tutti i nostri ragazzi il diritto ad un’istruzione di qualità che li renda buoni cittadini e apra loro la porta del mondo del lavoro”.

Qual è la riforma strutturale che auspicherebbe per portare a insegnare i talenti e per assegnare ai docenti che già ci sono una vera leadership professionale ed educativa?

“È vero che negli ultimi anni la professione di insegnante, a causa dei tagli al sistema, degli stipendi oggettivamente molto bassi, e del complicato iter di reclutamento, è diventata meno attrattiva. Credo però che rimettendo tutto il mondo dell’Istruzione al centro dell’agenda del Paese, anche gli insegnanti potranno riconquistare una vera leadership. Tornando a considerare la scuola non più come una spesa ma come un investimento nel futuro della nostra società e dei nostri ragazzi, sono certa che anche al ruolo di ‘mentore’ che mi piace attribuire ai docenti, verrà restituita l’originale autorevolezza”.

Qual è la sua opinione sulla valutazione degli insegnanti? Questo tema si lega nevralgicamente, secondo i più, alla loro carriera. Lei che ne pensa, l’ipotesi di una carriera professionale dei docenti simile a quella degli altri professionisti – che molte associazioni ci hanno suggerito – le piace? Li stimolerebbe a fare di più?

“Ritengo che il vero tema da affrontare riguardi la valutazione dell’insegnamento, più che degli insegnanti. Un approccio sistemico è indispensabile per l’individuazione di misure innovative in grado di migliorare, innalzandone lo standard qualitativo, il nostro sistema scolastico. Un’istruzione di qualità non passa, infatti, per la sola valutazione dei docenti, ma comprende anche la valutazione delle metodologie didattiche adottate, degli strumenti di apprendimento, dell’ambiente in cui gli insegnanti operano, e anche della politica del Ministro. Proprio perché rappresentano la chiave di volta del sistema scolastico, è necessario che gli insegnanti siano qualificati, competenti e dotati, oltre che adeguatamente formati e aggiornati. Ma voglio sottolineare che la valutazione che ho in mente è avulsa da ogni logica sanzionatoria o di penalizzazione.

Bisognerà trovare delle soluzioni condivise con gli insegnanti che devono essere i principali interlocutori; si cercherà di sviluppare processi di auto-miglioramento della qualità dell’insegnamento, promuovendo la nascita di scuole che rendano noti obiettivi e priorità, verificando i risultati raggiunti attraverso un sistema di valutazione esterna accanto a percorsi di autovalutazione”.

Qual è la sua opinione sul ruolo che i sindacati della scuola hanno svolto su questo punto? Sono stati davvero il ‘blocco conservatore’ che qualcuno ha detto?

“Penso che i sindacati abbiano svolto un ruolo giusto e importante, a difesa del lavoro di insegnanti e personale non docente, negli anni di tagli che ci stiamo lasciando alle spalle. Oggi spero che guardino con maggior fiducia al nostro governo, che ha invertito la rotta su questo punto, dicendo non solo basta ai tagli ma tornando ad investire, e spero che, nel rispetto reciproco dei nostri ruoli, potremo continuare a collaborare come abbiamo fatto finora, per il bene della scuola”.

Lei è ministro della Ricerca, oltre che della scuola. L’avvio del TFA ordinario lo scorso anno rimetteva nuovamente le università in gioco nel reclutamento e nella formazione dei futuri insegnanti, trasferendo il buono delle vecchie SSIS in un’esperienza più snella e razionale. Quale sarà il sistema di formazione e di reclutamento dei futuri docenti voluto dal ministro Carrozza? Cosa ha in mente per abbassarne l’età media del corpo docente (che è la più anziana d’Europa, e anche i vincitori del ‘concorsone’ non sono esattamente dei giovincelli)?

“Rispetto alle vecchie SSIS, il sistema del TFA risulta sicuramente più snello e penso risponda meglio alle due esigenze della formazione teorica e della pratica didattica. Ma è indubbio che l’iter di formazione e reclutamento dei docenti, così come è congegnato, genera inevitabili insoddisfazioni e incertezze tra gli aspiranti insegnanti, frutto di una discontinuità del sistema di abilitazione dovuta alla stratificazione normativa.
Ecco allora che, su questo versante, è necessario agire su due fronti.

Innanzitutto, è indispensabile definire un percorso di medio periodo, tutelando sia coloro che, dopo anni di insegnamento, aspirano alla stabilizzazione, sia i giovani che hanno conseguito l’abilitazione a seguito di un percorso formativo duro e selettivo.

Guardando al lungo periodo, credo però che dopo una fase di necessaria transizione, il sistema di reclutamento debba basarsi, essenzialmente, su procedure di concorso che consentano la selezione e la formazione dei futuri insegnanti.

Per quanto riguarda la necessità di abbassare l’età media del personale docente, sono ben consapevole del dato confermato dall’ultimo rapporto dell’OCSE Education at glance, che vede un’età media di 50 anni. Al riguardo segnalo che, tra i candidati ammessi alla prova scritta dell’ultimo concorso, che ha visto 320 mila partecipanti, l’età media dei candidati è di 38 anni”.

Quindi, Ministro, che cosa faranno gli 11000 abilitati con TFA ordinario? Sono stati selezionati e formati, proprio come vorrebbe lei, ma non reclutati… Inoltre lamentano la mancata spendibilità del loro titolo per l’anno scolastico appena iniziato.

“La loro è una situazione che conosco e sulla quale il Ministero è attento, come dimostrano i ripetuti incontri avuti con le delegazioni di categoria. Stiamo valutando le diverse soluzioni possibili per tenere conto delle competenze di chi ha investito soldi e tempo per una formazione di qualità. L’ho detto prima: l’attuale sistema di reclutamento degli insegnanti crea inevitabilmente insoddisfazioni giustificate”.

Gli ultimi dati diffusi dall’Ocse denunciano un’istruzione di base ormai insufficiente, con adulti che hanno competenze di lettura e di matematica a livelli di allarme. Ci può dire in che direzione andranno gli ‘ulteriori interventi’ annunciati per fronteggiare questa emergenza? È difficile far tornare un’intera popolazione tra i banchi…

“I dati sono allarmanti, per questo con il Ministro Giovannini abbiamo incaricato una commissione di esperti che proporrà specifiche misure con obiettivi a brevissimo, breve e medio termine anche in vista dell’avvio, a gennaio, del ‘Piano Garanzia Giovani’ previsto dall’Unione europea per favorire l’occupazione giovanile. La task force lavorerà in parallelo alle azioni “già avviate” dal governo Letta con il decreto Lavoro e con il decreto Istruzione. In generale penso che, in un contesto globale sempre più competitivo, dovremo abituarci all’idea di una formazione continua, che coinvolga anche gli adulti”.

Anche i giovani che non studiano né lavorano, i ‘neet’, mettono in pericolo il futuro sviluppo del nostro paese: come si contrasta l’abbandono precoce dei corsi di formazione? Lei si è espressa contro la bocciatura, ma pensa che gli insegnanti italiani siano pronti per questo cambiamento epocale? Promuovere meccanicamente senza far maturare un cambiamento culturale non produrrebbe effetti comunque negativi?

“Penso che bocciare debba essere una soluzione estrema, ma non voglio spingere a promuovere meccanicamente. Ritengo che sarebbe meglio, prima di una bocciatura, spingere i ragazzi verso altri percorsi. Spesso nel nostro Paese il tasso di respinti si lega alla dispersione scolastica ed è questo il fenomeno che dobbiamo combattere, puntando su un miglior orientamento, informando di più, spingendo i ragazzi a scegliere prima e meglio il loro percorso scolastico e con questo il loro futuro”.

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