Interventi urgenti per la scuola. Lettera

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Inviata da Michela Giangualano – In questo momento storico la scuola italiana ha due forti problemi da risolvere: quello della dispersione scolastica e della qualità dei percorsi formativi degli studenti; quello dell’organizzazione e gestione amministrativa degli istituti scolastici.

Nel PNRR (Piano Nazionale Ristoro e Resilienza) sono previsti diversi investimenti sulla scuola, ma solo alcuni potrebbero andare a influire positivamente per la risoluzione di queste emergenze.

Il denaro verrà infatti investito prevalentemente in interventi strutturali per la fascia d’età 0-6 e in interventi relativi alla formazione tecnico-professionale e alla risistemazione dei percorsi di istruzione tecnica superiore. Riguardo alla fascia d’età 6-13 anni non sono previsti invece particolari investimenti, se non l’ampliamento del tempo pieno e lavori di edilizia scolastica.

Ci saranno quindi soprattutto investimenti per la costruzione e sistemazione di palestre e mense, nonché per la realizzazione di infrastrutture di rete, ma non è previsto un investimento particolare sul personale scolastico (o meglio, si pensa a investire nella formazione di alcune figure di sistema, il cosiddetto Middle Management, ma non è detto che l’accesso alla formazione sia generalizzato a tutti gli insegnanti). Inoltre di recente è stata addirittura proposta la soppressione della carta docente.

Personalmente ritengo che la lotta alla dispersione scolastica parta dal modo di insegnare e di pensare la scuola nel suo insieme. Forse andrebbe davvero eliminata la scuola secondaria di secondo grado, ed istituita una scuola di base di sette anni di durata, seguita da una sorta di ginnasio e dai tre anni della secondaria di secondo grado, andando a recuperare posti che servirebbero a potenziare il lavoro nelle classi.

Si vogliono invece riformare le classi di concorso e i percorsi universitari, dando più spazio alla didattica delle discipline, per rimediare ad alcune visioni dell’insegnamento stereotipate. Ma un percorso che coniuga insegnamento disciplinare e insegnamento delle metodologie didattiche già c’è e si chiama Scienze della formazione primaria.

Basterebbe creare un nuovo indirizzo di studi all’interno di questo percorso, dedicato alla formazione di insegnanti per la fascia d’età 10-13 anni.

Ciò che invece è più vero che mai è che mancano sia insegnanti che dirigenti scolastici nelle scuole italiane.

Infatti gli insegnanti aventi titolo a insegnare sono diminuiti nel tempo e i concorsi regolari non riescono a coprire il fabbisogno di personale necessario al regolare funzionamento del sistema scolastico (ciò vale per matematica, ma anche per italiano e per il sostegno). Inoltre la maggior parte delle persone disponibili ad attività di insegnamento, pur se non abilitate, viene da zone diverse da quelle dove c’è disponibilità di posti (con conseguente allontanamento degli insegnanti dai luoghi di abituale residenza).

In certe Regioni del Nord Italia nelle scuole spesso svolgono ormai supplenze annuali o temporanee persone in attesa di qualcosa di meglio… né laureate, né formate alla professione.

In più attualmente ci sono circa 750 scuole in reggenza, cioè con un Dirigente scolastico a tempo determinato, titolare presso un’altra scuola (nonostante la graduatoria dell’ultimo concorso a dirigente scolastico non sia ancora stata esaurita).

Di queste scuole circa un terzo sono normodimensionate, ovvero con una popolazione studentesca superiore alle 600 unità (e hanno almeno un Direttore dei servizi generali e amministrativi), mentre due terzi si trovano o appena sotto questa soglia o con meno di 400 alunni, non rientrando quindi nei paletti attualmente richiesti per godere dell’autonomia scolastica e di un Dirigente stabile.

Senza Dirigente scolastico fisso e senza Direttore dei SGA le scuole non possono funzionare al meglio: sono infatti queste le figure che si occupano dell’organizzazione e della gestione dei progetti e delle varie attività scolastiche (ognuna secondo le proprie responsabilità e competenze).

Il lavoro del Dirigente scolastico è fondamentale per dare una spinta propulsiva alla scuola, soprattutto considerando che spesso gli organici del personale tecnico, amministrativo e ausiliario sono deficitari o poco stabili, che non è richiesta una particolare competenza nell’utilizzo delle tecnologie digitali al personale delle segreterie e che comunque nelle scuole ancora mancano molti Direttori dei servizi generali e amministrativi (nonostante sia stato indetto e terminato da poco un concorso pubblico).

Sono circa 500 le scuole che non hanno le dimensioni per ottenere un dirigente scolastico stabile: non è una buona notizia! Ciò è determinato da due fattori.

Il primo è che non vengono fatti, a livello locale, i necessari accorpamenti tra piccoli istituti scolastici, che consentirebbero alle scuole di raggiungere l’autonomia e avere un proprio dirigente (per fare degli esempi: ci sono decine di piccole scuole non autonome sia in Sicilia, che in Calabria, che in Campania, ma un po’ in tutta Italia).

Il secondo è che nel 2011, a causa dell’art. 4, c. 69, della L. 183/2011, ovvero la Legge di stabilità 2012, in epoca di tagli e per pure ragioni di risparmio, si portò da 500 a 600 alunni (per le eccezioni da 300 a 400) la soglia per mantenere l’autonomia scolastica, fissata appena prima, con L. 111/2011, c. 5, art. 19 a 500 unità (a 300 per piccole isole, territori montani e con minoranze linguistiche).

Riflettendo sul fatto che negli anni la popolazione scolastica è costantemente diminuita (basti pensare che nel 2008 i nati in Italia erano stati 576.659, mentre nel 2020 sono stati registrati all’anagrafe solo 404.151 bambini) e che ci troviamo all’interno di un piano di rilancio economico-sociale, post emergenza pandemica, sarebbe necessario che lo Stato italiano investisse ulteriori fondi per risolvere sia il problema della dispersione scolastica che quello della gestione funzionale delle scuole, puntando sulla qualità sia dell’organizzazione scolastica che dell’insegnamento.

Sarebbero auspicabili quindi almeno cinque interventi:

– che si ritornasse rispettivamente a 500 (o 300 per le eccezioni) alunni per istituto scolastico per mantenere l’autonomia scolastica e quindi un dirigente fisso (visto che il numero di dirigenti con i vecchi parametri diminuisce di anno in anno, mentre il numero delle scuole, anche se non più autonome, rimane sempre più o meno invariato);

– che si abbassasse il numero di alunni per classe (sopprattutto alla secondaria), visto che classi con meno alunni possono essere seguite meglio dai docenti;

– che si risolvesse il problema del reclutamento degli insegnanti, valorizzando da un punto di vista sociale ed economico l’intera categoria, ed indicendo concorsi regolari, affinché la strada dell’insegnamento non divenga una soluzione di ripiego per chi non ha meglio da fare;

– che si indicesse un altro concorso per assumere Direttori dei servizi generali e amministrativi, che valorizzasse adeguatamente l’esperienza dei facenti funzione;

– che si ridefinissero le competenze necessarie a svolgere sia il lavoro di tipo amministrativo che quello di tipo ausiliario.

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