Intervallo a scuola, le norme sulla vigilanza e regolamentazione: un esempio di circolare

WhatsApp
Telegram

La ricreazione possiamo, senza dubbio, considerarla il momento di riposo più importante della mattinata di ogni alunno (e non solo di questi) delle scuole italiane. Ciò nonostante la pandemia abbia contratto il tempo dedicato alla ricreazione privandola di fatto dei suoi elementi caratteristi. Anche per la ragione che il doverla trascorrere, quasi sempre, seduti, di fatto priva gli alunni dell’elemento della dinamicità che, sostanzialmente, è quello che precedentemente scandiva la o le pause.

La ricreazione sul dizionario enciclopedico

Per il dizionario enciclopedico della Treccani la ricreazione è da intendersi come momento di “distrazione, svago, periodo di riposo o dedicato ad attività piacevoli e rilassanti: concedersi un po’ di ricreazione. In modo particolare, nella scuola, per ricreazione si intende il breve intervallo stabilito dall’orario generalmente a metà mattinata, tra due lezioni.

Sintetizzando, dunque, possiamo affermare che la ricreazione da intendersi come pausa o pause dal normale impegno didattico e formativo da parte degli alunni, prescindendo il loro anno di età e la tipologia di scuola frequentata.

Ricreazioni e transizioni

Le ricreazioni, intese come transizioni tra un’ora e l’altra di impegno o tra una parte e la successiva della giornata scolastica, sono inevitabili nelle aule scolastiche. Ci sono momenti della giornata in cui i bambini devono interrompere un’attività e iniziarne un’altra, ad esempio, ripulendo aree di interesse e facendo la fila per uscire. Le transizioni sono spesso una parte difficile della giornata e il coinvolgimento dei bambini può essere basso durante questo periodo (Vitiello et al., 2012). Anche se alcune transizioni sono necessarie, gli insegnanti possono fare del loro meglio per ridurre al minimo le transizioni e mantenere i bambini impegnati durante le transizioni.

Per ridurre al minimo le transizioni, considera tutte le attività della tua giornata che richiedono a tutti i bambini di fare la stessa cosa allo stesso tempo. Innanzitutto, chiediti: sono necessari tutti questi tempi di transizione? Si potrebbe, ad esempio, allungare il tempo libero dei bambini e dei ragazzi e includere attività in piccoli gruppi come scelte all’interno del periodo libero. Ciò ti consentirebbe di eliminare la transizione tra il tempo libero e il tempo formativo caratterizzato solo dalla pausa merenda o bagno.

Transizione e non solo ricreazione

Quindi, chiediti: tutti i bambini devono fare la stessa cosa contemporaneamente durante le transizioni? Ad esempio, considera la transizione tra l’ora delle lezioni frontali e l’ora della merenda. Invece di mandare tutti i bambini e i ragazzi in bagno contemporaneamente, forse puoi mandare alcuni bambini alla volta a lavarsi le mani, mentre tieni il resto dei bambini impegnato con canzoni o discussioni. Quindi, quando un bambino torna dal lavarsi le mani, può dare un colpetto sulla spalla di un altro bambino per indicare che è il turno del bambino successivo di lavarsi.

Le ricreazioni all’Infanzia e alla Primaria

Ci sono anche altri modi per mantenere i bambini coinvolti positivamente durante le transizioni. Come gli adulti, i bambini apprezzano sapere in anticipo quando sta arrivando un cambiamento. Ad esempio, prima della fine del tempo libero, può essere utile dare ai bambini un “avviso di 5 minuti” quando rimangono 5 minuti di gioco prima che sia il momento di pulire e tornare a studiare. È possibile utilizzare strumenti a misura di bambino come un timer (Lentini, 2005) per aiutare i bambini a sapere quando sta avvenendo la ricreazione. Inoltre, cantare canzoni accompagnate da movimenti (p. es., battere le mani) durante le ricreazioni come la pulizia o il lavaggio delle mani può aiutare a mantenere i bambini concentrati su ciò che stanno facendo e prevenire lunghi tempi di attesa in cui i bambini non hanno nulla da fare. Infine, assicurati di avere materiali come libri, puzzle e pupazzi disponibili per i bambini che stanno aspettando di iniziare la prossima attività.

L’autonomia scolastica e la ricreazione

L’autonomia scolastica introdotta dalla Legge 59/1999 e realizzata dal DPR 275/99, a garanzia del migliore e corretto funzionamento della scuola, nel pieno e assoluto rispetto dei diritti e dei doveri, nel caso specifico degli alunni, ma più in generale di tutte le componenti della scuola, sovrintende, naturalmente, anche alla regolamentazione della ricreazione scolastica.

La ricreazione nel Regolamento di Istituto

È il regolamento di Istituto, redatto e deliberato dal Consiglio di Istituto, che contiene, più o meno dettagliatamente, le norme che regolano il cosiddetto intervallo (o ricreazione o meglio transizione) degli studenti durante l’orario scolastico giornaliero.

Tale norma interna alla scuola, frutto di condivisione strategica tra docenti, alunni, genitori, personale ausiliario e tecnico amministrativo e dirigenza scolastica, che regola l’intervallo degli studenti dovrebbe contenere, in modo esplicito e (consiglio e suggerimento) dettagliato la regolamentazione del tempo da dedicare alla pausa ricreativa (o di transizione) dell’attività didattica.

Si tratta di stabilire l’ora o le ore (tra la seconda e la terza, la terza e la quarta), la durata della tessa (10, piuttosto che 15 minuti, molto più indicata come soluzione), la modalità di fruizione della stessa ovvero i criteri con i quali è possibile svolgerla e i, cosa rilevante, al di là degli obblighi professionali di ciascuno, degli obblighi derivanti o discendenti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) soggetti individuati alla vigilanza degli studenti durante l’intervallo tra un’attività didattica e l’altra.

La Circolare Ministeriale 105/75 che all’art. 17 lettera f)

Non ci sono, per la verità, delle norme specifiche sull’intervallo (cosa che, peraltro, stride con la normativa esagerata sul comparto scuola), ragion per la quale nella stesura del regolamento di Istituto, non ci resta che far riferimento alla Circolare Ministeriale 105/75 che all’art. 17 lettera f), che recita: “durante l’intervallo delle lezioni, che è almeno di 10 minuti, è necessario che il personale docente di turno vigili sul comportamento degli alunni in maniera da evitare che si arrechi pregiudizio alle persone e alle cose”.

La vigilanza sugli alunni al centro dell’attenzione

La Circolare ministeriale 105/1975 indica quindi i docenti di turno in classe quali destinatari principali della vigilanza sugli studenti che fruiscono di almeno di 10 minuti di intervallo dalle attività didattiche. Ma come si concilia questa scelta regolamentare se agli studenti è concesso di muoversi, liberamente, e in tutto l’edificio scolastico? Chi vigila nei bagni? E nei corridoi lontani dalla classe dove, nel frattempo, sono rimasti altri alunni da vigilare?

Un regolamento che sia da aiuto ai docenti e dia certezza sulla vigilanza è la prima importante scelta che il consiglio di istituto, nella sua interezza, a prescindere a quale componente ciascuno appartenga, deve fare celermente e con responsabilità.

Il regolamento di Istituto deve essere concepito in maniera tale da assicurare, sempre e comunque, e a tutti gli alunni la dovuta vigilanza e di indicare un luogo fisico ben identificabile all’interno del quale poter trascorrere il tempo dedicato all’intervallo non solo in sicurezza, ma anche rispettando le norme e dando al docente la possibilità di sovrintendere alla vigilanza contemporaneamente avendo innanzi a sé tutti gli alunni e non una parte di essi.

L’intervallo in classe potrebbe essere una buona scelta

Naturalmente non è una scelta che trova tutti d’accordo e che certamente divide i docenti e gli studenti, ma resta la scelta più sicura e meno caotica quella di rimanere nelle classi per consumare la merenda (o una seconda colazione, dopo quella consumata prima di recarsi a scuola) e andare, rispettando le norme di sicurezza, quelle di prevenzione dal contagio Covid-19, ai servizi igienici.

Cosa fare se il Regolamento di Istituto non prevede forme certe di vigilanza sugli alunni?

Il Regolamento, essendo un atto amministrativo, può comunque essere impugnato, una volta pubblicato sulla fonte di cognizione per eccellenza, ovvero il Sito WEB e lo spazio di Amministrazione Trasparente (entro 60 giorni) innanzi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) oppure, nei limiti previsti dalla norma, ovvero 120 giorni, innanzi al Presidente della Repubblica. Stessi termini decorrono anche dal momento in cui il soggetto abbia effettivamente conoscenza del provvedimento considerato illegittimo (ciò capita, ad esempio, per i neo trasferiti, i neoassunti, gli assegnati o gli utilizzati).

La regolamentazione anche attraverso una circolare esplicativa

Ci sono scuola che per meglio specificare la questione, vuoi anche per la modificazione della normativa o per sopraggiunte incongruità tra le norme regolamentari di istituto e, ad esempio, una nuova organizzazione del tempo scuola, che affidano a circolari esplicative la questione, come il caso dell’istituto Comprensivo Renato Guttuso di Carini, il cui dirigente scolastico, la professoressa Valeria La Paglia, ha pensato bene e giustamente, anche per gli effetti delle norme anti-Covi, di dettare disposizioni organizzative anche in ragione dell’orario ridotto d’inizio d’anno e la presenza, nello stesso plesso.

Orari e modalità ricreazione

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur