Interruzione spontanea o terapeutica del parto: ecco perché le assenze non incidono sui giorni di malattia

di Paolo Pizzo

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La gravidanza può cessare prima dei 180 giorni richiesti dalla normativa per poter parlare di parto. Si rientra comunque nella tutela della maternità?

Daniela scrive

Sono una docente si scuola primaria a tempo indeterminato e domani dovrò fare intervento per interruzione di gravidanza alla nona settimana. Finora ho usufruito di 20 gg di esonero dal lavoro per gravidanza a rischio, mentre a partire da domani inizierò un periodo, necessario alla ripresa fisica e mentale, di malattia determinata da gravidanza, che, correggimi se sbaglio, sarà escluso dal computo dei miei giorni di malattia. Quello che vorrei sapere è se c’è un numero massimo di giorni di cui posso usufruire in questa situazione, come sarà la retribuzione durante questo periodo e se sarò soggetta a visita fiscale, visto che dovrò fare parecchi controlli. Ti ringrazio in anticipo e spero in una tua celere risposta, dato che la scuola non sa nemmeno dell’esistenza della malattia determinata da gravidanza.


Prima o dopo il 180° giorno dall’inizio della gestazione

  •  se avviene prima del 180° giorno dall’inizio della gestazione, l’interruzione della gravidanza è considerata aborto e rientra nelle assenze per malattia qualificandosi però come “malattia determinata da gravidanza”
  • l’interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza che si verifichi a decorrere dal 180° giorno (compreso) dall’inizio della gestazione è da considerare parto, con conseguente riconoscimento – previo accertamento degli altri presupposti e requisiti di legge – del diritto al congedo di maternità ed al correlativo trattamento economico previdenziale.

Malattia determinata da gravidanza

L’assenza dovuta a “malattia determinata da gravidanza” anche se l’interruzione di gravidanza avviene entro il 180 º giorno di gestazione deve essere esclusa dal periodo di comporto. Su questo punto si sono espresse l’INAIL, circolare n. 48/1993 e n. 51/2001; il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con nota 25/I/0011428 del 19 agosto 2008.

Conclusioni

L’interruzione di gravidanza “come” malattia rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 20 del DPR n. 1026/1976, il quale appunto riconosce implicitamente che l’interruzione di gravidanza sia qualificabile come malattia determinata da gravidanza.

Già  l’Inail, nelle circolari n. 48/1993 e n. 51/2001, ha riconosciuto che le assenze per interruzione di gravidanza avvenuta entro il 180° giorno dall’inizio della gestazione non si cumulano con precedenti o successivi periodi di malattia e che non sono quindi computabili nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto di lavoro (cd. periodo di comporto).

Dopodiché anche la Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro (interpello del 16 novembre 2006) aveva chiarito che per l’esclusione dal computo del periodo massimo di malattia rientrano sia le malattie connesse con lo stato di gravidanza che per quelle determinate da puerperio.

In conclusione, puoi dire alla scuola  che il periodo di malattia connesso al puerperio (c.d. determinata  da gravidanza) non incide, indipendentemente dalla durata, sul computo del periodo di comporto. Inoltre è utile precisare che ai fini della prova della morbosità determinata da gravidanza, vale la produzione di un certificato rilasciato da un medico di base convenzionato.

Per quanto riguarda invece la retribuzione e la visita fiscale nulla dice in tal senso la norma. A mio avviso, quindi, salvo altre disposizioni che interverranno in materia, va effettuata sia la trattenuta fino ai 10 gg. che la visita fiscale.

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