Internalizzazione pulizie scuole, PD: Conte trovi accordo per i 4mila esuberi

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Oggi 2 marzo scatta la presa di servizio per i lavoratori assunti come collaboratori scolastici Ata, ma c’è chi denuncia gli esuberi.

In queste ore il Paese non può permettersi i 4mila esuberi previsti dall’internalizzazione dei servizi di pulizia e igiene nelle scuole. La vertenza non può chiudersi senza un accordo che tuteli l’occupazione ed il
reddito di così tante lavoratrici e lavoratori. Inoltre siamo in una situazione di emergenza sanitaria e abbiamo bisogno di moltiplicare gli sforzi per tenere in sicurezza le nostre scuole e la salute dei nostri ragazzi. Faccio appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Serve una soluzione che si può ora trovare solo al tavolo con il Governo convocato a Palazzo Chigi. Si prendano in considerazione soluzioni temporanee sia contrattuali, sia relativamente all’utilizzo degli ammortizzatori sociali“. Lo ha detto in una nota Marco Miccoli, responsabile Lavoro del Partito Democratico.

Anip-Confindustria

Sul problema esuberi è intervenuta, riporta Ansa, inoltre Anip-Confindustria: “È il momento della verità, da più di un anno diciamo che si sta procedendo in modo sbagliato e senza competenza, chi ha detto bugie sino ad ora deve prendersi la responsabilità di risolvere una questione che riguarda il Paese, migliaia di lavoratori e un settore economico tra i più produttivi in Italia, in un momento cosi particolare per l’igiene e la sanità pubblica“.

Dopo tre giorni di confronto presso il ministero del Lavoro – scrive in una nota l’associazione – si è finalmente affrontato il tema dell’internalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole, tra tutti i soggetti interessati: il mancato accordo sul futuro dei 4mila esuberi creati del Governo a fronte dei circa 12mila assunti in gran parte a orario ridotto, si appresta ad essere una pagina dolorosa per il Paese. Lo Stato ingaggia meno lavoratori di quanti ne servono per il decoro e la salubrità delle scuole, se ne lasciano migliaia a piedi e si vuole scaricare il costo degli ammortizzatori sociali sulle imprese (se verrà disposta la Naspi) oppure su tutti i cittadini qualora si decidesse per la cassa integrazione. E tutto questo mentre si sbandieravano risparmi (mai specificati davvero) per motivare
questa vera e propria battaglia punitiva contro le imprese. Il mancato accordo purtroppo lascia spazio a queste ipotesi, nessuna delle quali soddisfa Anip-Confindustria, che le trova irricevibili“.

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