Intergruppo parlamentare Infanzia: necessario avere dati contagi per i più piccoli. Salvaguardare scuole primo ciclo aperte

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“Preoccupa l’ultimo dato relativo al numero di contagiati nel nostro Paese, che sfiora ormai le 25mila unità. Abbiamo a disposizione, però, ancora un dato complessivo,
mentre è quanto mai necessario in questo momento avere a disposizione i dati disaggregati relativi alle fasce 0-6 e 7-12-13-18 anni, per comprendere quanto le dinamiche di contagio siano diffuse e varino per l’infanzia”.

Lo dichiarano Paolo Lattanzio e Paolo Siani, coordinatori dell’Intergruppo parlamentare Infanzia e Adolescenza.

”Ci auguriamo che il Governo, oltre che a favorire la diffusione dei dati relativi ai contagi per i più piccoli – che permettono, oltretutto, di agire in maniera più scientifica e avvalorata – tenga bene a mente una linea di azione per le politiche di prevenzione e contenimento della seconda ondata del virus, che possa salvaguardare l’apertura delle scuole, partendo proprio dalla fascia 0-6 e auspicando che possa farlo per tutti i livelli di istruzione. Si tratta di dati importantissimi per poter agire in maniera strutturata
e sensata, al fine di preservare i diritti e i bisogni dei più piccoli, a partire dalla possibilità di continuare con la didattica in presenza. La scuola nella sua dimensione fisica preserva la socialità, il gioco, l’apprendimento e la crescita basate anche sul confronto diretto, tutti elementi che sono mancati nel primo lockdown, con un impatto negativo sulla vita di bambine e bambini.”

”L’inversione di tendenza dell’ultimo DPCM, in cui si determina che le scuole del primo ciclo possano rimanere aperte, è assolutamente un segnale positivo nei termini di una maggiore centralità dell’infanzia nelle scelte operate dal Governo. Riteniamo importante ribadire che tale disposizione deve essere assolutamente salvaguardata. Il segnale
forte arriva anche dall’Europa, dove Francia e Germania, alle soglie di un nuovo vero lockdown, hanno evidenziato che le scuole dovranno rimanere assolutamente aperte; seguono l’esperienza irlandese che nel quadro del ‘mini-lockdown’ ha lasciato le scuole aperte. Questa decisione potrebbe essere fondata sul fatto che le scuole, dopo gli
interventi di messa in sicurezza realizzati in questi mesi, sono luoghi sicuri e controllati”.

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