Intercultura: finalmente a casa i 36 studenti adolescenti in Honduras con un nostro programma

Intercultura – Continua ancora l’operazione per il rientro in Italia dei ragazzi all’estero. A oggi, per l’emergenza Coronavirus, rientrati 1.179 ragazzi

Sono finalmente in volo verso l’Italia per poter riabbracciare le loro famiglie i 36 studenti delle scuole superiori che dalla scorsa estate stavano trascorrendo un anno scolastico in Honduras con un programma dell’Associazione onlus Intercultura. A loro si sono aggiunti anche gli 8 adolescenti che si trovavano in Bolivia, portando così complessivamente a 1.179 il numero degli studenti di Intercultura tornati a casa, su un totale di circa 1.200 che si trovavano all’estero al momento della decisione del
rimpatrio.

“E’ un grande risultato – spiega Andrea Franzoi, Segretario Generale di Intercultura – per cui ringraziamo calorosamente l’ambasciatore in Guatemala con competenze territoriali sul paese honduregno, Edoardo
Pucci, e l’Unità di crisi della Farnesina con cui siamo stati in quotidiano contatto sin dal momento in cui abbiamo deciso di terminare anticipatamente i programmi all’estero. Il lavoro di squadra, completato dalle rganizzazioni all’estero affiliate alla nostra rete di AFS Intercultural Programs, è stato determinante.

Questa pandemia ci sta facendo riflettere una volta di più su quanto il mondo e le persone che lo abitano siano ormai interconnessi e di come sia necessario imparare a vivere insieme. Auguro ora a questi adolescenti di potersi reinserire serenamente in famiglia e nella loro comunità, a partire dalle loro scuole che – ne sono certo – li stanno aspettando a braccia aperte, come già è accaduto a tutti gli altri ragazzi rientrati nei giorni scorsi” .

I 1.179 ragazzi rientrati stavano partecipando a un programma di scambio interculturale che prevede la frequenza di un intero anno scolastico in diversi Paesi di tutti i continenti:  Argentina, Austria, Belgio, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costarica, Danimarca, Egitto, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Ghana, Giappone, Honduras, Hong Kong, Indonesia, India, Irlanda, Islanda, Malesia, Messico, Norvegia, Olanda, Panama, Paraguay, Perù, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica Slovacca, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Repubblica del Sudafrica, Repubblica Slovacca,
Thailandia, Tunisia, Turchia, Ungheria, Uruguay, USA.

“Si è trattato e si tratta ancora di uno sforzo organizzativo ed economico enorme che la nostra Associazione sta mettendo in campo – prosegue Andrea Franzoi- e che non avrà termine fino a quando non saremo
riusciti a fare rientrare tutti i ragazzi in Italia. Dove possibile, Intercultura è intervenuta acquistando nuovi biglietti aerei e organizzando nuovi itinerari di rientro, facendosi carico di tutti i costi aggiuntivi. Per il rientro dagli USA, insieme altre organizzazioni AFS europee, abbiamo istituito un volo charter apposito per i nostri studenti. Nell’organizzazione dei viaggi abbiamo potuto contare anche sulla preziosissima collaborazione dell’Unità di Crisi della Farnesina e sulla rete delle Ambasciate e dei Consolati italiani
all’estero che stanno svolgendo un lavoro eccellente. Abbiamo ancora circa una trentina di studenti in diversi Paesi per cui stiamo organizzando il rientro; tra questi, il gruppo più numeroso è quello in Nuova Zelanda, per il quale siamo in contatto quotidiano con l’Ambasciata e auspichiamo che si possa trovare presto una soluzione”.

Come già noto Intercultura ha comunicato che, in data 15 marzo 2020, AFS Intercultural Programs, l’organizzazione internazionale con sede a New York a cui Intercultura è affiliata, ha deciso di terminare anticipatamente i programmi di scambio in tutti i Paesi e di rimpatriare tutti gli studenti nei loro Paesi d’origine. La decisione si è resa necessaria al fine di tutelare la sicurezza degli studenti a seguito della dichiarazione di Pandemia emessa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e della crescente emergenza nei sistemi sanitari in diversi Paesi del mondo. Una decisione analoga era già stata presa qualche settimana prima, quando erano stati rimpatriati tutti gli studenti ospitati in Cina e a Hong Kong.

Per quanto riguarda i quasi 500 studenti di varie nazionalità che stavano partecipando a un programma in Italia, il rientro era già stato deciso lo scorso 9 marzo e in una settimana sono tutti stati in grado di
riabbracciare le loro famiglie di origine.
“In oltre 65 anni di attività è la prima volta che AFS e Intercultura hanno dovuto prendere una decisione tanto drastica quanto dolorosa. – conclude  Andrea Franzoi – ma posso assicurare che stiamo già lavorando
per ripartire con i nostri programmi. Sono oltre 2000 anche quest’anno gli studenti che abbiamo selezionato per partecipare ad un programma all’estero e oltre 400 quelli che hanno scelto di venire in Italia per il
prossimo programma annuale. Siamo positivi e fiduciosi per il futuro: in un momento storico di crisi globale, non possono che essere organizzazioni come la nostra ad offrire una risposta concreta per la ricostruzione.
AFS è nata durante la I Guerra Mondiale grazie all’opera di ambulanzieri che salvarono molte vite nelle trincee: come loro seppero inventarsi un modo per aiutare il mondo a sapere vivere insieme ripartendo dalle macerie della guerra, così anche noi dovremo provare ad aiutare le persone di tutte le culture a condividere uno spazio che è diventato comune, anche se fisicamente viviamo ancora a migliaia di chilometri di distanza”.

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