Intelligenze e apprendimento, Howard Gardner: differenziare e valorizzare

di Giuseppe Sferrazzo

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Le definizioni dell’intelligenza sono tantissime ma quella più ampiamente accettata e diffusa è che essa è la “capacità di comprendere il mondo in cui viviamo e di risolvere i problemi ambientali e socio-culturali che ci vengono posti in ogni momento delle nostre vite”.

Fino alla prima metà del ‘900, era convinzione diffusa negli ambiti accademici, che l’intelligenza fosse identificabile con una capacità comune e misurabile in tutti gli individui, anche attraverso rigidi test di valore scientifico e…assoluto.

Gli studi dell’americano Howard Gardner e la pubblicazione del suo libro “Frames of Mind” nel 1983 contribuirono a scardinare queste certezze e introdussero al mondo scientifico ed accademico la cosiddetta Teoria delle Intelligenze Multiple, secondo la quale non esiste una facoltà comune di intelligenza, bensì diverse forme di essa, interdipendente l’una dall’altra.

La Teoria delle Intelligenze Multiple si basa sul concetto che tutti gli esseri umani possiedono almeno sette forme di “rappresentazione mentale”, ovvero sette tipologie di intelligenze… vediamole più nel dettaglio:

  • Intelligenza linguistica; è caratterizzata da una sensibilità per il significato delle parole e per le funzioni proprie del linguaggio come convincere, stimolare, trasmettere informazioni. Chi è dotato di tale intelligenza si manifesta con una notevole produzione linguistica, con una buona capacità di ragionamento astratto. Alcuni giovani studenti, ad esempio, manifestano una grande facilità ad apprendere tramite l’ascolto accompagnata da un elevato sviluppo delle abilità mnestiche.
  • Intelligenza logico-matematica; Secondo Gardner ciò che caratterizza lo studente con una intelligenza “logico-matematica” è la capacità di condurre ragionamenti molto lunghi riuscendo a ricordare e coordinare i diversi passaggi di cui si compongono. Il giovane può manifestare abilità spiccate nel comprendere le proprietà di base dei numeri, aggiungendo o sottraendo, nel capire i principi di causa ed effetto e nel lavorare (e ragionare) per schemi.
  • Intelligenza musicale; Gardner ritiene che uno dei primi talenti che emerge in un individuo sia proprio il talento musicale. Chi possiede un’intelligenza di questo tipo è abituato ad apprendere attraverso il canto e la musica e a trasformare tutto in schemi musicali, insomma “pensa in musica”.
  • Intelligenza spazio-visiva; è l’abilità propria di chi predilige le arti visive, di chi ha un buon senso dell’orientamento, di chi non ha difficoltà nella realizzazione di mappe, diagrammi e carte geografiche. Gli studenti che possiedono questa spiccata dote sono quelli che si muovono e pensano per immagini, disegni e prospettive.
  • Intelligenza cinestetica; è manifestata attraverso esperienze concrete che interessano tutto il corpo (e le sue parti). Chi privilegia tale intelligenza ama fare esperienza ed agire (magari toccare) ed è dotato di grande abilità di equilibrio e autocontrollo posturale.
  • Intelligenza Interpersonale; un alunno con questo tipo di intelligenza è abile a tessere relazioni e si fa spesso mediatore in dispute. Riesce a comprendere gli altri, fa prevalere il desiderio di socializzazione e, ovviamente, ha molti amici e socializza con facilità, manifestando empatia e ascolto.
  • Intelligenza Intrapersonale; l’alunno con questo tipo di abilità riesce a riflettere con relativa facilità sui propri sentimenti, umori e stati mentali (più intimi). Un alunno con Intelligenza Intrapersonale ha una forte personalità che però non mette in relazione con gli altri, ma che preferisce tenere in isolamento, privilegiando attività di tipo individualistico.
  • Nel corso dei sui studi, Howard Gardner, riconoscerà e aggiungerà altre due tipologie di “intelligenze”: quella naturalistica e quella esistenziale.

    Lo studioso statunitense completa così il quadro delle varianti di intelligenza e lo arricchisce di aspetti riferiti all’ambiente in cui viviamo e alle questioni etico-morali che condividiamo tutti.

Implicazioni didattico-educative della teoria di Gardner
Gli studi sulle intelligenze multiple hanno “scardinato”, non senza difficoltà, tutta una serie di convinzioni aride e monolitiche a proposito del concetto di intelligenza.

Gli esseri umani possono anche avere tutti i nove profili di intelligenza ma, in realtà, ogni soggetto è caratterizzato dalla propria particolare “miscela” tra le varie abilità. Per esempio, Gardner dimostra con la sua teoria come e perché gli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento spesso evidenziano deficit nell’ intelligenza verbale-linguistica o logico-matematica, ma, ad esempio dimostrano una grande intelligenza musicale! La teoria di Gardner si pone come una vera e propria “rivoluzione copernicana” rispetto all’approccio classico allo studio dell’intelligenza…

Egli ha spinto il mondo della Scuola (e degli insegnati) a riflettere sul ruolo che ogni intelligenza ha nel proprio rapporto con la conoscenza: a maggior ragione in un mondo complesso come quello di oggi, sviluppare un rapporto con il sapere che si basa sull’utilizzo di molteplici intelligenze, potrebbe favorire il passaggio da un sapere a un altro in maniera fluida e immediata.

Gardner e le sue ricerche ci spingono chiaramente verso una scuola attenta ai singoli e specifici bisogni degli alunni, siano essi in una condizione normale o in difficoltà… una scuola che deve sapersi adeguare alle differenze degli alunni, soprattutto se disabili, modificando modalità e metodologie, strategie, strumenti, stili, attività, tempi e azioni.

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