Intelligenze artificiali: sostituiranno 300 milioni di lavoratori, quanti docenti perderanno il lavoro? Cosa accadrà veramente

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Le Intelligenze Artificiali (IA), entrare in modo prorompente nelle nostre vite, secondo alcune stime causeranno la perdita di 300milioni di posti di lavoro. Che se ci riflettete un attimo, rappresentano una fetta non indifferente della popolazione umana. Nell’immaginario comune, prima dell’ingresso delle IA basate sui modelli linguistici, ad essere a rischio erano soprattutto le professioni manuali  (pensate alla robotizzazione, ai bracci meccanici che sostituiscono le braccia umane e andate indietro nel tempo e pensate alle prime macchine tessili e alle proteste degli operati che sentivano minacciato il proprio lavoro). Le cose sono andate così, ma  non solo: è arrivato CHAT GPT che pare voglia pensare al posto nostro. E quindi la minaccia si è estesa anche ai lavori intellettuali, tra i quali l’insegnamento. Ma le cose stanno veramente così? 

L’Intelligenza è un’illusione

Le IA, anche le più sofisticate, sono pur sempre modelli linguistici addestrati da esseri umani e basati su dati forniti dagli stessi esseri umani. Nonostante possano sembrare intelligenti, sono limitate a elaborare informazioni attraverso correlazioni statistiche e a fornire risposte sulla base di dati precedentemente memorizzati. Un avatar linguistico potrebbe quindi trovare nuove parole per spiegare gli stessi concetti, ma si tratta solo di un inganno intellettuale.

L’insegnamento è un’arte, non una esposizione statistica

L’insegnante umano è molto più di un mero modello linguistico che trova parole nuove per fornire risposte elaborate su dati statistici. Entra nella mente degli studenti, comprende le ragioni delle loro difficoltà e adatta il proprio approccio di insegnamento in modo personalizzato. Le parole giuste, il tono e la delicatezza sono modulati in base alle caratteristiche uniche di ogni individuo. Questa empatia umana è fondamentale per superare le barriere mentali e aiutare gli studenti a crescere, ed è una delle ragioni per cui questo lavoro non sarà facilmente sostituito da avatar più o meno virtuali.

Il limite degli algoritmi

Le IA non possono comprendere e acquisire l’empatia necessarie per svolgere il ruolo di un vero insegnante. A meno che non pensiate che sia restituibile come frutto di un calcolo statistico, ma resterebbe l’impossibilità  di una connessione autentica con gli studenti. L’impatto emotivo e la connessione umana sono fattori impossibili da replicare per un’IA.

Quindi, quanti docenti perderanno il lavoro?

In quanto tempo un essere umano, altamente qualificato e con un quoziente intellettivo elevato, può risolvere un calcolo matematico? Dipende dalla sua complessità, potrebbe impiegare anche una intera vita e fondare su di esso una cattedra universitaria, che magari sarà data ad un altro collega perché per tutta la vita, pur impegnandosi al massimo delle sue capacità, non è riuscito completamente a risolvere il proprio compito. Quanto tempo impiegherà una IA a risolvere tale calcolo matematico? Non certo una intera carriera e soprattutto non con i costi di una cattedra universitaria che viene ereditata dalle seguenti generazioni.

Ma l’insegnamento non è questo meccanismo, l’insegnante che entra in classe e che si relaziona con i propri studenti non svolge un lavoro di calcolo e non si limita a trasmettere verbalmente delle nozioni. E’ un lavoro complesso e insostituibile, che richiede facoltà che coinvolgono anche la sfera emotiva, che è fondamentale per lo svolgimento del compito professionale.

Quindi, cari docenti, quanti di voi saranno sostituiti dalla IA? Probabilmente una cifra prossima allo zero.

Cosa può fare per un insegnante l’intelligenza artificiale?

L’IA può essere un enorme aiuto per i docenti: può aiutare a velocizzare alcune operazioni ripetitive, può aiutare nei processi creativi degli insegnanti, può rappresentare uno strumento didattico importante utilizzato dagli studenti, in modo proficuo e non soltanto per far svolgere al loro posto i compiti assegnati.

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