Intelligenza artificiale, lo scaricabarile del ministro dell’istruzione e del merito. Lettera

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Inviato da Enrico Maranza – Il ministro Valditara ha affermato: “L’intelligenza artificiale non può sostituire l’interazione umana nel percorso educativo, ma dobbiamo formare gli insegnanti per poter lavorare al meglio”.

La prima parte della frase è indiscutibile mentre la seconda, che individua negli insegnanti il cardine del necessario cambiamento, è anacronistica e ascientifica.

Il legislatore, da decenni, in conformità agli avanzamenti delle scienze dell’organizzazione, ha riconosciuto la natura sistemica della scuola: tutte le sue componenti, coordinate, operano unitariamente per la conquista della finalità educativa.

Finalità che consiste nella valorizzazione delle potenzialità individuali dei giovani; si tratta di una responsabilità che grava sul gruppo di docenti che interagiscono, direttamente o indirettamente, con lo studente. L’insegnamento è il momento esecutivo di un articolato processo progettuale. [In rete, nel sito Atuttascuola.it “Scuola: i nodi vengono al pettine” sgrossa la questione].

“La programmazione dell’azione educativa” del Collegio dei docenti è l’ambito in cui si devono scandagliare gli effetti dell’intelligenza artificiale. Si devono cogliere i cambiamenti socio-culturali che deriveranno dal suo impiego generalizzato e ipotizzarne il suo utilizzo per il miglioramento dei processi formativi. Sono compiti di natura progettuale che, come noto, è “la sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche”.

E’ avvilente constatare che la legge sulla gestione collegiale e il DPR sull’autonomia non abbiano ancora trovato corretta applicazione. Di conseguenza l’affidare ai singoli insegnanti il compito di governare l’innovazione informatica è uno scrollarsi di dosso le proprie responsabilità: il compito primario degli organi esecutivi dello Stato è sovraintendere al regolare sviluppo della volontà parlamentare.

E’ la dirigenza scolastica ad aver bisogno di formazione.

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