Aiutare a comprendere, non polarizzare! Le ragioni del corso promosso da G-LAB su IA e apprendimento

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La tecnologia digitale favorisce l’apprendimento o ne provoca il decadimento?

In questi giorni, a seguito dell’annuncio del ministro dell’istruzione svedese Carlotta Edholm di proibire l’uso dei tablet nelle scuole materne e di sconsigliare di fatto fortemente l’uso della tecnologia a scuola, si è riacceso il dibattito tra docenti “innovatori” e docenti “conservatori”. Come ogni polarizzazione nell’era di Internet, si tratta di un conflitto che rischia di semplificare in maniera eccessiva un tema che invece ha molte sfumature e un’importanza cruciale per il futuro dell’istruzione, in Svezia, in Italia e nel mondo intero.

Da persona che lavora in maniera professionale nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’istruzione (AIED) e che è stata, prima di farlo, docente e dirigente scolastico nella Scuola Europea, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni che ritengo decisive.

Affermare, citando i presunti suggerimenti al ministro Edholm del Karolinska Institutet (ateneo famoso per la medicina, non per la pedagogia), che la scienza confermerebbe la dannosità per l’apprendimento della tecnologia digitale, è sostanzialmente diffondere informazioni come minimo imprecise, se non addirittura errate.

La ricerca scientifica (uscirà a breve per Idee in form@azione dell’ANFIS una mia rassegna esauriente al riguardo, la prima in assoluto in lingua italiana) ha studiato molto alcune applicazioni digitali (anche se fatica a seguire il ritmo creativo vorticoso degli innovatori digitali), promuovendone alcune, bocciandone altre e “rimandandone” altre ancora, ma non ha mai corroborato in nessuna accademia al mondo l’idea che la tecnologia digitale tout court sarebbe dannosa. Anzi, in alcune aree specifiche come i sistemi intelligenti di tutoring, l’apprendimento adattivo e le app di sostegno per studenti BES, la ricerca ha ampiamente confermato che si tratta di strumenti che favoriscono in maniera importante una crescita globale dell’apprendimento e una riduzione del gap tra studenti dai risultati migliori e meno adeguati, come previsto dalle ricerche di Benjamin Bloom negli anni ‘80.

Anche nell’ambito della scrittura, l’utilizzo intelligente di sistemi di valutazione formativa basati sull’intelligenza artificiale può aiutare in maniera profonda studenti e studentesse a riflettere criticamente sulle loro capacità di espressione scritta, oltre a offrire ai docenti un valido sostegno che li aiuti a rendere più oggettiva la loro capacità di valutazione.

La ricerca conferma per contro che esistono strumenti che non favoriscono o addirittura possono indebolire le capacità di apprendimento. Non si tratta tuttavia dei dispositivi digitali in sé, quanto piuttosto di determinate applicazioni, che cito sempre nella mia rassegna per l’ANFIS.

L’elemento preoccupante che sicuramente è stato rilevato dalla ricerca scientifica, sono i possibili effetti negativi dell’uso smodato dei dispositivi digitali sulla psiche umana. Per questo è sorto un nuovo ramo della psicologia (la ciberpsicologia o psicologia del digitale) che ha evidenziato come l’uso eccessivo di strumentazioni digitali possa causare dipendenza, sovraccarico di informazioni, riduzione del pensiero critico e della capacità di attenzione.

È da questo tipo di osservazioni che scaturiscono le osservazioni del Karolinska Institutet, e non da un’analisi a 360° dell’impatto sull’apprendimento delle singole categorie di applicazioni digitali e (eventualmente: di per sé non è citata) di intelligenza artificiale.

In secondo luogo, la vera questione che dovrebbe sempre guidare un docente nella scelta delle risorse a cui ricorrere per guidare e favorire l’apprendimento dei propri studenti è l’utilizzo appropriato (nel senso di modi e tempi) di ogni supporto didattico, siano essi libri di testo, carta e penna, tablet, lavagne luminose e molto altro ancora. Perché ogni strumento ha pro e contro, e ogni singolo discente attiva il proprio percorso di crescita cognitiva in maniera pressoché unica.

Diventa dunque fondamentale favorire il contrario di una fossilizzazione in al massimo una o due metodologie, ambendo a quella che è stata definita da David Rose e Anne Meyer una Progettazione Universale per l’Apprendimento (UDL).

L’UDL si basa sull’idea che gli ostacoli all’apprendimento non risiedono solo negli studenti, ma anche nell’ambiente e nelle modalità di insegnamento. Attraverso l’implementazione di strategie e materiali didattici diversificati e inclusivi, la progettazione universale per l’apprendimento mira a rimuovere tali ostacoli, promuovendo un apprendimento efficace per tutti gli studenti.

Nell’UDL ha perciò un ruolo decisivo la capacità di fornire risorse per l’apprendimento in diverse modalità (testo, audio, video, grafici) per consentire agli studenti di accedere alle informazioni nel modo più efficace per ciascuno di loro. Digitale e multimediale sono di conseguenza una parte fondamentale del discorso.

Certo, perché quanto ho descritto avvenga è necessario che i docenti italiani conoscano a fondo le tecnologie, senza fare di tutta l’erba un fascio, per sapere quali usare e quali no, e come usare quelle che ritengono possano potenziare didattica e apprendimento. Ma perché ciò diventi realtà bisogna colmare il notevole gap di formazione digitale che caratterizza il corpo docente nel nostro paese, e che si manifesta in frequenti affermazioni apodittiche non supportate da conoscenze reali, sia nel campo dei nemici della tecnologia, sia in quello dei fanatici di ogni novità.

Per tutte queste ragioni, G-LAB ha promosso, insieme ad ANP, Area9 Lyceum e Fondazione Golinelli, la creazione del primo corso nazionale per docenti e dirigenti scolastici su “Intelligenza artificiale e apprendimento”, che per almeno un terzo del suo percorso si concentra sulle tecnologie digitali in generale e il loro uso intelligente, per un potenziamento della didattica e una sua maggiore inclusività.

I docenti e i dirigenti scolastici vanno formati, non polarizzati. Poi ciascuno di loro, come sempre (è il bello e a volte anche la problematicità della professione di insegnante), una volta in classe compirà responsabilmente le proprie scelte didattiche, ma lo farà a ragion veduta.

Riccardo Larini, M.Sc., M.Phil. Cantab

Direttore del Corso nazionale “Intelligenza artificiale e apprendimento”

Per informazioni sul corso, che si prefigge di aiutare insegnanti e dirigenti scolastici a orientarsi nel panorama degli strumenti di intelligenza artificiale applicati al mondo dell’istruzione e far riflettere studentesse e studenti su vantaggi e limiti delle nuove tecnologie per una didattica inclusiva e potenziata, visita la pagina dedicata.

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