Integrazione stranieri. OCSE: occorrono i migliori professori e più coinvolgimento dei genitori

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Secondo Andreas Schleicher, direttore di Education & skills all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, e in base al monitoraggio dei livelli di istruzione in più di ottanta Paesi, la massa di studenti stranieri che negli ultimi  anni è entrata nelle scuole italiane ed europee non ha abbassato il livello dei risultati scolastici generali dei Paesi che li hanno accolti.

Secondo Andreas Schleicher, direttore di Education & skills all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, e in base al monitoraggio dei livelli di istruzione in più di ottanta Paesi, la massa di studenti stranieri che negli ultimi  anni è entrata nelle scuole italiane ed europee non ha abbassato il livello dei risultati scolastici generali dei Paesi che li hanno accolti.

L'idea dell'esperto è che l'Italia non ha una politica di immigrazione e l’integrazione scolastica rientra nei bisogni speciali, mettendo tutti insieme nella stessa classe, con politiche di supporto del tutto inadeguate: invece di fare l’immersione, integrando i ragazzi, si fa il possibile solo per non perderli. In realtà c'è una quantità di talenti che entra nel Paese porta in prospettiva più risorse di quante ne occorrono per integrarli.

Un altro lato negativo in Italia è che c'è un’alta concentrazione di immigrati in poche scuole. L’impatto negativo di questa divisione netta tra studenti è uno dei più alti al mondo. Secondo Schleicher è importante la qualità delle risorse: le scuole con tanti immigrati non attraggono né i migliori professori, né i presidi più motivati. Il governo italiano dovrebbe rendere più interessante per le scuole accogliere gli studenti con bisogni speciali come quelli linguistici, altrimenti tenderanno a selezionare gli studenti. Bisogna poi arrivare a coinvolgere i genitori, conclude Schleicher, sono spesso loro che motivano i figli. 

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