“Insegnanti marginalizzati economicamente e socialmente”: Scicolone (ANP) e altri docenti famosi intervengono sullo sciopero del 30 maggio

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“Non ci si dimentica di essere stati insegnanti, e non si può non concordare sulla marginalizzazione economica e sociale dei docenti, che grida vendetta e non più sostenibile”. La dirigente scolastica Sandra Scicolone, dello staff nazionale ANP, Associazione nazionale presidi, interviene nella trasmissione radiofonica di Rai Radiotre “Tutta la citta ne parla”, condotta da Pietro Del Soldà e dedicata allo sciopero degli insegnanti.

Una trasmissione seguitissima e presa d’assalto da tanti insegnanti che hanno voluto portare la propria testimonianza, che è un anche un grido di dolore emesso da chi più ama la scuola e i suoi destini in una fase cruciale della propria storia, alle prese oggi con il discusso e contestato decreto legge 36 che interviene sul reclutamento e sulla formazione dei docenti, in un momento in cui si fa fatica da parte dei lavoratori della scuola a ottenere il giusto riconoscimento economico.

“Ci sono aspetti condivisibili di questa proposta, altri per i quali abbiamo altre posizioni – spiega Scicolone – Tuttavia lo sciopero oggi cade in un momento delicato della scuola, non cade nel momento giusto, soprattutto perché si deve tenere conto delle esigenze valutative degli studenti. Se proprio si deve fare uno sciopero così importante lo si deve fare per una ragione ancora più ampia e cioè contro la diminuzione delle risorse del Pil dedicate alla scuola così come prevista dal Documento di economia e finanza. E’ qualcosa per il quale bisognerebbe mobilitare tutto il mondo della scuola”. Non si può più sostenere, secondo la dirigente scolastica, che da un lato si dica che la scuola è importante e che la si debba mettere al centro del Paese e poi quando servono risorse esse si tolgano proprio alla scuola. “Cosa, questa – insiste la dirigente – che ci pone ai livelli più bassi in Europa. La scuola deve invece tornare al centro del Paese così come è disegnata nel PNRR all’interno del quale sono previste ingenti risorse sulle varie componenti compresa quella che riguarda il reclutamento e la formazione. E allora sfugge come mai –se la scuola è stata uno dei pilastri che hanno tenuto in piedi l’Italia durante la pandemia grazie al lavoro straordinario di tutti i lavoratori della scuola, a fronte di una marginalizzazione economica che grida vendetta” – invece si assiste a tagli incomprensibili e insensati: “Su questo si dovrebbe scioperare”.

Entrando nel merito del decreto legge n. 36, secondo Scicolone , “ci sono degli elementi che andrebbero assolutamente corretti come la riduzione al 40 per cento” di chi può accedere alla formazione, “una riduzione che lascia perplessi”. Non siamo qui a difendere la riforma, sottolinea Scicolone: “Per esempio i concorsi non potranno mai favorire il reclutamento per coprire il buco enorme delle 200.000 cattedre con supplenti. Il vero problema è che dobbiamo reclutare del personale puntando sulla motivazione e sull’attitudine all’insegnamento. Non è possibile che entrino delle persone che non siano supportate dalla motivazione, dall’amore per la didattica e per la relazione educativa. Si deve lavorare per una scuola diversa e il decreto legge 36 va in questa direzione. Bisogna andare verso una scuola che motivi gli studenti al fatto che imparare è bello e importante. Il dramma della scuola è che abbiamo una dispersione scandalosa”.

Viola Ardone insegnante di Italiano e latino nei licei e scrittrice di successo sottolinea, tra i partecipanti alla seguitissima trasmissione radiofonica, stigmatizza “la marginalizzazione economica in cui sono stati cacciati gli insegnanti: “Io non entro nelle motivazioni dello sciopero – chiarisce – vorrei soffermarmi su un altro aspetto: durante la pandemia la scuola era centralissima nel dibattito”. Si parlava a quei tempi delle classi pollaio e di altri problemi scoperchiati dal Covid 19. “Poi l’emergenza s’è smorzata, il tema è scomparso. Occorre una riforma della scuola che parta dal basso, come negli anni ’70. Sogno un giorno in cui si possa lavorare tutti insieme: docenti, ragazzi, dirigenti. Sarebbe bello vedere tutti insieme, per una scuola migliore, cioè di qualità”. Qualità che va declinata in “miglioramento dei programmi, basta con le valutazioni a crocette, si torni alla centralità del docente”. E quando il conduttore chiede alla docente scrittrice – a proposito della recente indagine sulle presunte difficoltà nella comprensione di un testo, imputate da una recente e discutibile indagine ai nostri quindicenni: siete adeguatamente formati a insegnare la concentrazione in un epoca basata sulla distrazione, causata dai social e dalle tecnologie? Ardone, risponde che “sì, siamo formati, ma ci stiamo deformando. Bisogna lavorare su uno stretching costante dell’attenzione. Ogni giorno di più, occorre che ci eserciti con una lettura, una traduzione. Io dedico un’ora alla settimana per la lettura di un libro intero. E’ poco ma è anche molto. Abbiamo appena finito di leggere tutti assieme Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino e i ragazzi avevano le lacrime agli occhi. L’attenzione è un esercizio”.

“Sono in treno con i miei alunni perché ho fatto la scelta tra lo sciopero e il rispetto dei miei datori di lavoro, che sono loro e il cuore è caduto da questa parte”, ammette il maestro Alex Corlazzoli, raggiunto in treno durante un viaggio d’istruzione, proprio nel giorno della manifestazione. “Tuttavia appoggio lo sciopero. Siamo di fronte a una formazione obbligatoria che serve a finanziare l’Alta scuola di formazione che non serve a nulla, con prove a quiz, è tutto deleterio. L’una tantum solo al 40 per cento dei docenti che si saranno formati e per gli altri una pacca sulla spalla? Questa riforma provocherà altro stress”. Ma come si fa a superare tante frustrazioni, chiede il conduttore? “Oggi – conclude Corlazzoli, “è utopico dire che abbiamo bisogno di una grande riforma. Con questa politica non possiamo farlo anche perché molti docenti non sono preparati ad affrontare una grande riforma. Dobbiamo tornare a studiare tutto: la riforma, il contratto, le leggi. Oggi invece si fa uso della delega ma il docente deve tornare a capire che il docente è al centro della scuola. Dobbiamo tornare a essere autorevoli”.

Stefania Auci, insegnante di sostegno, oltre che scrittrice autrice de I Leoni di Sicilia, sottolinea il ruolo sociale dei docenti. “La scuola in determinati quartieri è la sola rappresentazione dello Stato – spiega – L’insegnante medio si sente mortificato. Abbiamo la paga più bassa d’Europa ma non è solo questo, è il come veniamo considerati. Quando si vuole fare cassa ci si rivolge alla scuola e alla sanità. Tagliare la scuola e la sanità significa tagliare le gambe alla società”. Dopo le tante belle parole espresse nei confronti della scuola e degli insegnanti durante la pandemia, erano nate delle aspettative nel popolo della scuola. “Speravo che ci sarebbe stato un cambiamento ma non è scucceso e questo è osceno”, conclude l’autrice de La saga dei Florio.

La puntata di Tutta la città ne parla (Rai Radiotre) dedicata allo scioper degli insegnanti può essere riascoltata da questo link

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