Insegnare l’educazione civica partendo dalla letteratura. Spunti per un dibattito

di redazione
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Inviato da Salvatore Bottega (Docente) e Lorenzo Maratea (Avvocato) – Premessa

La legge 20 agosto 2019 n. 92 – Introduzione all’insegnamento scolastico dell’educazione civica – come tutte le novità normative agostane ha sorpreso e non poco gli interpreti ed i soggetti a vario titolo coinvolti.

Non è casuale che la novella non entrerà da subito a regime e che, con ogni probabilità, la materia dell’educazione civica vivrà nell’anno a venire un momento di “sperimentazione”, destinato a rappresentare un ideale banco di prova per l’inventiva dei docenti coinvolti.

D’altra parte, che la Legge affidi ampio margine alla creatività del personale docente è dimostrato dall’art. 10 della stessa, il quale prefigura un concorso per la “valorizzazione delle migliori esperienze”, in tal modo evidenziando una certa disponibilità al recepimento di idee nuove (dello stesso segno il riferimento alle “buone pratiche di educazione civica” contenuto all’art. 9).
Alla luce di simili premesse è, dunque, utile (per non dire indispensabile) ragionare su vie nuove che consentano a questa vera e propria “Cenerentola” della scuola italiana di concorrere più efficacemente e sensibilmente alla formazione degli studenti.

Questo è lo scritto di due autori anomali, un docente di discipline letterarie ed un avvocato che hanno trovato nella loro pluriennale amicizia lo spunto per una proposta e, sperabilmente, per alimentare un dibattito attorno a un tema che OrizzonteScuola.it sta seguendo con la consueta attenzione (v. Educazione Civica: linee guida. Ecco la bozza).

La letteratura ed il diritto

Il punto di partenza per la nostra analisi è rappresentato dal binomio diritto e letteratura: un sodalizio vincente a giudicare dalla quantità di pubblicazioni e di iniziative che attorno a questa disciplina si sta sviluppando .

Ha senso discorrere di diritto e letteratura nella dimensione dell’insegnamento nelle scuole secondarie superiori perché si è giunti – sulla base di qualche esperienza raccolta negli scorsi anni ed, in specie, di una feconda giornata di studi nella primavera del 2019 presso il Liceo Ginnasio Statale “Q. Orazio Flacco” di Portici – al convincimento che la fictio letteraria non solo possa essere di aiuto a fare comprendere il fenomeno giuridico, ma possa addirittura rappresentare lo strumento più idoneo a fare emergere la sua natura “culturale”, emancipandolo dalla gabbia del noioso e dello stantio, in cui talora la vulgata lo rinchiude. La voce di uno scrittore, infatti, offre a chiunque realmente lo legga (pratica che circostanze come questa aiuteranno innegabilmente a irrobustire) l’occasione di un paragone inesausto tra lo sguardo d’autore, quello del lettore e la realtà soggetta a osservazione, contribuendo, proprio in grazia di siffatto circuito dell’interpretazione, a mettere a fuoco la vita nelle sue multiformi manifestazioni, restituendole carne e sangue.

Per meglio comprenderci, nella normalità dei casi, gli studenti delle scuole superiori non hanno che un’idea vaga delle categorie giuridiche; concetti basilari come “norma”, “contratto” e “sentenza” scontano la mancanza di una adeguata massa critica in capo agli studenti e l’effetto di un insegnamento tradizionale è, nella maggioranza dei casi, quello di far piovere dall’alto nozioni astruse, o di cui comunque si lamenta l’astrattezza, destinate (in poco tempo) al dimenticatoio. Di converso, un rapporto con la parola d’autore vissuto in termini di autentica esperienza, oltre a incarnare quei concetti, sottraendoli alla mera dimensione dell’astratto, che pure appartiene loro, rende possibile avvicinarli alla vita dei ragazzi.

L’idea è quella di far reagire il gesto letterario e la sensibilità nell’analisi del testo con l’elemento che per gli studenti è nuovo (il giuridico, per l’appunto), sfruttando la naturale predisposizione del processo (sia esso civile o penale) all’approccio, per certi versi ludico, della simulazione.
In altri termini, si tratta di estendere il meccanismo del moot court, normalmente destinato alla cupida legum iuventus delle facoltà giuridiche, ai nostri studenti delle scuole superiori, i quali, non diversamente dai più maturi colleghi universitari, non potranno che fare esperienze di scoperta di sé, del mondo e dell’altro nello svolgimento del role play.

La letteratura, il diritto ed il processo

Come dicevamo, la letteratura agevola e promuove la conoscenza del diritto ed il processo rende ancora più intensa e consapevole la fruizione delle categorie giuridiche.

Per chiarire, vale partire da una delle discipline su cui l’insegnamento dell’educazione civica sarà strutturato.

Come emerge dall’art. 3, l’insegnamento sarà organizzato attorno ad un elenco di “tematiche”; alla lettera d) è, per esempio, previsto: “elementi di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro”.

L’idea è, quindi, quella di individuare una lettura che possa fungere da base per (a) una simulazione processuale (la lettura deve quindi inscenare un conflitto) e (b) una riflessione che possa raggiungere tematiche rilevanti per l’ordinamento italiano ed internazionale contemporaneo.

Sempre exempli gratia, un lettura che non smette di affascinare e far discutere lettori e interpreti di diversa estrazione e di epoche diverse, è quella di Bartleby lo scrivano di Herman Melville, racconto che, se letto sub specie giuridica, rappresenta il conflitto fra Bartleby, l’eponimo riottoso copista, ed il suo datore di lavoro nonché narratore della storia .

La lettura attenta e meticolosa del racconto, orientata da un metodo attento a far emergere la natura di soggetto attivo sia del lettore che del testo, può rappresentare la base per una simulazione processuale (ispirata, per esempio, al rito del lavoro italiano) funzionale a favorire una riflessione circostanziata sul diritto del lavoro e, in specie, sul tema del licenziamento (a quali condizioni il datore può interrompere il rapporto?), della privacy sui luoghi del lavoro (quali informazioni sul conto del dipendente possono essere assunte ed utilizzate dal datore di lavoro?) della salute e della sicurezza (quali sono gli obblighi del datore a riguardo?).

Approccio inter-disciplinare

La legge prevede che all’insegnamento dell’educazione civica provveda un docente di discipline giuridiche ed economiche, ove disponibile nell’organico dell’autonomia, ma lascia intendere, come altre indicazioni ministeriali si affannano a ricordare, che la collaborazione tra docenti di discipline differenti non solo è possibile ma decisamente auspicabile, se si vuole che la scuola recuperi pienamente la propria natura di comunità educante.

Questa “coralità” (le Linee Guida parlano di “dimensione comunque trasversale”) può rappresentare la chiave di volta per estendere, per esempio, al campo della filosofia e della lingua greca, laddove ne sia previsto l’insegnamento, l’approccio metodologico sopra descritto. Come negare che testi come l’Apologia di Socrate possano fungere perfettamente da base per una simulazione processuale?

Anche qui il punto di partenza è il testo e, quindi, il dialogo di Platone. La lettura dell’opera, che potrebbe avvenire in traduzione italiana ma, all’occorrenza, in lingua originale (circostanza che favorirebbe un contatto più immediato con le parole del testo, mettendo maggiormente al riparo dai fraintendimenti), consentirebbe di isolare i nuclei problematici a partire dai quali iniziare il lavoro di simulazione propriamente detto.

Di seguito identificazione delle parti e divisione della classe tra fautori dell’accusa ai danni di Socrate (come noto, imputato di asebia) e difensori del filosofo.

Approdare, in un secondo momento, a una riflessione generale sulla dialettica fra pensiero critico e potere pubblico è semplice oltre che naturale ed è ipotizzabile che la valenza iconica di Socrate e del suo processo agevoli il compito di dare forma ai contenuti talora sfuggenti delle categorie giuridiche che il caso evoca: fra queste, quella del reato di opinione, su cui negli ultimi anni il dibattito dottrinale è stato vivace e fecondo.

La collaborazione può essere possibile anche fra docenti di discipline letterarie e di lingue straniere.

Una simulazione ispirata al caso Shylock, protagonista de Il Mercante di Venezia di Shakespeare, leggibile sia in lingua originale che in traduzione italiana, anche mettendo a confronto più di una traduzione d’autore, può fungere da base per una discussione sui limiti dell’autonomia privata e sulla materia, sempre urgente, dei diritti umani.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare e apparirebbe sempre più chiaro che, se il punto di partenza di un lavoro è un oggetto concreto, come il testo letterario, e non semplicemente un tema (anche la recente riforma dell’esame di Stato richiama alla necessità che la didattica disciplinare si concentri su “testi, documenti, esperienze, progetti e problemi”), i saperi di volta in volta convocati nel suo studio, in un’ottica autenticamente interdisciplinare, avranno l’occasione di manifestare la propria naturale aderenza alla realtà, troppe volte proditoriamente misconosciuta.

Conclusioni

Non resta che attendere le mosse del Legislatore e dell’apparato ministeriale, vale però notare che, indipendentemente dall’assetto che l’insegnamento dell’educazione civica assumerà in questo anno scolastico, non può che ribadirsi quanto l’adozione dell’agone processuale come strumento per la introduzione o l’approfondimento di determinati saperi, inclusi quelli scientifici , possa essere lo stimolo giusto per ottenere riscontri inattesi nel rapporto didattico.

Questo veicolo può concorrere a creare un momento di sintesi tra figure diverse: i docenti di italiano, lingue straniere, incluse quelle classiche, filosofia, storia, delle cosiddette scienze dure e di educazione civica possono cooperare lungo percorsi inediti, dando vita a spazi di reale corresponsabilità educativa.

Infine, cosa, forse, ancora più urgente, sostenere le ragioni di parti notoriamente impopolari (si pensi al Creonte di Sofocle) può favorire la fuga degli studenti dalla “comfort zone” del luogo comune ed accendere il pensiero critico.

Non ci sembra poco.

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