Insegnare l’autodisciplina agli studenti: meno “sensibilizzazione” più educazione della mente

di Francesco Schipani

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Prima media. “Alzi la mano chi ritiene che passare molto tempo ai videogiochi possa causare problemi”. Venticinque alunni, altrettante mani alzate.

Seconda media. “Secondo voi, è giusto prendere in giro un compagno per via del suo aspetto fisico? Esprimete liberamente il vostro pensiero scrivendo una breve frase su un foglietto anonimo. Ritirerò i foglietti, poi li leggeremo e commenteremo insieme”. Anche qui, unanimità di vedute: gli studenti concordano sul fatto che prendere in giro un compagno non è un comportamento accettabile.

Terza media. “Quanti di voi pensano che il fumo faccia male alla salute?”. Venticinque mani alzate su venticinque alunni.

Video meliora proboque, deteriora sequor, scrive Ovidio. Et veggio ‘l meglio, et al peggior m’appiglio, rielabora secoli dopo Francesco Petrarca. Tradotto per noi moderni: so benissimo che fumare fa male, ma lo faccio lo stesso.

È evidente che il problema riguarda non solo gli studenti, ma anche gli adulti. Ma restiamo in ambito scolastico: gli alunni di oggi sono gli uomini di domani.

Quali provvedimenti prende al riguardo la scuola attuale? Cerca di dare informazioni e di sensibilizzare – verbo molto di moda, questo – ai vari problemi mediante percorsi e progetti (Life Skills, bullismo, cyberbullismo ecc.).

Ebbene, metodo e presupposti mi sembrano errati. Non è l’informazione ciò che manca (la coscienza stessa dei singoli individui indica con molta chiarezza se un’azione è buona o cattiva), c’è bisogno invece di strumenti pratici per vincere le dipendenze e cambiare i comportamenti. Che cos’è più utile per un uomo legato a una corda: fargli sapere che se avesse un coltello potrebbe liberarsi oppure dargli un coltello che ponga fine alla prigionia? Ecco, la scuola dà le informazioni (che gli alunni già possiedono nella loro coscienza) ma non gli strumenti.

Quali potrebbero essere questi strumenti? Innanzitutto un percorso triennale (mi riferisco alla scuola media) di educazione della mente. La scuola insegna tante cose, ma non come aver cura della propria psiche. Disciplina, questa, che sarebbe bene rientrasse nella cultura generale dei cittadini di uno stato sano. Purtroppo non è così e il risultato è la società malata e incattivita che vediamo tutti: insulti gratuiti sui social (il cosiddetto livore da tastiera); critiche feroci agli insegnanti; comportamenti aggressivi; disturbi dell’attenzione e quant’altro.

Secondo l’igiene mentale naturale, educare la mente significa tante cose, tra le quali sviluppare autodisciplina. Ecco, gli studenti (e gli adulti) hanno bisogno di allenare la forza di volontà con esercizi specifici. È questo ciò che intendo quando parlo di strumenti concreti.

Lo studente che possiede autodisciplina saprà individuare il comportamento sbagliato (fumare) e astenersene; capirà ciò che è moralmente giusto (essere gentili nei confronti degli altri, arrivare puntuali a scuola o a un appuntamento, svolgere i compiti giorno per giorno, consegnare il materiale nel giorno stabilito ecc.) e metterlo in pratica.

Ribadisco, riassumo e concludo: meno informazioni, più strumenti pratici; meno campagne di sensibilizzazione, più educazione della mente e autodisciplina.

Del resto, conoscenza è sapere, saggezza è agire.

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