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Insegnare la non violenza: scuola per imparare, liberi dalla paura e sicuri da ogni violenza. Scarica una Unità di Apprendimento sull’argomento

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Ogni alunno ha il diritto sacrosanto di recarsi a scuola e di frequentarla serenamente e libero da ogni tipologia e forma di paura. Solamente quando le scuole forniscono un’istruzione di qualità, inclusiva e sicura, i nostri alunni possono imparare, edificare le loro amicizia amicizie e costruire quell’impalcature di competenze critiche di cui ciascuno di loro ha bisogno per veleggiare con sicurezza e determinazione sul mare, talvolta tempestoso, della vita.

Nelle migliori condizioni, la scuola ha il dovere di dare ai bambini e ai ragazzi, ai propri alunni, insomma, l’accesso all’autostrada della vita con attenzione al futuro promettente e adatto a ciascuno di loro.

Non sempre è così: la scuola non sempre è sicura

Purtroppo, però, come sottolinea l’UNESCO, non sempre è così nel mondo e non sempre è così anche nel nostro Paese; per troppi dei nostri alunni, delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi in tutto il mondo e nella nostra splendida Italia, la scuola è il luogo in cui subiscono violenza. E non solo, purtroppo, al suo interno, ma pure al suo esterno. I tanti episodi che hanno interessato i nostri ragazzi fuori dalle scuole pongono all’ordine del giorno dell’agenda politica la necessità che sia assicurato un controllo adeguato sulle aree interessate dalle scuole e, in special modo, lungo i tragitti maggiormente frequentati dai nostri ragazzi e dai nostri alunni. E poi, accanto ai fenomeni sociali che mettono in periocolo, talvolta, la vita dei nostri giovani e giovanissimi, abbiamo i tanti casi di bullismo, i tormenti fisici e psicologici, l’abuso verbale, l’abuso e lo sfruttamento sessuale, le punizioni corporali e altre forme di umiliazione che, purtroppo, talvolta, possono verificarsi per mano di un pari, di un insegnante o persino di chi dovrebbe essere il presidio alle regole e al suo rispetto all’interno del luogo simbolo della legalità, della sicurezza, del rispetto delle singolarità e della civiltà. E, i recenti episodi lo dimostrano, molti bambini, molti ragazzi, tanti dei nostri alunni subiscono anche la violenza associata alla subcultura delle bande, alla subcultura delle armi e alla subcultura dei combattimenti. Così considerata, vittima della violenza e, talvolta, della non fermezza nelle condanne, la nostra scuola, lungi dall’essere un rifugio per l’apprendimento e la comunità. La scuola può diventare, così, in questo turbinio di volgari adesioni alla violenza, un luogo di bullismo, un luogo di molestie sessuali, talvolta, anche di punizioni corporali, di abusi verbali e di numerose altre forme di violenza. Violenza nelle scuole, che inutile ribadirlo e sottolinearlo, può avere terribili e insopportabili effetti sulla salute psicologica e sulla salute fisica dei bambini.

Attacco al liceo di Firenze, il presidente Mattarella sui giovani: “La civiltà è una diga contro la violenza”

“ Ci sono episodi di violenza in famiglia, nelle case, contro le donne, per strada, anche nei giorni scorsi davanti a una scuola contro i ragazzi. Sono episodi a cui rispondere con comportamenti positivi “perché” il nostro Paese ha sempre coltivato la civiltà ”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione della cerimonia al Quirinale per la consegna degli attestati ai nuovi Vescovi della Repubblica, tornando a quanto accaduto davanti al liceo di Firenze. “Ci sono episodi di violenza contro i quali però il vero argine è fatto naturalmente dagli interventi delle pubbliche autorità, ma è fatto prevalentemente soprattutto dai comportamenti positivi che si mettono in atto nella società, emergono, si manifestano, come quelli che avete messo in campo” ha aggiunto il professore Sergio Mattarella che è tornato, ancora una volta in maniera autorevole, in Cattedra.

Il Capo dello Stato agli Alfieri, praticare la solidarietà, l’impegno comune, farsi carico di problemi generali

“Quello che avete fatto è importante e anche quello che tante ragazze e ragazzi fanno, come voi, in Italia, così come altrove in altri Paesi, praticando la solidarietà, mi impegno comune , facendomi carico di problemi generali, comprendendo che non si vive da soli, ma si va insieme agli altri e si realizza insieme agli altri. Tutto questo – ha sottolineato il Presidente della Repubblica prof. Sergio Mattarella rivolgendosi all’Alfieri – è anche un antidoto contro la violenza, e vi ringrazio anche per questo. Perché indica un modello di vita che si oppone a quello della prepotenza, della sopraffazione, della violenza”. “ Il nostro – ha concluso Mattarella – è un Paese che da sempre coltiva la civiltà della condizione umana. Ed è quello che ti ha spinto. Magari nel compiere alcune azioni non te ne sei reso pienamente conto, ed è bene rimanere sempre semplici come sei”.

Le lesioni e le repliche

I ragazzi, bambini e gli alunni, però, che subiscono violenza (dentro e fuori le scuole, come d’altronde, anche nelle famiglie, talvolta) possono subire lesioni fisiche, innescare percorsi pericolosissimi di depressione, vivere gli effetti dell’ansia, essere costretti a confrontarsi con disturbi da stress post-traumatico (PTSD) e pensieri suicidi. Possono anche dare segnali evidenti e a mostrare anche, talvolta, palesemente, comportamenti rischiosi, aggressivi e, naturalmente, anche antisociali. I nostri alunni che crescono attorno alla violenza, e la vivono senza vedere fermezza nelle condanne e decisione nelle scelte consequenziali, hanno maggiori possibilità di replicarla per generare nuove violenze, nuove vittime, una infelice decrescita della civiltà a cui invece dovrebbero essere condotte tutte le scelte della nostra società, delle nostre istituzioni formative, culturali e politiche, naturalmente.

La violenza dentro e intorno alle scuole può essere mortale

Scrive l’UNESCO “Nella sua forma più estrema, la violenza dentro e intorno alle scuole può essere mortale. Per le decine di milioni di bambini e adolescenti che vivono in aree colpite da conflitti, la scuola diventa troppo spesso la prima linea. Inoltre, la violenza a scuola può ridurre la frequenza scolastica, abbassare il rendimento scolastico e aumentare i tassi di abbandono scolastico. Ciò ha conseguenze devastanti per il successo e la prosperità dei bambini, delle loro famiglie e di intere comunità”.

La campagna #ENDViolence come parte di Safe to Learn

Servendosi dell’importante campagna #ENDViolence, come parte di Safe to Learn, l’iniziativa interagenzia e multinazionale che è stata fortemente voluta e decisamente finalizzata a porre fine alla violenza dentro e intorno alle scuole, l’UNICEF si sta impegnando, anche attraverso il coinvolgimento delle scuole, anche per accrescere la protezione dei bambini, la protezione dei ragazzi, la protezione dei nostri alunni, ma non solo, anche per migliorare i risultati dell’apprendimento, per sfruttare meglio gli investimenti nell’istruzione e, ma non infine, per sensibilizzare sulla violenza nelle scuole. La violenza che ribadiamo va, comunque e sempre condannata. La violenza si condanna a prescindere da chi la commette e principalmente da che parte nasce. Non esiste una violenza giustificabile e non esistono violenze che violentano e distruggono i percorsi virtuosi edificati nel lungo processo di civilizzazione delle nostre società, l’Italia, o meglio, quella italiana tra queste.

Le proposte dell’UNICEF contro ogni tipo di violenza

L’UNICEF lavora, ormai da anni, con impegno diuturno e significativo approccio educativo e formativo, con i governi nazionali, con tutte le scuole, con gli insegnanti, con le famiglie, con ciascuno dei nostri alunni, dei nostri bambini e dei nostri giovani per prevenire e rispondere alla violenza nelle scuole e fuori le scuole. E lo fa con suggerimenti operativi che i nostri PTOF dovrebbero fare proprio e percorrere con decisa adesione culturale:

  • Formare insegnanti e personale scolastico sulla disciplina positiva, la gestione della classe e la risoluzione pacifica dei conflitti.
  • Sviluppare e implementare abilità di vita e programmi di apprendimento sociale ed emotivo per costruire la resilienza e la capacità protettiva di bambini e giovani.
  • Stabilire un meccanismo di riferimento per i servizi di risposta e monitorare e raccogliere dati sulla violenza nelle scuole.
    Sviluppare codici di condotta e altre misure di salvaguardia nelle scuole.
  • Ricerca, monitoraggio e raccolta di dati sulla violenza nelle scuole e fuori le scuole.
  • Istituire meccanismi di segnalazione riservati e sicuri nelle scuole.

“Pace e Nonviolenza” l’UDA per gli alunni della Secondaria di I grado

Si chiama “Pace e Nonviolenza” l’UDA per gli alunni della Secondaria di I grado realizzata dai bravissimi docenti dell’Istituto Comprensivo Statale “A. Manzoni” di Amorosi (con ottime sedi Coordinate di Faicchio, Melizzano e Puglianello) diretto, con eccellenti competenze manageriali, dal dirigente scolastico professore Giovanni Aurilio.

L’Unità di Apprendimento, di eccezionale valore pedagogico ed educativo, nasce per:

  • promuovere la cultura della Pace e della Nonviolenza attraverso esperienze di tolleranza, reciprocità, democrazia, legalità, difesa dei diritti umani e dell’ambiente.
  • condurre l’alunno ad acquisire un’immagine chiara della realtà sociale e a favorire una corretta integrazione sociale;
  • prendere coscienza di sé e delle proprie potenzialità;
  • ampliare il punto di vista di sé e sulla propria collocazione nel mondo;
  • riconoscere e interagire con i soggetti che possono sostenere la definizione e l’attuazione del proprio progetto di vita;
  • riflettere sulle differenze e sulle somiglianze;
  • scoprire il proprio ambiente di lavoro attraverso.

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