Insegnare la filosofia senza i filosofi? Certo che si può!

di redazione
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Riceviamo a pubblichiamo la risposta di Alessandro Volpone, Presidente del Centro di ricerca sull’indagine filosofica Philosophy for Children – Italia (www.filosofare.org) al nostro articolo.

Le argomentazioni discusse nel Vs articolo “Si può insegnare la letteratura facendo a meno dei critici? Si può insegnare la filosofia facendo a meno dei filosofi?“, del 7 aprile 2017, sono ampiamente condivisibili anche da parte di cultori e praticanti di Philosophy for Children & Community (P4C), movimento pedagogico e filosofico sorto negli anni Settanta negli Stati Uniti, sulla scorta del pragmatismo, e oggi diffuso in tutto il mondo. Nel corso della sua diffusione si è intrecciato con tradizioni filosofiche anche continentali, oltre che analitiche, negoziando istanze storiografiche e disciplinari, ma conservando la prerogativa di voler frequentare la filosofia come esercizio concreto di pensiero riflessivo e critico, anche in funzione sociale e civile.

Questo aspetto spiega perché l’osservazione svolta dal prof. Zippel nel suo libro cada completamente nel vuoto. Egli cerca di esorcizzare un demone che non c’è, per un motivo semplice: la P4C non è un metodo per “insegnare la filosofia”. L’attività è da considerarsi probabilmente parte integrante del sistema di produzione-riproduzione disciplinare, ma il suo scopo non è quello di trasmettere in qualche modo il corpus sedimentato nel corso di secoli e millenni di storia.

La didattica della filosofia oggi è ricca di possibilità realizzative; e viene magnificamente svolta, oltre che con lezioni frontali, anche in modo laboratoriale, dialogico, ludico e così via. Ebbene, la P4C non è una alternativa che si aggiunge a queste e altre possibilità. L’idea alla sua base è mettere a frutto un po’ tutte le possibili frequentazioni della filosofia, che vanno ben oltre la mera didattica disciplinare. Questo dovrebbe consentire di valorizzare meglio le variegate potenzialità dell’attività intellettuale che chiamiamo appunto ‘filosofia’, lavorando su abilità e competenze utili sia nell’ambito scolastico che più in generale nella vita (life skills).

Criticare la P4C perché non fa riferimento diretto alla “geostoria dei protagonisti della filosofia e alle loro idee” è un po’ come accusare Socrate di non aver fatto bene lo storico della filosofia, o di non essere stato un bravo storiografo, avendo preferito discutere di questioni importanti legate alla sua vita o a quella dei propri interlocutori, piuttosto che fare puntuale e pedissequo riferimento alla tradizione codificata. Del resto, si sa, Socrate non era neanche un laureato!

Nella musica è possibile suonare uno strumento senza conoscere la storia della musica, ma addirittura anche senza conoscere la musica, cioè a orecchio. Analogamente in filosofia: il rigore logico e argomentativo, l’onestà intellettuale, lo slancio etico e civile del ragionamento non sono appannaggio esclusivo dei ‘grandi filosofi’, per fortuna, né tantomeno degli storici della disciplina. È sufficiente avere motivazione, disponibilità all’impegno e volontà di esercitarsi.

La filosofia è molto più di quel che oggi si insegna a scuola; viceversa, ci sono finalità dell’attività filosofica che la scuola trascura, potenzialità inespresse. La P4C semplicemente ce lo ricorda e sarebbe opportuno farne tesoro. Sta a noi docenti cercare la maniera per integrare fra loro nei curricoli scolastici questi aspetti o momenti differenti di frequentazione dell’attività, che possono stimolarsi a vicenda, instaurando circoli virtuosi.

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