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Insegnare capovolgendo la classe: Co-teaching e Flipped classroom

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Il co-teaching – letteralmente, co-insegnamento, o insegnamento collaborativo (tra studenti e insegnanti e tra il gruppo di docenti e gli studenti) – è un approccio didattico di origine finlandese che propone un tipo di didattica organizzata non in maniera classica (per materie), bensì per argomenti trasversali alle varie materie (topics).

Tali argomenti vengono affrontati sotto diversi profili disciplinari, complementari, in un’ottica dunque di interdisciplinarietà e multidisciplinarietà.

Il co-teaching si propone di superare la passività dei discenti, che è un problema spesso tipico delle classi tradizionali, caratterizzate dal rapporto gerarchico tra studenti e insegnanti. Tale obiettivo vuol essere raggiunto coinvolgendo attivamente gli alunni su temi specifici – attorno a cui lavorano i docenti delle varie discipline, insieme.

Il co-teaching sostituisce dunque la classe tradizionale con quella capovolta, al fine di potenziare le competenze e la creatività degli allievi, migliorando al contempo la performance di apprendimento e abbassando il tasso di abbandono scolastico.

Flipped Classroom

L’insegnamento capovolto – o classe capovolta (rispettivamente flipped classroom e flipped teaching in inglese) – rappresentano delle metodologie di nuova concezione che nascono dall’idea di far entrare gli alunni in classe avendo già conoscenza rispetto agli argomenti da trattare.

Dunque, l’originalità e la novità di tali approcci didattici non stanno propriamente nel metodo di insegnamento, ma nell’articolazione dei tempi di quest’ultimo e nelle modalità di proporre i contenuti della materia ai discenti.

Didattica capovolta

Il metodo flipped/capovolto si divide sostanzialmente in due momenti:

1- OUTDOOR: la prima fase avviene all’esterno delle aule scolastiche. Gli studenti, forti dei materiali didattici forniti dagli insegnanti (soprattutto di tipo multimediale: ebook, video ecc.) si preparano preventivamente sui contenuti degli argomenti previsti per la lezione.

2- INDOOR: la seconda fase invece avviene in classe, dove gli alunni parteciperanno ad attività laboratoriali, esercitazioni, approfondimenti e discussioni: l’insegnante infatti non dovrà ricorrere alla lezione frontale, poiché questa sarà stata sostituita dallo studio preventivo degli alunni nella fase 1.

Approccio bottom-up

In questo modo, la flipped classroom produce un capovolgimento dei ruoli tradizionali tra insegnanti e studenti: il controllo pedagogico passa dunque a questi ultimi – in un approccio bottom-up (dall’altro verso il basso) – che si sentono protagonisti della costruzione della propria conoscenza.

La figura dell’insegnante diventa dunque più simile a quella di un tutor, ben lontano dall’idea del dispensatore di sapere.

Egli fornisce agli studenti la propria assistenza in aula, per far emergere, in maniera maiuetica, osservazioni significative degli alunni attraverso un metodo pragmatico: esercizi, ricerche, rielaborazioni condivise e lavori di gruppo.

Apprendimento snello e didattica esperienziale

Così, la didattica capovolta diventa un modello di apprendimento snello e di didattica esperienziale, poiché gli studenti studiano i materiali di supporto prima di ogni lezione e usano il tempo in classe per esporre ciò che hanno imparato a casa: presentano i loro dubbi e le loro scoperte, che diventano la base per discussioni, critiche e brainstorming tra professori e studenti.

L’apprendimento esperienziale (experiential Learning) costituisce un modello di apprendimento basato sull’esperienza, sia essa cognitiva, emotiva o sensoriale.

Il processo di apprendimento si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli in cui il discente, attivo protagonista, si trova a mettere in campo le proprie risorse e competenze per l’elaborazione e/o la riorganizzazione di teorie e concetti volti al raggiungimento di un obiettivo.

L’apprendimento esperienziale consente inoltre agli alunni, dal punto di vista della maturazione personale, di affrontare situazioni di incertezza sviluppando comportamenti adattivi e migliorando, nel contempo, la capacità di gestire la propria emotività nei momenti di maggiore stress psicologico.

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