“Insegnare ai bambini a scrivere a mano nell’era del digitale”. I consigli dell’esperto

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“Bisognerebbe iniziare col chiedersi che cosa rappresenta oggigiorno lo scrivere a mano, in un tempo storico in cui la scrittura digitale sta assumendo globalmente un nuovo e diverso significato rispetto a quando gli strumenti tecnologici non consentivano altro se non l’uso della tecnica manuale di scrittura per la costruzione del linguaggio scritto”.

Si tratta dell’intervento del professor Roberto Travaglini, associato di di Pedagogia generale e sociale, Università di Urbino Carlo Bo, pubblicato dal Corriere della Sera, in cui analizza il fenomeno della scrittura digitale e le difficoltà già in età scolastica, della scrittura a mano.

Bisognerebbe chiedersi pure – prosegue Travaglini –se si possa intravedere la possibilità di un’integrazione tra le due forme di scrittura, tra la scrittura manuale (che è materiale) e la scrittura digitale, quest’ultima costruita virtualmente con i nuovi mezzi tecnologici (ciò che produce una virtualità scrittoria e al contempo una sorta di dematerializzazione del pensiero). Bisognerebbe anche, sempre preliminarmente, chiedersi quanto pesi questa trasformazione sociale della comunicazione, da materiale a digitale, in campo educativo-formativo. (…)”

Se nella scrittura manuale troviamo al contempo elementi narrativi ed elementi metacomunicativi, prosegue l’esperto, nella scrittura digitale rimane vivo solo l’aspetto narrativo, comunicativo, esterno e oggettivo, perdendosi del tutto quello interiore, cinestetico-corporeo e non-verbale. Bisogna chiedersi quali conseguenze possa comportare l’avvento così massiccio e rapido di un globalizzato processo di crescente traslazione della scrittura dalla mano dell’individuo a quella, qui metaforicamente intesa, del mezzo digitale: la scrittura si spersonalizza, diventa uguale per tutti i fruitori del mezzo che la produce, si disincarna virtualizzandosi”. 

Secondo Travaglini, “scrivendo sempre meno con carta e penna, si osservano importanti segnali di crisi della scrittura manuale provenienti sia dal mondo della scuola sia dal mondo della società civile: a scuola si evidenziano uno stato emergenziale di casi particolarmente difficili di apprendimento e, di conseguenza, un incremento numerico di bambini etichettati come disgrafici, perché presentano un «deficit che riguarda la componente motoria della scrittura» (…). Sui banchi scuola si può osservare che le scritture prodotte a mano vacillano, sono insicure, spesso incomprensibili”;

Il mantenimento di un esercizio continuato con i dinamismi della scrittura manuale consente allora di mantenere vivi i correlati dinamismi neurocognitivi, emotivi e pulsionali che sono alla base della sua naturale espressione: dinamismi soggettivi irrinunciabili dell’essere umano quali narrazione, fantasia, creatività, estro personale, lo sviluppo di particolari formae mentis e chissà quant’altro di misterico e non indagabile in questo modo possono continuare a prendere forma e a essere praticati con tutta la loro originale vitalità“, conclude il pedagogista.

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