Insegnanti sostegno: collocare i 70mila posti in deroga nell’organico di diritto

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Misos – A suonare il campanello d’allarme sono soprattutto le famiglie con gli alunni che necessitano del sostegno e i docenti che lavorano con questi ragazzi: “Dai primi dati
diramati da alcuni Uffici scolastici regionali – spiega Ernesto Ciraci, presidente del movimento insegnanti di sostegno specializzati – in merito ai posti in deroga, tre regioni
come Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, totalizzano 22.500 posti in deroga, quindi è facile immaginare che a livello nazionale supereremo quota 70mila cattedre in deroga; sono cattedre a supplenza, che rappresentano un mostro per la continuità didattica.

Occorre che il governo agisca nelle trasformazione degli organici di fatto in diritto superando la Legge Carrozza 128/13 che impedisce di collocare tutti gli attuali posti in
deroga nell’organico di diritto”. Secondo Ciriaci c’è una “questione meridionale”: “Al di là degli annunci sulle oltre 80.000 assunzioni, lo scenario per il Sud Italia riguardante le cattedre in organico di diritto destinante a garantire la continuità didattica e la stabilizzazione per i tanti docenti specializzati sul sostegno, appare di estrema emergenza,
disarmante”. I numeri forniti dal Movimento parlano da soli. Qualche esempio: in Sicilia i posti a ruolo di sostegno per le graduatorie di merito sono 14 all’infanzia; 39 alla primaria, 115 alla secondaria I grado, 37 alla secondaria II grado. In Campania 50 all’ infanzia, 128 alla primaria, 78 alla secondaria II grado.

Ai dati risponde il ministero con un discorso più complesso: “E’ una questione storica alla quale Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi – spiegano gli uffici di viale Trastevere –
hanno risposto firmando un decreto che autorizza l’avvio del quinto ciclo di formazione. I posti a disposizione sono 19.585 per infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado”.

Ma secondo Ciriaci non basta: “L’articolo 14 del decreto legislativo 66/2017 prevedeva la proroga della supplenza per l’anno successivo del docente precario sullo stesso alunno. Quella norma non è mai stata trasformata in decreto attuativo. Abbiamo chiesto al governo in carica di intervenire ma non l’hanno fatto”.

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