Insegnanti sempre pronti a lamentarsi? Aumenti stipendio, tempo pieno, regionalizzazione. A colloquio con il Prof. Altadonna

di redazione
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Nella storia del nostro paese il mondo della scuola è sempre stato uno dei termometri di valutazione dei Governi. Oltre la voce delle OOSS è sempre stato presente un movimento di opinione fatto da associazioni di categoria e comitati.

Oggi abbiamo raggiunto Salvo Altadonna docente palermitano e portavoce dell’ASI (area sostegno ad inclusione) che dal 2004 si occupa di raccogliere le istanze che arrivano dal personale scolastico, dai genitori e dagli alunni ed in sinergia con gli stessi elabora possibili soluzioni, rappresentando così il metodo maieutico di chi rivendica, protesta se il caso ma svolge fin in fondo il suo ruolo di cittadini con la proposta frutto di studio ed approfondimento.

Prof. Altadonna che valutazioni fate dell’attuale Governo in questa prima fase della legislatura?

Partiamo da alcune delle cose che i due partiti protagonisti di questo Governo hanno promesso in campagna elettorale. Avrebbero dovuto, secondo le rispettive pubbliche dichiarazioni, abolire la legge 107/15, aumentare gli stipendi dei docenti, allineandoli alle media europea, riportare a casa i docenti immessi in ruolo al nord passando anche per la garanzia della medesima offerta formativa al sud (tempo pieno). Si sa però che tra il dire e il fare ci stanno di mezzo la realtà e la convinta volontà di fare le cose. La realtà contabile del nostro Stato e la volontà di far fede alle proprie prerogative programmatiche. In questi primi mesi di Governo abbiamo avuto modo di valutare che nella bozza della legge finanziaria gli investimenti su istruzione e formazione sono pressoché pari a zero. La notizia, poi, che l’Ue abbia rimandato al mittente il documento di programmazione economica accresce la paura che si proceda per approssimazione senza una visione complessiva di quello che vogliamo essere come Paese nei prossimi anni.

Secondo voi, quindi, questo Governo non ha chiaro cosa fare per il mondo della scuola?

La risposta è NI’. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stella è chiaro che regna in ogni settore una profonda confusione sul da farsi. Ciò che invece sembra chiara e ferma è la volontà della Lega di Salvini ad esempio la regionalizzazione della scuola. Pur comprendendo le difficoltà che le scuole del nord hanno nella gestione, ad esempio, degli organici, ci sembra assurdo non essere in grado di trovare soluzioni alternative alla secessione educativa dell’Italia. Restituire dignità sociale alla figura del docente che ricordiamo essere un servitore dello Stato e non un servo, sarebbe un primo passo per ricondurre i giovani delle regioni settentrionali
alla riscoprire di quanto possa essere fondamentale, affascinante e soddisfacente la professione dell’educatore/docente. Pensare, invece, che rendersi autonomi in questo settore strategico, possa essere la panacea di tutti i mali è follia o è una precisa visione. Solo unita in una comunione di intenti la Scuola è forte, solo se chiari sono gli obiettivi e univoche le volontà di tutti gli attori si superano le tante difficoltà di un mondo che può e deve restare uno. Regionalizzare la scuola perché non si possiede la capacità di proporre soluzioni altre è l’antitesi della missione stessa che la Scuola ha. Dirigenti scolastici, docenti e personale giornalmente cercano e trovano il modo per sopperire all’abbandono istituzionale e lo fanno non perché obbligati da un contratto ma per il senso di comunità che la scuola, più di altre agenzie, infonde. E’ ora di ammettere che per porsi l’obiettivo di governare un paese, complesso come l’Italia, necessita l’adeguata competenza.

Voi quindi vi schierate tra quelli che liquidano questo Governo come un’armata Brancaleone senza arte né parte in balia della complessa pratica di governare un popolo?

Chiaramente se accettassimo questa generalizzazione sviliremmo le ragioni dell’elettorato che li ha voluti al potere, elettorato del quale il mondo della scuole è stato parte fondamentale. La verità è che l’esasperazione di chi dall’esterno vive la politica come un fatto altro rispetto al proprio quotidiano ha determinato il terreno più fertile per punire chi c’è stato, più che per premiare chi c’è oggi. Una scuola di qualità garantisce nuove generazioni di cittadini di qualità. Senza una Scuola che torni ad Educare e Istruire non avremo più cittadini/politici Etici e Compatenti. Questo Governo è il frutto del sistema di Istruzione dell’ultimo “ventennio” italiano.

Tornando nello specifico. Cosa pensate della proposta di rinnovo contrattuale che arriva dal Ministero?

Mi permetta una flessione delle labbra in segno di sorriso. I nostri stipendi, e dico nostri intendendo anche quelli dei Dirigenti Scolastici e del personale ATA, sono com’è risaputo al di sotto della media degli altri paesi europei ma posso anche dire che non è il principale motivo di frustrazione dei lavoratori della scuola. Mentre studiavo per diventare insegnante sapevo perfettamente che questa mia scelta di vita mi avrebbe portato ovunque tranne che tra il 10% degli italiani che detengono l’80% della ricchezza del nostro paese. Quello che immaginavo era di essere un cittadino che più di altri potesse vantarsi di servire al meglio il proprio paese. So che questo nazionalismo può sembrare anacronistico e fiabesco ma non riesco a formulare pensiero più sincera per esprimere ciò che credo. A molti docenti oggi occorrerebbe aver riaffermato il proprio ruolo ed aver restituita la propria funzione, più che aver riconosciuto un aumento di stipendio a parità di condizioni lavorative.
A molti Dirigenti Scolastici basterebbe una condivisione delle responsabilità con altri pezzi dello Stato per tornare ad occuparsi di cosa succede nelle loro scuole più che di doversi difendere da ciò che arriva da fuori. Al personale ATA non è servito vedersi cambiato il titolo di Bidello con quello di personale scolastico ciò che sarebbe servito è tornare ad essere parte orgoglioso di un sistema sano. Ai genitori in fine non importa quanto guadagno io ma se ancora la Scuola è luogo in cui il patto intergenerazionale ha un suo spazio compiuto, dove chiunque può interagire per il bene e la crescita dei propri figli, purché lo faccia necessariamente all’interno di una comune visione.

Quindi non protesterete per questi miseri aumenti?

Il mondo della scuola come dicevamo è complicato e complesso. Ad ogni riforma e contro ogni Ministro i motivi che ci hanno portati, come comparto, a scendere in piazza si sono sempre riassunti in due o tre parole d’ordine lanciate come un mantra dai sindacati. No alla privatizzazione della Scuola perché la scuola non è un’azienda, No allo strapotere dei Presidi, No allo svilimento del futuro dei nostri giovani etc.. Qui dovremmo aprire un altro capitolo legato alla coscienza che i dipendenti del MIUR hanno rispetto all’essere lavoratori. Mi limito oggi a ribadire che sono altri i provvedimenti che riteniamo più urgenti per la scuola e comunque un range di aumento stipendiale che va da 8 a 14 euro non credo sia degno di essere neanche proposto.

Concludiamo con il tempo pieno. Le scuole del sud hanno un orario mediamente inferiore a quelle del nord di ben 1/3. Il tempo pieno sanerebbe questo gap, anche su questo avete da ridire?

Noi abbiamo da ridire su qualsiasi proposta non sia supportata da un chiaro e convincente piano particolareggiato di programmazione. Siamo abituati a studiare, programmare, realizzare e verificare i risultati. Non condividiamo forme altre di realizzazione delle cose. Andiamo alla proposta di tempo pieno nella scuola primaria e prendiamo ad esempio la Sicilia per comprendere le proporzioni dell’investimento che il Governo dovrebbe assumersi. In Sicilia ci sono 843 tra Direzioni Didattiche e Istituti Comprensivi per un totale di più di 12.200 classi e circa 230.000 alunni. Il primo investimento che va fatto quindi è di tipo strutturale, ovvero, quello necessario per creare le mense. Il secondo investimento è riferito alle risorse umane, ovvero, i docenti. Va da se che passando da 27 a 40 ore settimanali, (tenuto conto che l’orario di servizio dei docenti di scuola primaria è pari a 22 ore di didattica frontale più due di programmazione), ogni due classi si crea una nuova cattedra, ovvero, circa 6.100 nuovi docenti per la sola regione Sicilia per la sola scuola primaria e per il solo posto comune, infatti a questi vanno aggiunti anche i rispettivi docenti di sostegno necessari a garantire il tempo pieno anche agli alunni diversamente abili. Lascio ai più esperti fare di conto sull’imponente investimento necessario per la
realizzazione di un progetto di civiltà che non appartiene, al momento, però alle possibilità economiche del nostro paese né tanto meno alle capacità di chi ci governa.

Prof. Altadonna, la ringraziamo per questa chiacchierata e speriamo di poter raccontare tra qualche tempo, che le vs sono soltanto strumentali polemiche dei soliti insegnanti a cui nessun governo sta bene.

La vostra speranza è anche la mia, credo però di avere l’esperienza e la conoscenza che bastano per essere realistico nel mio settore. I cicli storici valgono anche per i partiti politici, la nostra peggiore previsione è che il Movimento 5 Stelle ci possa lasciare la suggestione di una politica radicalmente diversa dal passato e che la Lega di Salvini ci possa consegnare un popolo da rieducare alla solidarietà, all’unità e al senso di appartenenza.

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