Insegnanti religione cattolica, fase cruciale per il loro futuro professionale. Intervista a Prof. Favilla, Snadir

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Intervista al Coordinatore Segretario Regionale Snadir prof. Giuseppe Favilla: l’emendamento Toccafondi con il quale si introduce il concorso ordinario per docenti di religione cattolica non convince. 

I posti in organico in Lombardia sono maggiori rispetto alle altre regioni.  Così anche il personale docente incaricato il più numeroso, ne parliamo con il Segretario Regionale prof. Giuseppe Favilla.

1. Buongiorno Prof. Favilla andiamo subito al sodo: qual è il clima che si respira tra i colleghi in questa fase cruciale per il loro futuro?

Un cordiale saluto a tutti i colleghi di religione, precari e non, che ci stanno leggendo sia della Lombardia che di altre regioni. Desidero innanzitutto premettere che la regione Lombardia nella scuola, come per le altre discipline, presenta il più alto numero di contratti a tempo determinato: sia
nel senso classico del termine, cioè di docenti (e personale ATA) con contratti al 30/6 o la 31/8 e contratti che hanno una speciale peculiarità, quelli dei docenti di religione cattolica, che supera di fatto il 60% dell’organico totale. Consideri che le cattedre in ruolo su un organico di oltre 3640 cattedre complessive, si attestano a non più di 1300 con docenti in ruolo, dunque nell’organico del 70% così come prevede la legge 186/2003 i posti in ruolo dovrebbero essere oggi 2540, dunque oltre
1200 posti liberi; mentre rimangono nel famoso 30% altri 1100 cattedre circa.

La domanda nasce spontanea: è giusto che 1100 docenti rimangano comunque a tempo determinato per legge?

Purtroppo negli anni si è disseminata la consuetudine di spezzare le cattedre e che sommati agli spezzoni dei numerosi part time, hanno creato nuovi incaricati annuali talvolta con orario cattedra e oggi con un servizio superiore ai 36 mesi, chiedere il 100% diventerebbe poco fattibile, ma
aumentare fino al 90% di fatto permetterebbe alla totalità dei docenti incaricati oggi con più di 36 mesi di servizio il ruolo, mentre il restante 10% sommato agli spezzoni dei part time consentirebbe ai nuovi incaricati di continuare a lavorare tranquillamente, a ciò si aggiunge il fatto che, nei
prossimi 5/7 anni, i primi colleghi di ruolo e incaricati di religione storici andranno in pensione, riducendo in modo significativo le cattedre occupate da personale di ruolo.

In altri termini qualora nel prossimo triennio dovessero andare in ruolo 2000 cattedre complessive nella regione, fra cinque o sette anni al massimo, ci sarebbero 1400/1500 cattedre libere, ritornando di fatto a quanto
previsto dalla 186: 70% di ruolo e 30% non di ruolo.

Quello che descrivo, naturalmente è la realtà della Lombardia, che conosco bene, nelle altre regioni purtroppo non lo è, ma trovare un giusto
compromesso si può e ci si può – o poteva – ragionare.

Ho sviato la domanda ma era necessario ribadire la necessità di garantire il ruolo al più alto numero di colleghi, questo che fa un sindacato vero, chiedere che tutti abbiano a godere di stabilità lavorativa e di un futuro sereno per sé e per la propria famiglia.

Vengo alla domanda sul clima che si respira…. Sicuramente di grande attesa di una risposta del Governo, della maggioranza e soprattutto dalla Conferenza Episcopale Italiana, nello specifico dal Servizio Nazionale per l’IRC di cui è responsabile don Daniele Saottini, già direttore dell’Ufficio
Scuola della Diocesi di Brescia, che dopo Milano è la diocesi più grande della Lombardia.

Proprio a lui il nostro Segretario Nazionale, a nome di tutti, ha indirizzato una lettera con una richiesta di presa di posizione a favore dei docenti incaricati annuali di religione.

I colleghi soprattutto desiderano una risposta equa, giusta al pari dei docenti abilitati delle altre discipline, non certo di sentirsi trattati da docenti atipici, ma da docenti ordinari inseriti nella scuola, come vuole la stessa revisione concordataria dell’84, nelle cui finalità si inserisce l’insegnamento della preziosa disciplina, altamente culturale qual è proprio l’IRC. E in quest’ottica di ordinarietà dell’insegnamento, seppur frutto di un concordato, il contratto a tempo indeterminato deve essere garantito al maggior numero di docenti oggi incaricati annuali. È questo il clima di attesa: che il  Governo e Parlamento, supportato, sostenuto, invogliato dalla CEI, conceda al maggior numero dei 15000 incaricati di religione cattolica un garanzia al proprio futuro e una risposta significativa alla loro richiesta.

L’emendamento Toccafondi e il passaggio al Senato, quali percentuali di successo per una modifica sostanziale dello stesso?

L’emendamento Toccafondi, va nel senso contrario a quanto ho risposto o meglio riformulato nella domanda precedente: l’emendamento Toccafondi come hanno ben intuito i colleghi, è un emendamento –come ha definito in modo impeccabile il nostro Segretario Nazionale Orazio Ruscica – discriminatorio, iniquo e inefficiente. Tant’è che non potevamo non organizzare, una volta superata la prima lettura alla Camera una protesta. Nella fase antecedente gli onorevoli Lepri e Frate e altri (PD e M5S) avevano presentato un emendamento che risolveva l’80% dei problemi dei docenti di religione, per i precari e per i docenti di ruolo. Qualora non tutto l’emendamento era congeniale sarebbe stato il caso di operare una sintesi con gli altri emendamenti presentati e riscriverne uno, almeno a salvaguardia della tutela dei soli precari, invece si è optato per un emendamento che prevede un concorso ordinario, per esami e titoli, che segue le regole dunque dell’art. 400 del dlgs 297/1994 (Testo Unico), con una riserva a procedura concorsuale terminata, del 50% dei posti per coloro i quali, vincitori di concorso, hanno maturato 36 mesi e più di servizio.

Riteniamo che il concorso ordinario sia ingiusto e che il 50% sia uno specchietto per allodole e per giunta già in frantumi. Ho una mia visione della questione; ma nutro ancora la speranza che ci sia una presa di coscienza proprio dell’On. Gabriele Toccafondi. L’emendamento approvato – lo dice lo stesso autore – è frutto di una mediazione politica. La politica è fatta anche di consenso. Dietro ad ogni singolo insegnante di religione c’è una famiglia, ci sono i parenti, gli amici, i colleghi che ammirano il lavoro svolto, che considerano l’insegnante di religione un loro pari. Non siamo solo 15000, pochi in una platea di 170 mila docenti di altre discipline, ma non siamo soli. Dei 15000 quasi la totalità ha superato di gran lunga i 36 mesi di contratti a termini; oltre la metà hanno superato i 360 mesi e un quarto ha superato i 720 mesi e in Lombardia sono presenti docenti con oltre 720 mesi di contratti a termine e qualcuno è andato in pensione proprio da precario il 1 settembre scorso.

Chiediamo come regione e come Snadir di riscrivere l’emendamento a favore – che non è un privilegio – della stabilizzazione a tempo indeterminato dei docenti di religione con quegli elementi non negoziabili che più volte abbiamo ribadito come Snadir e che i colleghi si aspettano per la soluzione definitiva del loro precariato di fatto.

Quali elementi sono davvero inderogabili affinché il decreto possa  rispondere al principio di equità e giustizia?

…. Aggiungerei alla domanda anche correttezza giuridica. Sarò breve e coinciso:

1. Un concorso NON selettivo così come avvenne per i docenti della secondaria nel 2018 e della infanzia/primaria nel 2019;
2. Che la graduatoria del concorso non selettivo sia una Graduatoria di Merito Regionale su base Diocesana ad ESAURIMENTO;
3. Che la Graduatoria di Merito del 2004 là dove sussiste (nelle regioni diverse della Lombardia) sia trasformata in graduatoria ad esaurimento;
4. Aumentare l’organico dal 70% al 90% nell’arco di un triennio…

Sicuramente sarà necessaria una negoziazione e di certo non con i Sindacati, ma i politici tra di loro. I Sindacati portano con forza le prerogative dei lavoratori all’attenzione della politica.

Chiediamo con forza che per la soluzione del precariato ci sia un concorso straordinario NON selettivo per coloro i quali hanno 36 mesi e più di contratti a termine e che la graduatoria che ne scaturirà sia ad esaurimento. Questi due elementi sono non negoziabili è una questione di giustizia, di equità e di correttezza giuridica: non si possono trattare docenti in possesso della stessa abilitazione in due modi diversi.

Lo Snadir in Lombardia, che lei rappresenta insieme ad altri 8 segretari, delle diverse province oltre a partecipare con una rappresentanza al sit-in del 12 cosa farà sul territorio?

Ci stiamo preparando ad una serie di Assemblee Sindacali in tutte le province e in più zone della stesse per raggiungere il maggior numero di colleghi. Per tutti noi è uno sforzo enorme, in quanto la Lombardia è molto grande e l’impegno sindacale, volontariato allo stato puro, si aggiunge a
quello ordinario a scuola per e con i nostri studenti e studentesse.

Un augurio per i docenti?

Unità nella specificità. Non possiamo più ragionare a compartimenti stagni. I docenti di religione hanno la stessa e medesima dignità degli altri docenti. I colleghi di posto comune e di altre discipline ne apprezzano la preparazione culturale e umana e di certo i Dirigenti Scolastici, nella quasi totalità, non considera un docente di religione altra figura rispetto ad un docente qualsiasi, se così fosse si porrebbe in un comportamento anti contrattuale. Dunque l’augurio è di ottenere adesso quanto è giusto che ci sia concesso, dopo tanti anni di sacrifici e di impegno nel modo della scuola: un contratto a tempo indeterminato, con procedure giuste ed eque alla pari dei docenti abilitati delle altre discipline e su posto comune così come è accaduto nel 2018 e 2019!

Lo SNADIR lotterà fino alla fine affinché questo augurio divenga realtà!

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