Gli insegnanti di Quota 96 bloccati dalla Fornero, una epopea in tre atti

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red – Pubblichiamo con piacere la segnalazione prevenutaci da un nostro utente circa la disavventura accorsa a 4mila colleghi pensionandi che, a seguito della riforma sulle pensioni del Governo Monti, hanno dovuto rimandare la pensione perché nel testo di legge non era previsto il pensionamento seguendo l’anno scolastico.

red – Pubblichiamo con piacere la segnalazione prevenutaci da un nostro utente circa la disavventura accorsa a 4mila colleghi pensionandi che, a seguito della riforma sulle pensioni del Governo Monti, hanno dovuto rimandare la pensione perché nel testo di legge non era previsto il pensionamento seguendo l’anno scolastico.

Il testo

La storia di Quota 96 corrisponde alla dolorosa disdetta di 4000 persone impiegate nella scuola; si snoda in due soli atti ed è condensata  da una frase di Mario Monti quando, nel gennaio del 2012, disse che la riforma delle pensioni era stata una operazione assai facile, mentre quella del lavoro che stava incominciando lo preoccupava parecchio. In quella “facile operazione” si nascondono ancora oggi segmenti di sofferenza duri da lenire: la nostra vicenda è una di queste.

Il primo atto infatti fu interpretato da Elsa Fornero, ministro tecnico del Welfare; lei era donna di spade e tagliò duro, che nemmeno Attila. Da un solo anno scolastico ricavò due brandelli disuguali; chi era caduto tra il 1° settembre e il 31 dicembre  2011 e chi tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2012; nessuno riuscì a convincerla che mai gli insegnanti erano andati in pensione a Capodanno. Il costo umano fu però grave, soprattutto iniquo e doloroso; la spada aveva tracciato il limes orribile della fame; da una parte il sistema in vigore con la pensione dovuta e i denari precedenti; dall’altra parte, un prolungamento non chiaro di anni, con penalità tortuose e formule contabili studiate solo per danneggiare economicamente il pensionato. E si trattava di docenti dello stesso anno scolastico!

Il secondo atto fu recitato da un governo non tecnico; Bersani mise nel programma elettorale  la promessa di una modifica alla legge. A noi sembrò di respirare, ma fu un abbaglio. Il nuovo governo andò affidato a Letta, dopo la bocciatura di Bersani da parte dei suoi stessi compagni di partito.  Alcuni ministri parevano  interessati alla questione, ma le scene  sembravano rallentate appositamente, con divagazioni e discussioni a base di particolari stravaganti e poco credibili: pur di non toccare la legge.  Alle gestione della farsa presero parte anche personaggi, segnalati in seguito per le loro disinvolte e ignobili transazioni. Letta dichiarò  di temere che un’eventuale concessione alla nostra categoria avrebbe trascinato pretese e reclami da infiniti altri. Nel contempo, in uno spezzone di collegato alla Stabilità, venne mascherato un intervento favorevole a beneficio dei dipendenti di un altro Ministero, con pensionamento anticipato.

Il terzo atto è in costruzione. Renzi  no, ma alcuni ministri o suggeritori dell’entourage pensano giustamente che un ricambio con insegnanti giovani e freschi possa solo far bene alla Scuola. È  una bella idea, ma non è certo che passi. Il dottor Massicci, della Ragioneria, ripete continuamente questo mantra:  “se pensioniamo gli insegnanti di lettere, ma resta la cattedra e devo rimpiazzarli, abbiamo da pagare la pensione, lo stipendio e la buonuscita.”

“If you think education is expensive, try ignorance.” Cerchiamo di ragionare diversamente, come dicono gli Americani: se pensi che l’istruzione costi troppo, prova con l’ignoranza

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