Insegnanti, patologie psichiatriche e rischio suicidario: studio in Germania conferma. Cosa aspettano Renzi e i sindacati a intervenire?

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A lanciare per prime l’allarme nella UE, circa l’alta incidenza delle patologie psichiatriche e del rischio suicidario nella categoria professionale degli insegnanti, furono rispettivamente la Francia (2006) ed il Regno Unito (2009 e 2012).

A lanciare per prime l’allarme nella UE, circa l’alta incidenza delle patologie psichiatriche e del rischio suicidario nella categoria professionale degli insegnanti, furono rispettivamente la Francia (2006) ed il Regno Unito (2009 e 2012).

Dati analoghi provengono dal Giappone e da Hong Kong. Nessun altro Paese aveva effettuato indagini o ricerche a livello nazionale, limitandosi a studi locali o regionali (Italia, Germania, Spagna). Per questo motivo diviene assai preziosa la revisione della letteratura operata in Germania a livello nazionale sulla salute del corpo docente negli anni 2011-2013 e pubblicata di recente sulla prestigiosa rivista di Medicina Sociale e del Lavoro (“Deutsches Arzteblatt International” Int. 2015; 112: 347-56).

Lo studio constata innanzitutto l’impossibilità di tirare conclusioni scientifiche avvalendosi della condizione clinica, tipica delle helping profession, nota come burnout. Questa infatti:

  • non è infatti annoverata nei manuali di diagnostica psichiatrica europeo e americano (ICD10 e DSMV);
  • non possiede una definizione universalmente condivisa;
  • non utilizza strumenti diagnostici (essenzialmente questionari) tra loro omogenei e standardizzati.

In seconda battuta vengono forniti due importanti dati di base:

  • gli insegnanti tedeschi conducono uno stile di vita più sano della popolazione generale;
  • contrariamente agli stereotipi sulla categoria, i docenti fanno meno assenze per malattia dal lavoro rispetto ai lavoratori iscritti allo stesso sistema mutualistico sanitario.

Quindi lo studio, in linea con la letteratura internazionale, ribadisce che gli insegnanti risultano essere la categoria professionale più soggetta a patologie del sistema nervoso (non un generico e indefinito “burnout”) con una netta prevalenza delle forme nevrotiche. La loro sintomatologia comunemente consiste in: esaurimento psicofisico; perdita di concentrazione; amnesie; insonnia; mal di testa; irritabilità; aggressività; diffidenza: lacrimazione e arrossamento degli occhi; formicolii alle mani; flash cutanei.

Le donne insegnanti (almeno i ¾ del corpo docente in ciascun Paese della UE) risultano maggiormente esposte alle patologie psichiatriche rispetto ai loro colleghi maschi. Tale differenza può essere verosimilmente spiegata dalle note cause ormonali legate al ciclo della fertilità nonché dall’alto numero di docenti in età perimenopausale (quando l’esposizione al rischio depressivo si quintuplica).

Guardando i dati pensionistici 2000-2011 si comprende invece quanto è usurante la professione docente e soprattutto quanto sono state intempestive, improvvide e inadeguate dappertutto nella UE le riforme previdenziali operate nel terzo millennio. Queste hanno unicamente tenuto conto dei numeri, senza prendere in considerazione la dimensione sociale del capitale umano rappresentato da lavoratori naturalmente soggetti a usura psicofisica e invecchiamento. I dati sono drammaticamente eloquenti: nel 2000 solo il 6% degli insegnanti arrivava all’età pensionabile, mentre il 62% si ritirava prima per malattia e il restante 32% approfittava di finestre d’uscita anticipata. Ciononostante, e a fronte del costante incremento delle patologie psichiatriche del corpo docente, sono state attuate riforme previdenziali restrittive ottenendo nel 2011 la seguente situazione: gli insegnanti arrivati all’età della pensione salivano al 37% mentre quelli ritirati per malattia scendevano al 19%, pur presentando una percentuale più alta rispetto alle altre categorie professionali con un 50% di diagnosi psicopatologiche ed una netta prevalenza di donne).

Le conclusioni cui perviene la ricerca nazionale tedesca sono drastiche e urgenti: il controllo della salute della categoria professionale degli insegnanti è cosa complessa e richiede l’attivazione di una rete di esperti (psicologo, psichiatra, internista) che devono affiancare il medico di base. Ad analoghe conclusioni erano peraltro pervenute le Istituzioni francesi nel 2005 quando ai docenti misero a supporto uno psichiatra di base che andava ad affiancare il medico di famiglia.

A fronte di questa situazione in cui si conferma che le patologie professionali degli insegnanti sono di competenza prevalentemente psichiatrica, la politica inasprisce le regole previdenziali ritardando l’uscita dal sistema scolastico e prescindendo dalle suddette evidenze cliniche. Non vengono inoltre effettuate ricerche scientifiche atte a individuare i fattori determinanti l’usura psicofisica dei docenti, né adottate misure di prevenzione e monitoraggio dello stress lavoro correlato nella categoria. Il grido di allarme lanciato da ETUCE nel 2004 (European Trade Union Committee for Education) resta pertanto lettera morta fino ai nostri giorni, nonostante le legislazioni nazionali abbiano recepito la raccomandazione UE (in Italia nel 2008, divenuta poi operativa nella scuola solamente nel 2011) a tutelare i lavoratori dallo stress lavoro correlato.

L’unicità della professione di insegnante? Anche nella tipologia di rapporto con l’utenza

Molti sono stati i fattori ritenuti responsabili dell’alta usura psicofisica degli insegnanti. Tra questi annoveriamo solo i più accreditati quali: l’inadeguata retribuzione, la bassa considerazione da parte dell’opinione pubblica, il precariato, l’avvento della globalizzazione con studenti extracomunitari; la scomparsa delle scuole per disabili; l’uso delle nuove tecnologie e del registro elettronico; la crisi della famiglia; la rottura dell’asse genitori-insegnanti; la maleducazione degli studenti; le numerose riforme scolastiche; il difficile rapporto col dirigente e coi colleghi; le classi numerose; i numerosi compiti extrascolastici; …

Assai poco considerata finora è stata invece la tipologia del rapporto tra il docente e la sua utenza che, invero, mostra peculiarità estremamente significative come di seguito riportato. Nessuna categoria professionale vanta un’utenza con simili caratteristiche ed un rapporto così intenso con la stessa, mentre alcune analogie si riscontrano tra rapporto insegnanti-alunni e quello genitori-figli nelle dinamiche familiari. Potremmo pertanto affermare che il rapporto docente-studente è caratterizzato da:

  • frequentazione reiterata e protratta per più ore al giorno, tutti i giorni lavorativi, nove mesi all’anno, per cicli di tre o di cinque anni. Solo in famiglia si ha un rapporto più insistito e assiduo;
  • asimmetria del rapporto che permane per tutta la durata della carriera professionale, mentre in famiglia l’asimmetria si ribalta col trascorrere degli anni. Questa condizione permanente inficia il rapporto tra pari (colleghi) che sta alla base della “condivisione” quale principale reazione di adattamento allo stress lavorativo;
  • “intergenerazionalità” che lo rende non livellabile anagraficamente e per ruolo;
  • frequenza quotidiana con la medesima utenza di “pervertiti polimorfi” (i bambini sono così definiti da Freud perché sinceri e spietati nei loro giudizi);
  • svantaggio nel rapporto numerico con l’utenza (circa 1 a 30);
  • assenza di “maschera”, come in famiglia, e dunque schietto e privo di filtri;
  • effetto Dorian Gray al contrario: il docente invecchia mentre la sua utenza resta perennemente giovane.

La relazione tra persone, soprattutto se assidua, non lascia mai indifferenti e può avere, nel bene e nel male, conseguenze eclatanti. La cronaca nera frequentemente ospita storie di casi in cui genitori uccidono figli o viceversa, mentre nella scuola si sono avuti unicamente casi in cui studenti hanno ammazzato professori e compagni di classe (Stati Uniti 2015). Miracolosamente non si è mai avuto un solo episodio in cui un insegnante abbia attentato alla vita di un suo studente o alunno. Probabilmente la spiegazione è più complessa, ma gioca senza dubbio un ruolo importante il fatto che la componente femminile del corpo docente sia in assoluta maggioranza (in Italia l’82%). La donna infatti, al contrario dell’uomo, tende a dare sfogo al proprio stress attraverso l’autoaggressività piuttosto che l’eteroaggressività. Prova ne siano i dati americani sui tentativi di suicidio (2009) che vedono la donna attuarne un numero quadruplo rispetto all’uomo, anche se quest’ultimo si suicida quattro volte di più rispetto al gentil sesso. Potremmo pertanto ipotizzare, a buona ragione, che se tutti gli insegnanti fossero uomini, vedremmo quadruplicato il numero di suicidi nel corpo docente: numero peraltro già altissimo come dimostrano Francia e Regno Unito con dati recenti. Quanto sopra ci porta a concludere che la femminilizzazione del corpo docente è oggi a tutti gli effetti un importante fattore di contenimento (peraltro assolutamente insufficiente) del rischio suicidario degli insegnanti.

La situazione italiana e la proposta per affrontare la questione “Salute insegnanti”

Attualmente l’Italia versa in queste condizioni:

  1. Nonostante gli ultimi ministri dell’Istruzione siano state tre donne (Gelmini, Carrozza, Giannini), e di schieramenti opposti, la salute dei docenti (82% donne) non è mai stata affrontata. L’Italia ad oggi non possiede uno studio sulla salute professionale della categoria ed i Governi precedenti non hanno mai risposto sull’argomento all’interrogazione dell’On. Sbrollini dell’ottobre 2009 e neanche all’interrogazione del sen. Valditara del gennaio 2011.
  2. La stessa “Buona Scuola” non ha inteso occuparsi di salute degli insegnanti nonostante la Giannini (registrazione in mio possesso del 29.11.14 a Palazzo Isimbardi a Milano), rispondendo a mia domanda specifica, avesse affermato pubblicamente che la riforma non escludeva la questione e, anzi, sarebbero stati almeno tre i dicasteri da coinvolgere sul tema (Istruzione, Salute, Lavoro). A distanza di un anno non è stato fatto nulla: neanche la convocazione di un tavolo interministeriale.
  3. La prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (art. 28 DL 81/08) è lettera morta perché non è stata finanziata e i dirigenti scolastici non sanno come muoversi né cosa fare. La semplice formazione dei docenti sui rischi professionali ha dei costi che nessuna scuola può sostenere, pertanto si preferisce far finta che gli insegnanti stiano bene mentre, al contrario, soffrono soprattutto di patologie psichiatriche come negli altri Paesi della UE.
  4. I dirigenti scolastici non sono formati circa le proprie incombenze medico-legali (prima fra tutte la tutela della salute dei docenti e dell’utenza) nonostante la cosa fosse specificamente prevista dall’art.6 del DM 382/98.
  5. Ad oggi non risulta essere stata fornita, dal MIUR ai dirigenti scolastici, alcuna indicazione su come operare in termini di prevenzione e monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato: la qual cosa è comprensibile se ancora non si conoscono e riconoscono quelle che sono le malattie professionali dei docenti. Ne discende inoltre che nessun controllo è operato dall’Istituzione affinché venga verificata e valutata l’attività di prevenzione eventualmente posta in essere presso ciascun istituto scolastico.
  6. Non vi sono studi nazionali sulla salute degli insegnanti, ma sarebbe semplice disporne anche solamente attuando una ricognizione degli accertamenti medici effettuati sugli insegnanti nel Paese nell’ultimo quinquennio. I dati sono in possesso dell’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze che a Settembre ha verbalmente declinato la proposta ufficiale di uno studio condotto dal Dr. Lodolo D’Oria con la supervisione della cattedra di Statistica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (lettera di richiesta disponibile). La ricerca consentirebbe finalmente, come negli altri Paesi, di accertare inequivocabilmente che le patologie professionali nella categoria sono prevalentemente psichiatriche.
  7. Come in Germania, anche nel nostro Paese sono state varate riforme previdenziali “al buio”, cioè senza aver prima valutato lo stato di salute della categoria professionale. Le suddette riforme, in mero stile “ragionieristico”, non hanno tenuto conto dell’invecchiamento del capitale umano: per ragioni facilmente intuibili, oggi il medico del lavoro deve specializzarsi anche in geriatria e viceversa.

La proposta per una scuola in salute: immediato stanziamento di fondi per effettuare una ricerca scientifica ed avviare una contestuale azione di prevenzione con docenti, dirigenti e medici.

  • Effettuare in 6 mesi lo studio retrospettivo degli ultimi 5 anni inerente gli accertamenti medici ai fini delle inidoneità al lavoro per causa di salute degli insegnanti. Riconoscere ufficialmente le patologie professionali dei docenti. Presentare ogni anno le statistiche inerenti i dati di salute, informandone l’opinione pubblica.
  • Predisporre un piano standard per la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato negli insegnanti nei singoli istituti scolastici. Questo deve contenere la formazione sulle malattie professionali, le loro manifestazioni e gli strumenti atti a contrastarli (accertamento medico: diritti e doveri del lavoratore). Può essere ipotizzata anche una formazione in streaming con corsi su piattaforme online per abbattere i costi.
  • Formare i dirigenti scolastici circa le proprie incombenze medico-legali a far capo dalla tutela della salute dei lavoratori e dell’utenza. Offrire inoltre ai Capi d’Istituto una consulenza centralizzata in materia medico-legale per i casi complessi che aumenteranno a dismisura per effetto delle succitate riforme previdenziali.
  • Avvio di corsi ECM per medici di base sulle malattie professionali degli insegnanti.

Una cosa è certa: continuare a far finta di nulla significa ignorare il ruolo della scuola nella società, trascurare la salute dei lavoratori e negare l’usura psicofisica del corpo docente che è donna all’82%.

Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?

Lettera inviata alla Direzione Centrale dei Servizi Tesoro

Interrogazione parlamentare a cura di Sbrollini Daniela

Interrogazione parlmanentare a cura de Senatore Valditara

www.facebook.com/vittoriolodolo

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