Insegnanti impreparati e commissioni arrabbiate, intervista a Dirigenti Miur anonimi. Lettera

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L'intervista di Zunino al "Ministero" (ufficio ?, nome, ?, cognome ?) lascia perplessi. Ha tutta l'aria di una intervista procurata: nel senso che il "Ministero" voleva dire qualcosa e poi ha istruito un suo  portavoce (anonimo) a concedere una "intervista". Senza contraddittorio, senza domande, l'intervista era in realtà un comunicato stampa. Il biasimo non va quindi solamente al "Ministero" ma anche al giornalista che è stato al gioco.

L'intervista di Zunino al "Ministero" (ufficio ?, nome, ?, cognome ?) lascia perplessi. Ha tutta l'aria di una intervista procurata: nel senso che il "Ministero" voleva dire qualcosa e poi ha istruito un suo  portavoce (anonimo) a concedere una "intervista". Senza contraddittorio, senza domande, l'intervista era in realtà un comunicato stampa. Il biasimo non va quindi solamente al "Ministero" ma anche al giornalista che è stato al gioco.

Insegnanti impreparati e commissioni "arrabbiate" con i precari. L'attendibilità ed il risalto  ci derivano dalla presunta autorevolezza della fonte (anonima). "Dice balle, ma visto che le dice lui….". "Il mezzo è il messaggio" diceva Macluhan.

Il misterioso portavoce come fa a sapere che gli insegnanti erano impreparati ? Non c'era la privacy ? L'anonimato ? Da quando a palazzo si mettono a sfrugugliare tra migliaia di scritti, in teoria riservatissimi ? Ci cita il bellissimo esempio del candidato ignorante che non conosce la Prima Guerra Mondiale e poi generalizza su tutti. Guardi, signor portavoce, che simili nefandezze lei le potrà trovare in tutti i concorsi. Siamo certi che sei lei avesse voluto sostenere la tesi contraria, ovvero quella della straordinaria preparazione dei candidati, lei, con la stessa facilità avrebbe trovato l'esempio calzante.

E le commissioni "arrabbiate" ? Non dico che non possa essere vero però l'attendibilità, visto il rigoroso anonimato della fonte ufficiale e vista la ritrosia dell'intervistatore a confutare, si riduce a pettegolezzo rionale. Ecco a cosa si è ridotto il "Ministero" (continuo a virgolettarlo perché, nella mia mente, la parola Ministero conserva un ché di autorevole, di istituzionale); un rione dove gli scritti anonimi vengono stesi tra le case, come lenzuola ad asciugare. "venite donne, venite, sono arrivati gli scritti, ecco gli ignoranti, leggete, leggete".

Molti di noi potrebbero "stendere" il proprio compito e renderlo pubblico (forse non sarebbe una cattiva idea) nella assoluta certezza di destare scandalo: verrebbero fuori tanti scritti eccellenti, dignitosi, intelligenti che sono stati bocciati. Ma non lo facciamo perché l'insegnante, a differenza del "Ministero" attraverso i suoi anonimi portavoce, conserva una sua dignità. Ed abbiamo il coraggio del nostro nome.

Noi stiamo con pazienza accendendo tutti i procedimenti amministrativi necessari, stiamo ricorrendo ai tribunali perché crediamo che alla fine vi sarà giustizia. E se si intasano i tribunali la responsabilità va ricondotta al "Ministero", non perché boccia ma perché si rifiuta di gestire il contenzioso, di aprire procedimenti amministrativi che ci sono dovuti in base alla L.241/90 sulla trasparenza. A cosa serve l'accesso agli atti se poi ostacolano in tutti i modi il procedimento amministrativo ?  Colleghi, l'accesso agli atti, non è per poter andare in tribunale. L'accesso agli atti è solo il primo passo di un procedimento. Guardatevi la Legge 241/90 sulla trasparenza.

Ai colleghi dico di scrivere, di contestare il giudizio iniquo, di lottare. Il procedimento amministrativo è sempre dovuto. Non credete alle voci che vi dicono che "nel merito non si contesta" che il contenzioso interno non è ammesso. Scrivete, contestate, argomentate, fatevi dare il nome del responsabile del procedimento, ma scrivete all'indirizzo giusto: al "Ministero". La Legge è dalla vostra, i diritti si perdono quando non si esercitano.

Pier Luca Toffano

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