Insegnanti di Geografia: no al pressapochismo didattico, attenzione all’obiettività nei testi scolastici

di redazione
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Andrea Curti uff- stampa AIIG – All’indomani dell’infelice lettura in televisione di un brano di un sussidiario per le quinte elementari  della scuola primaria (scritto da Berardi, Giorgi e Rubaudo per l’editore  Il Capitello), in cui alcuni concetti geografici di base vengono storpiati e distorti, l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), da sempre impegnata per una formazione del personale della scuola improntata allo sviluppo del sapere geografico (anche in funzione dell’educazione alla cittadinanza attiva, all’intercultura, alla legalità, alla pace e alla solidarietà internazionale), evidenzia con grande preoccupazione l’inadeguatezza dei contenuti didattici ed educativi espressi nella pagina di un sussidiario per le quinte elementari  della scuola primaria scritto da Berardi, Giorgi e Rubaudo per l’editore  Il Capitello.

L’AIIG ritiene indispensabile sottolineare come tali contenuti non siano affatto coerenti con le “Indicazioni nazionali”, stigmatizzando come emergenza la banalizzazione di fenomeni complessi attraverso riduzioni semplicistiche che nulla hanno a che fare con interventi tesi a facilitare la leggibilità e la comprensione dei testi. Puntualizza il Prof. Gino De Vecchis, presidente nazionale dell’AIIG: “ Dipingere i profughi come “clandestini”, gli stranieri come lavoratori necessariamente non qualificati e indigenti, i residenti come intolleranti, sottolineando solamente le difficoltà dell’integrazione e non il contributo che in termini demografici, economici e culturali l’immigrazione fornisce al nostro Paese, crea pregiudizi e mina i giusti presupposti educativi per la realizzazione di una reale inclusione e ineludibile pacifica convivenza ”.

L’AIIG sottolinea inoltre la necessità di una maggiore attenzione alla scientificità e all’obiettività dei testi scolastici, anche affidandone la revisione a qualificati esperti disciplinari. Ciò eviterebbe in gran parte la perpetrazione di errori, la diffusione di stereotipi e la formulazione di giudizi sommari, esponendo le nuove generazioni alla diffusione di atteggiamenti di intolleranza, di razzismo e di prevaricazione, con pesanti riflessi su una società e su un’opinione pubblica che faticano a cogliere la complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo, tra i quali quello migratorio presenta tutta la sua gravità e l’urgenza di soluzioni oculatamente ponderate.

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