Insegnanti di sostegno per ripiego, zavorra per la scuola. Lettera

di redazione
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Anna Tosetti – Egr. Ministro Bussetti, sono un’insegnante di sostegno di ruolo nella Scuola secondaria di primo grado dal 2008.

Ho pensato di scriverLe perché vorrei portare alla Sua attenzione alcune delle criticità di cui discutiamo tra noi colleghi, in particolare, ogni inizio anno scolastico ci scontriamo con la realtà del continuo avvicendarsi dei docenti di sostegno e del puntuale arrivo di alcune persone che vivono la scuola come un ripiego che assicura lo stipendio, ma non dà risposte alla loro frustrazione per non aver avuto successo in altri ambiti lavorativi. Costoro, oltre a non avere minime competenze, spesso non investono impegno e passione e non danno nessun apporto ai ragazzi, diventando talvolta ulteriori “casi difficili” della classe! Per contro, appaiono preparatissimi quando devono ribadire i propri diritti e si tirano indietro di fronte ad ogni minima richiesta che a loro sembra andare oltre il proprio dovere inteso in senso stretto. Se la scuola pubblica italiana funziona bene è perché ci sono ancora tanti insegnanti che non ragionano in termini di orario, perché sanno che l’interesse del proprio istituto è strettamente legato alla propria buona volontà.

Sono contenta che l’argomento del sostegno scolastico sia stato al centro di diversi incontri che avete avuto in questi ultimi due mesi estivi (MIUR, sindacati, ecc.), ma sono un po’ sfiduciata per il reclutamento dei docenti di sostegno per l’anno entrante, per i motivi appena esposti, dato che ho letto che non ci saranno novità nella normativa.
So che tutti hanno diritto a lavorare, ma non riesco a capire perché chiunque possa improvvisarsi docente di sostegno!
In questo modo, le scuole sono in regola dal punto di vista burocratico,ma in pratica, tante volte, la situazione della gestione della classe invece di migliorare, peggiora. Di esempi ce ne sarebbero un’infinità e io ho solo come esperienza il mio istituto, ma sicuramente è così in tutte le scuole della penisola…….

Purtroppo, da quello che ho capito leggendo diversi articoli, i presidi hanno le mani legate di fronte a tali figure che ogni anno si trovano come “zavorre” nel proprio organico e chi ne fa le spese sono gli alunni.

Fortunatamente tra i supplenti spesso si collabora con persone fantastiche, con tanta energia e voglia di mettersi in gioco, che si formano, lavorano in team e magari capiscono che vogliono intraprendere la strada del sostegno.
So che è stato fatto un decreto legislativo per garantire la continuità dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie – art. 14 comma 3 del Dlgs 66/2017 – ma da quello che ho capito, a tutt’oggi, manca il decreto attuativo del Miur per una serie di criticità e non si sa se verrà mai emanato; so anche che questa norma sarebbe da perfezionare perché a volte le famiglie non conoscono a fondo le dinamiche della classe e i docenti per cui richiedono continuità non sempre sarebbero quelli idonei.

Probabilmente è un’utopia quella che sto per scrivere, ma non si potrebbe pensare a qualche metodo di reclutamento che non si basi solo sugli sterili numeri di una graduatoria che spesso viene incrementata solo dal numero di anni di servizio, senza tener conto della qualità degli stessi?
Noi parliamo di didattica per competenze e le valutiamo e certifichiamo per i nostri studenti, ma siamo sicuri che noi docenti le abbiamo?!
E’ un cammino continuo di formazione, ma ad alcuni insegnanti mancano le competenze di base e nessuno tutela gli alunni che li incontrano nel loro percorso scolastico.

Sono certa che Lei, da ex collega e Dirigente scolastico, cercherà le soluzioni migliori a questo annoso problema dei docenti di sostegno.
Da parte mia aspetto con ansia ma con fiducia!

Allego i nominativi e la disciplina insegnata dai docenti che condividono quanto scritto in questa mail (che è stata condivisa e firmata con Moduli Google)

Ringrazio e porgo distinti saluti

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