Concorsi per insegnanti. Veneto chiede autonomia, modello Trento

di redazione
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L’insegnamento della cultura e della storia veneta nelle scuole di ogni ordine e grado in quella regione ha avuto un avallo formale, ma è stata ance l’occasione per lanciare l’idea di un’autonomia regionale più ampia.

Alla firma dell’accordo con il Miur era presente anche l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, che ha rilanciato l’importanza dell’autonomia regionale.

Le parole dell’Assessore

Il sito Venezia Today ha rilanciato le dichiarazioni di Elena Donazzan: “Il modello per noi rimane Trento. L’autonomia serve a programmare in anticipo gli insegnanti da assumere nelle scuole. Con i concorsi su base nazionale hai la difficoltà di definire una buona programmazione. Mancano insegnanti di matematica e italiano, non è possibile arrivare di nuovo a inizio anno con cattedre vuote. Si deve definire in anticipo di quanti insegnanti c’è bisogno, dove e per quale disciplina, e stabilire che copriranno un posto per almeno tre anni“.

Anche il governatore della Regione, Luca Zaia, ha difeso il diritto regionale all’autonomia in materia di insegnamento. Come si legge sul quotidiano Italia Oggi, “In Veneto – ha detto Zaia – l’identità culturale storica e linguistica è forte e radicata. Non è un’operazione Amarcord, ma di valorizzazione di un patrimonio. Nella nostra regione, sette persone su dieci pensano e parlano in lingua veneta“.

Snals contro la regionalizzazione

Contro l’ipotesi di una eccessiva regionalizzazione scolastica si è espresso lo Snals che sul suo sito ha lanciato una petizione. “Così come concepita dai nostri Padri costituenti – si legge nel sito – la Scuola pubblica italiana è nazionale e non va regionalizzata. La nostra scuola è stata lo strumento principale attraverso cui si è realizzata l’unità nazionale ( ben diversa da quella territoriale)“.

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