Insegnanti contro la riforma del reclutamento: da Bologna parte raccolta firme per l’abolizione della norma

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“Noi docenti della scuola della Repubblica italiana prendiamo ancora una volta la parola per dichiarare il nostro totale dissenso nei confronti del Decreto legge 36 del 2022, appena convertito in legge (79 del 2022) e della politica scolastica, della visione stessa della scuola, nella quale il provvedimento si inquadra”.

Seguono le firme di 81 insegnanti del liceo Copernico di Bologna, decisi a raccogliere adesioni in tutte le città – riporta l’agenzia Dire – contro le nuove norme (inserite nel cosiddetto Pnnr 2) su formazione e reclutamento dei docenti: [email protected] è l’email per firmare il documento “Degna-mente per la scuola.

Una “forte criticità”, scrivono i prof bolognesi, “si annida nella cosiddetta ‘formazione’ dei docenti: il decreto istituisce attività ‘volontarie’ per i docenti già in ruolo e obbligatorie per i neo-immessi, da svolgere in cicli triennali, in ore aggiuntive rispetto a quelle di didattica in aula e che si concluderanno con una valutazione finale; i docenti ‘promossi’ conseguiranno in maniera anticipata la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale”, oggi legata solo all’anzianità di servizio”.

Secondo il documento, la “discriminazione” tra insegnanti in ruolo e neo-immessi è volta a “fiaccare la solidarietà e la coscienza comune” tra i docenti. Si presuppone che gli insegnanti, compresi quelli già in servizio, “vadano non aggiornati ma ‘formati’. Che la loro ‘formazione’ continua – proseguono gli insegnanti – competa non a loro stessi, in quanto ritenuti incapaci di autodeterminarsi, ma ad enti esterni ed estranei alla scuola pubblica: a questo scopo è prevista l’istituzione della Scuola di Alta formazione del sistema nazionale pubblico di istruzione, dotata di risorse economiche massicce, che si avvale dell’Indire e dell’Invalsi”.

Così “l’insindacabile giudizio di tale autorità manageriale e padronale dovrà sancire la divisione fra bravi e meno bravi”, completando quella “spaccatura interna della nostra categoria funzionale all’accettazione passiva delle politiche miopi dei ministri dell’Istruzione degli ultimi 30 anni”.

Viene da chiedersi “come sia possibile adottare linguaggi e parametri di efficientismo aziendale- continua la petizione- in un luogo che è chiamato a rispettare i tempi di apprendimento di ciascuno studente e che solo così può formare coscienze critiche e complessità intellettuali”. Inoltre, la “beffa” nel decreto prevede che “tutta la ‘nuova formazione’ sia finanziata con l’abolizione della Carta del docente e l’eliminazione di quasi 10.000 cattedre”.

Nel frattempo, i veri problemi “sono altri e sono gli stessi che inutilmente denunciamo fin dai tempi della disastrosa legge Gelmini: le classi ‘pollaio’, di cui il ministro insiste a negare, o meglio nascondere, la problematicità, quando non l’esistenza; il precariato; la mancanza di risorse per il sostegno; una lotta efficace alla dispersione scolastica; l’integrazione sociale di immigrati svantaggiati”, scrivono gli insegnanti bolognesi: “A questo, e non alla remunerazione degli oligarchi dell’Alta formazione o alla trasformazione del lavoro scolastico in videogaming, devono essere destinate le risorse economiche”.

La situazione è “inaccettabile”, si conclude il documento: “Non ci accontenteremo di esprimere un dissenso teorico, ma metteremo in atto forme di protesta che non si limiteranno a scioperi estemporanei, forme tali da ottenere anzitutto la disapplicazione della legge 79 e oltre a ciò, in vista di eventuali nuove riforme della scuola, quel confronto fra le parti che finora ci è stato rifiutato”.

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