Insegnanti aggrediti. Gissi: la scuola non sia lasciata sola

di redazione
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Anche oggi si ha notizia di un episodio di aggressione vede come vittima un’insegnante, picchiata da un alunno che era stato rimproverato. Il fatto accade questa volta in una regione del nord, a riprova che il fenomeno, emergente a diverse latitudini, si presenta come un diffuso “male comune”, dal quale non consegue ovviamente il minimo gaudio.

È di pochi giorni fa il gesto gravissimo del genitore che si vendica di presunti torti subiti dal figlio aggredendo un docente, spia della gravissima crisi che investe il rapporto tra i soggetti fondamentali nel processo educativo e formativo di una giovane persona, la famiglia e la scuola.

L’episodio segnalato oggi solleva un altro problema, forse meno preoccupante sotto il profilo delle dinamiche sociali e culturali, molto di più invece per un altro aspetto, quello della solitudine nella quale troppo spesso è lasciata la scuola nel gestire la presenza di alunni con problemi di disagio comportamentale più o meno evidenti.

Anche se – per fortuna –  non sempre destinata alla ribalta delle cronache, la realtà è diffusissima, la si potrebbe considerare il rovescio della medaglia di un grandissimo vanto della nostra scuola, la sua accoglienza e la sua inclusività, senza uguali forse nel mondo.

Ma gli insegnanti non possono farsene carico da soli: devono essere affiancati e sostenuti, in modo sistematico, nella fatica e nelle specifiche difficoltà che tutto ciò comporta. Devono poter contare sulla presenza concreta, attiva e visibile dei soggetti che, agendo a vario titolo sul territorio con compiti di natura assistenziale o di cura, dovrebbero prendersi sempre la loro parte di carico dei problemi, in una logica quanto più possibile preventiva di intervento.

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