Essere insegnante di sostegno per una scuola più inclusiva

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inclusione Dal latino inclusio-onis. L’atto di includere, cioè di inserire, di comprendere in una serie, in un tutto.

È così che il dizionario Treccani definisce il sostantivo “inclusione”. Parole chiare, che rendono bene l’idea del significato associato a un termine molto pronunciato ultimamente.

Eppure, anche nella sua efficacia, questa definizione è solo una piccola – piccolissima – parte della realtà che è racchiusa in questo significato. Del resto, succede sempre così con il linguaggio: per quanto raffinato, per quanto strumento sofisticato al servizio e alla base della nostra capacità di ragionamento, è sempre lì, ad arrancare all’inseguimento della complessità del mondo e della mente.

Ne siamo tutti consapevoli, ce ne accorgiamo ogni volta che cerchiamo le “parole giuste”, capaci di esprimere al meglio quello che “vogliamo dire”. Ma, quando si parla di inclusione, c’è una categoria di persone che più di ogni altra si rende conto di quanto sia difficile rinchiudere la realtà in una parola, e quelle persone sono gli insegnanti. Di sostegno o curricolari, non fa differenza. Sono loro che tutte le mattine entrano in uno dei più importanti luoghi di socializzazione, la scuola, per trasformare una parola in un’azione concreta.

Sono loro che possono spiegarci come, dentro questo “atto di includere, di inserire e comprendere”, ci sia un mondo intero, abitato da esseri umani, animato dal ritmo di tentativi non sempre riusciti, percorso da una grande fatica, a volte gratificata dal successo finale, a volte no.

“La scuola italiana è inclusiva.” Si sente ripetere spesso tra gli addetti ai lavori. Ce lo dice anche Olinda Leonasi, insegnante di sostegno in Basilicata, intervistata dalla giornalista Velia Imparato per la rubrica A scuola di emozionidi Edisesblog. Ma, come si intuisce da questa intervista dal tono molto personale, l’inclusività della nostra scuola si fonda sull’impegno di tanti insegnanti che entrano in classe, tutti i giorni, con determinazione, impegno, preparazione e, soprattutto, con umanità.

Ed è proprio questa umanità a creare l’autonomia, le relazioni, l’inclusione di tutti nel tutto che compongono. Perché è solo un lavoro sulla classe, sul gruppo, quello che può davvero creare i presupposti per una condivisione sincera, in grado di aprire delle porte lungo le barriere della diversità, per renderle non più confini, ma luoghi di passaggio e di scambio umano.

Se anche voi siete interessati a dare alla parola “inclusione” un significato sempre più ricco, leggete Essere insegnante di sostegno: un racconto dalla scuola italiana di tutti i giorni. E condividete anche voi la vostra esperienza, perché per uno sguardo su una realtà tanto complessa, più punti di vista sono meglio di uno soltanto.

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione