Insegnante picchiato. “Chiedete ai Ministri come si deve gestire una classe, parlano di “buona scuola” ma sintonia con le famiglie non c’è più”

di redazione
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Le parole dell’insegnante sono dirette. Un insegnante “reduce” da una brutta pagina della scuola, quella in cui la famiglia prevarica e al posto del dialogo si alzano le mani.

“Noi professori, ormai considerati un numero dall’amministrazione, non riusciamo più a governare ragazzi che, appena richiamati, rispondono con un “vaffa”, si alzano ed escono senza chiedere permesso, strafottenti davanti alle note sul registro…”.

Forse sarebbe sufficiente questa affermazione per far riflettere chi in questi giorni presenta programmi elettorali per la scuola. Programma elezioni per la scuola: PD punta su concorsi, potenziamento e merito, FI su alternanza, M5S su cancellazione chiamata diretta

Ma l’insegnante prosegue “Una volta c’era il famoso “rapporto”. Adesso non esiste disciplina, autorità, governo. Ma non sono io, ultima ruota del carro, a dovere denunciare questa realtà. C’è chi parla e vara provvedimenti sulla “buona scuola”. Chiedete a loro, ai ministri, come si deve gestire una classe. So solo che da tempo s’è rotta una sintonia fra noi docenti e le famiglie. Mio padre mi avrebbe dato uno schiaffo se mi fossi ribellato a un professore. A me è capitato di darne a mio figlio. Adesso si prendono a calci e pugni i docenti…”

Purtroppo l’episodio non è isolato, sempre più spesso infatti le cronache locali ci rimandano queste notizie. Finora nessun accenno alla situazione da parte dei vertici ministeriali. Sarà sufficiente un modesto aumento stipendiale per sanare la profonda ferita che dilania la scuola?

L’articolo sul Corriere

Rimprovera alunno, genitori rompono una costola al prof

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