Insegnante di sostegno sì, ma non per sempre. Lettera

di redazione
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Inviato da Dafne Dagna* – Sono una docente in ruolo sul sostegno, voglio manifestare il mio dissenso verso la nuova proposta del MIUR che ci discrimina ulteriormente e lede la nostra professionalità come insegnati sulla disciplina.

Mi riferisco alla proposta inserita dal MIUR nella bozza del prossimo contratto di mobilità del personale docente che mira a ridurre al 50 % i trasferimenti da sostegno a materia, fino a questo momento avvenuti sul 100% dei posti disponibili.

I docenti di sostegno sono già stati oggetto di ingiustizia durante il precedente governo, quando l’assunzione tramite la “Buona scuola” non ha permesso di scegliere se entrare in ruolo su materia o sostegno e di fatto ha costretto i docenti con doppia abilitazione ad accettare il ruolo sul sostegno con un vincolo di 5 anni, con il conseguente sorpasso da parte dei colleghi con un punteggio più basso in graduatoria.

In questi anni ho capito che nella scuola non esiste equità e meritocrazia, soprattutto nelle modalità di reclutamento che cambiano al cambiare di ogni governo, ma ora mi sento nuovamente vittima di tale sistema.
Come tanti colleghi ho svolto con professionalità e serietà il mio lavoro, e ora, avvicinandomi allo scioglimento del vincolo sul sostegno, provo il sano desiderio di insegnare la materia che amo e a cui ho dedicato tanti anni di studio.

Un provvedimento del genere, probabilmente una snella procedura funzionale pensata per far fronte alla carenza di insegnanti di sostegno o forse per creare dei posti sulla disciplina per il nuovo concorso 2019,non tiene conto delle persone, del lato umano e della loro professionalità.

Mi ritengo fortunata perché amo questo mestiere, ma non vorrei sentirmi costretta a stare in un ruolo quando non lo sentirò più il mio, non credo, infatti, che un insegnante infelice possa svolgere adeguatamente il proprio lavoro.

*Docente abilitata in Storia dell’arte e sostegno

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