Insegnante al Nord: “Con 1.300 euro è difficile. Tanto lavoro oltre le lezioni. La domenica correggo verifiche e di notte studio”. Il racconto di Gian Maria

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Gian Maria Greco, 25 anni, ma già a 20 anni è partito al Nord per insegnare come ITP, lasciando il suo paese Mendicino, in provincia di Cosenza. Attualmente il giovane docente insegna all’istituto Archimede di Treviglio (Bergamo), classe di concorso B016.

E’ la storia di tanti giovani che lasciano la propria terra per cercare una posizione lavorativa migliore rispetto a quello che può offrire il Sud. Salvo poi scontrarsi con le difficoltà economiche che comporta stare fuori, tra affitti e bollette.

Giù in Calabria c’è poco lavoro in generale: o vai a lavorare per persone che conosci, ma gli stipendi sono miseri, o non trovi nulla. Prima lavoravo nei call center, la retribuzione non è paragonabile rispetto a quella di un insegnante, praticamente si sfiora lo sfruttamento” racconta a Orizzonte Scuola Gian Maria.

Oggi quanto guadagni?

Lavoro 14 ore e ho uno stipendio di 1.300 euro. Non è facile. Vivo in una casa per conto mio e pago 500 euro solo d’affitto. Se stessi in città sarebbe anche peggio. A ciò si aggiungono le spese per le utenze e quelle per l’auto, con ciò che costa oggi la benzina poi. Il costo della vita è raddoppiato e questo pesa.

Sei costretto a fare rinunce?
Sì, assolutamente. Per fortuna non ho particolari vizi. Ho la passione per il calcio, sono un grande tifoso del Milan, e allora mi concedo una volta al mese, quando posso, la partita allo stadio. Oppure faccio una piccola gita. Riesco a vivere ma facendo dei sacrifici. Con questo stipendio arrivo al limite.

A Cosenza scendo solo durante le feste. L’anno della pandemia non sono andato a casa nemmeno per le feste. Sono rimasto da solo.

Quando hai fatto la prima supplenza?
Nel 2017, a 20 anni, sono stato chiamato da graduatorie incrociate di sostegno. E’ stata una grande possibilità per me. Oggi ho 4 anni di servizio.

E poi studi all’università?
Sono iscritto in Scienze motorie. Prima facevo Economia in Calabria ma ho lasciato per le supplenze. Ora poi per Scienze motorie c’è più possibilità, essendo stato introdotto l’insegnamento in quarta e quinta elementare.

Come riesci a conciliare studio e lavoro?
Un po’ difficile. Oggi ad esempio, di domenica, correggo verifiche. Quest’anno ho sette classi. Però studio all’università telematica e ho sempre il materiale a disposizione. A volte vedo le lezioni di notte, studio anche alle 2 di notte.

Anche la domenica si lavora…
Non sono assolutamente solo le 14 ore. Avendo sette classi appunto è tosta: sono 175 verifiche. Dovrebbero pagarci di più. A febbraio ho avuto solo due pomeriggi liberi. Bisogna considerare il collegio docenti, consiglio straordinario, la preparazione del materiale, delle verifiche e così via e retribuire anche queste ore di lavoro che non vengono calcolate.

Chi hai lasciato in Calabria?
La famiglia, gli amici e il cane, che mi manca tantissimo. Sono restio a relazioni anche per questa situazione: sto su o sto giù, faccio famiglia? E’ una condizione di incertezza che pesa.

Speri quindi di tornare in Calabria?
Sì spero di rientrare, soprattutto per le spese. Potrei avere uno stile di vita totalmente diverso anche solo per il fatto che non dovrei pagare l’affitto.
Questa esperienza comunque mi serve tanto, non solo per il punteggio, ma soprattutto a livello personale.

Voglio mandare un messaggio ai ragazzi della mia età e che vengono dal Sud come me: se si ha passione per ciò che si fa, nonostante so quanto sia difficile stare lontano da tutti gli affetti, riesci comunque a sentirti soddisfatto. Prendete in mano la situazione e partite! Tornando indietro rifarei tutte le scelte che ho fatto.

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