Insegnamento, professione o vocazione?

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Il dirigente scolastico dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi è intervenuto sulla preparazione e sulle condizioni lavorative dei docenti italiani, prendendo spunto da quanto affermato precedentemente dalla Fedeli.

Il Ministro, come abbiamo riferito, aveva affermato che non è più possibile l’inamovibilità dei docenti che non può più essere un alibi “a fronte dell’incapacità”. Secondo la Fedeli “chi non è in grado di insegnare, deve accomodarsi altrove.”

Il Preside dell’Istituto Bassi, come riferito da Il Cittadino,  concorda con la Fedeli riguardo al fatto che i docenti devono essere preparati e devono aggiornarsi continuamente, tramite un piano su vasta scala che coinvolga anche i dirigenti. Sottolinea, quindi, la necessità del continuo aggiornamento.

Secondo, il dirigente, inoltre, è necessario un giusto riconoscimento economico per i docenti più preparati, in quanto non tutti gli insegnanti sono uguali.

Il dirigente scolastico non concorda, invece, sulle affermazioni della Fedeli secondo cui l’insegnamento non si fa l’insegnante per vocazione ma professione. Per il preside, invece, considerato che i docenti lavorano con “materiale umano” e che in una classe vi sono alunni, uno diverso dall’altro, si diventa insegnanti solo per passione e vocazione, fermo restando che contraddistingue il ruolo.

Versione stampabile
anief
soloformazione