Insegnamento, Anief: per i docenti è vocazione ma servono più risorse

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Comunicato ANIEF – Si sa, la qualità, nella scuola, è data anche dagli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 ed era la prima volta che veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. A distanza di 53 anni, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.

Marcello Pacifico (Anief): Quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Tuttavia, sarebbe necessario garantire più risorse per il rinnovo contrattuale, per un adeguamento salariale e avvicinarsi alla media degli stipendi europei.

Come possiamo ben immaginare, la qualità della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. Un sistema lussureggiante, variegato, una geografia frastagliata, con realtà assai diverse tra di loro. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 e per la prima volta veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. Da quel 5 ottobre 1966 i docenti di tutto il mondo fecero un bel passo in avanti. Sono passate riforme e controriforme. La stima è calata, è rimasta la “giornata mondiale del prof”.

A distanza di 53 anni, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.

Sicuramente una professione lo è, e necessita pure di una migliore considerazione, anche economica, ma è la vocazione, e dunque la missione, che determina lo slancio indispensabile, che senz’altro deve essere presente.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. Nella scuola italiana si è sempre ritenuto che la vocazione sia una prerogativa essenziale per esercitare una funzione con bambini in tenera età e minori, nella scuola dell’infanzia o primaria, considerando l’insegnamento come una missione e non come una professionalità”.

“Nel corso dei decenni, con le varie riforme, hanno ‘promosso’ – continua Pacifico – sul campo insegnanti project manager, problem solver, visual merchandiser, tutor mentoring assistant, resort representative, specialisti di tutto e di più. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente, preparata, ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Infine, ci sono gli ‘insegnanti e basta’, coloro cioè che lavorano onestamente, che sanno ‘solo’ insegnare bene il latino e il greco, la matematica o la storia dell’arte, ecc”.

“Sicuramente alla base di tutto ci deve essere la passione, non si può certamente insegnare senza essa. Nelle strategie educative di questi ultimi cinque anni è entrato l’ennesimo termine inglese, engagement, che vuole definire la capacità d’impegnarsi con passione, in prima persona, per rispettare – e far rispettare – il patto educativo sottoscritto con gli allievi e con le famiglie, di prendersi le proprie responsabilità in quella che molti definiscono un’emergenza educativa (è infatti generalizzata la preoccupazione sull’educazione dei giovani). Tuttavia, sarebbe necessario e urgente garantire più risorse per il rinnovo contrattuale, per un adeguamento salariale, per avvicinarsi alla media degli stipendi europei; per tutti questi motivi, accogliamo con favore le parole del neo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e il suo impegno a trovare risorse nella prossima e imminente manovra economica”, conclude il sindacalista autonomo.

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