Insegnamento alternativo della religione anche sotto forma di studio individualizzato: un progetto operativo

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L’Accordo di Villa Madama, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che modifica e integra il Concordato noto come Patto lateranense dell’11 febbraio 1929, oltre a confermare l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, stabilisce, altresì, il “rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori” che viene garantito a ciascuno ponendolo nelle condizioni giuridiche di libertà di “scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.

Avvalersi o non avvalersi?

È utile precisare che la scelta offerta agli studenti e, per loro, ai genitori è quella di “avvalersi” dell’insegnamento della religione oppure quella di “non avvalersi”.

La sentenza n. 13 del 1991 della Corte Costituzionale

La sentenza n. 13 del 1991 della Corte Costituzionale precisa che il valore finalistico dello «stato di non obbligo», è di evitare di rendere corrispondenti e alternativi l’insegnamento della religione cattolica o altro impegno scolastico, per evitare, meglio, per impedire di condizionare quello che deve assolutamente rimanere l’esercizio di una libertà costituzionale come è quella religiosa. Libertà che attiene troppo alla sfera individuale per essere in qualche modo costipata da elementi che di fatto la condizionerebbero. “Lo «stato di non-obbligo» vale così a dividere il momento della richiesta di coscienza sulla scelta di libertà di religione o dalla religione, da quello, altrettanto rilevante sul piano giuridico, delle libere richieste, anche quelle fortemente individuali, alla organizzazione scolastica”.

Anche le eventuali “altre” richieste provenienti dagli alunni e dalle loro famiglie hanno legittimità costituzionale

Ha, dunque, una sua piena legittimità costituzionale “l’insegnamento della religione cattolica” (Irc) nella scuola italiana allo stesso modo del “diritto di rispondere, nel quadro dell’agibilità scolastica, alle eventuali richiesta provenienti dagli alunni, delle loro famiglie o dagli organi scolastici in ordine allo studio del fatto religioso e delle sue implicazioni”.

L’articolo 9 del Concordato

L’Insegnamento della Religione Cattolica è regolato dall’art. 9, comma 2 del “Nuovo Concordato” e dal relativo articolo del “Protocollo addizionale”. L’art. 9 § 2 recita, infatti, che ” La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.

La radicale novità rispetta all’ordinamento precedente

La nuova norma estende la disciplina concordataria ad ogni ordine e grado di scuola. Nel passato, invece, l’insegnamento di religione cattolica (IRC) per le scuole materne ed elementari era stato normato in via del tutto monolaterale dallo Stato (Regio Decreto del 1° ottobre 1923, il numero 2185, per le scuole elementari, e gli “Ordinamenti” del 1969 per la scuola materna).

Le opzioni costituzionalmente garantite per i non avvalentesi

La Circolare Ministeriale 28 ottobre 1987, n. 316, avente come oggetto “Insegnamento della religione cattolica – Attività alternative – Altre opportunità – Istruzioni per l’anno scolastico 1987/88” prevede che misure a garanzia delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, intervenendo sulle fruizioni di spazi e di servizi scolastici. Nello specifico specifica che “Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici”.

Attività didattiche alternative

Per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, si ribadisce la necessità che da parte dei collegi dei docenti siano formulati precisi programmi.

Studio e attività individuali

Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, da svolgere nei locali scolastici in modo coerente con le finalità della scuola, la Circolare Ministeriale, specifica che il capo di istituto deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni, compito questo che discende dalla natura stessa dell’istituzione scolastica. L’assistenza può configurarsi come attività volta ad offrire contributi formativi ed opportunità di riflessione per corrispondere agli interessi anche di natura applicativa che siano eventualmente rappresentati dagli studenti. Infatti, non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola. Per l’assistenza agli studenti che hanno scelto di svolgere lo studio o le attività individuali, rientranti nel quadro delle finalità della scuola, il capo d’istituto, previa deliberazione del consiglio d’istituto per i profili propositivi ed organizzativi, e su proposta del collegio dei docenti, relativamente agli aspetti didattico-formativi ed alla individuazione del personale da utilizzare, designerà uno o più docenti, in servizio nella scuola secondo le modalità sopra precisate.

Obbligatorietà delle attività alternative: la scelta a chi?

Ai sensi della Circolare Ministeriale n. 96 del 2012 “la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica viene esercitata dai genitori o dagli studenti stessi (nel caso di alunni frequentanti gli istituti di istruzione secondaria superiore) all’atto dell’iscrizione mediante la compilazione dell’apposita sezione on line. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e, comunque, in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni esclusivamente su iniziativa degli interessati”. All’atto dell’iscrizione, coloro che hanno deciso di non avvalersi della Religione Cattolica devono indicare le attività alternative che intendono svolgere compilando l’apposito modello messo a disposizione dalla scuola.

Le opzioni per chi non si avvale dell’IRC

Coloro che non intendono avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica possono scegliere fra le seguenti quattro opzioni:

  • attività didattiche e formative;
  • attività di studio e/o ricerca individuali con assistenza di personale docente (ai fini del credito scolastico, è previsto che possano essere considerati anche i risultati conseguiti nello studio individuale, a condizione che la scuola abbia però individuato e deliberato specifiche modalità di valutazione e certificazioni);
  • libera attività di studio e/o ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per gli studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);
  • non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

La scuola ha l’obbligo di organizzare le attività

La C.M. n. 18 del 4 luglio 2013 ribadisce che “…deve essere assicurato l’insegnamento dell’ora alternativa alla religione cattolica agli alunni interessati…”.

Il Primo Ciclo

Scrive Sergio Cicatelli, dirigente scolastico incaricato presso il MIUR Roma, “per il primo ciclo, infatti, la CM 4/10 – probabilmente nell’intento di semplificare le procedure – aveva abbinato la scelta delle attività alternative a quella dell’Irc al momento dell’iscrizione, ma con nota della DG per gli ordinamenti del 21-1-2010, prot. n. 427, è stato rettificato che la scelta sulle attività alternative va effettuata solo all’inizio dell’anno scolastico successivo. La medesima CM 4/10 aveva inoltre ridotto a tre le opzioni per i non avvalentisi, cancellando di fatto lo studio individuale non assistito, forse nella giusta convinzione che in questa fascia di età non fosse praticabile una soluzione del genere. La modulistica allegata alla circolare aveva poi ulteriormente ridotto a due le opzioni, proponendo accanto all’uscita da scuola (pudicamente ribattezzata «non frequenza della scuola nelle ore di Irc») la generica formula di «attività didattiche individuali o di gruppo con assistenza di personale docente». La dizione poteva comprendere sia le effettive attività didattiche alternative, sia lo studio assistito, ma subito si è strillato contro la volontà di cancellare le attività didattiche alternative e quindi la già citata nota di rettifica ha dovuto precisare che le due proposte costituivano «il numero minimo di opzioni che la scuola offre agli alunni».

Contenuti e programmazione delle attività alternative all’I.R.C.

Per quanto concerne l’organizzazione delle attività alternative all’insegnamento della Religione Cattolica si fa rinvio alle indicazioni contenute nella C.M. n.316 del 28 ottobre 1987.

Il compito di programmare tali attività spetta al Collegio dei Docenti, il quale deve definire i contenuti e gli obiettivi delle attività alternative nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa.
Al riguardo si precisa che non esistono programmi specifici per le attività alternative, tuttavia il Ministero ha fornito al riguardo alcune indicazioni di massima con le seguenti circolari:

  • C.M. n. 128 del 3.5.1986 avente per oggetto “IRC e attività alternative nella scuola materna”;
  • C.M. n. 129 del 3.5.1986 avente per oggetto “IRC e attività alternative nella scuola elementare”;
  • C.M. n. 130 del 3.5.1986 avente per oggetto “IRC e attività alternative nella scuola media”;
  • C.M. n. 131 del 3.5.1986 avente per oggetto “IRC e attività alternative nella scuola superiore”.

La Circolare CM 4/2010 e lo “studio assistito”

La CM 4/2010 – precisa Sergio Cicatelli – “aveva inoltre ridotto a tre le opzioni per i non avvalentisi, cancellando di fatto lo studio individuale non assistito, forse nella giusta convinzione che in questa fascia di età non fosse praticabile una soluzione del genere. La modulistica allegata alla circolare aveva poi ulteriormente ridotto a due le opzioni, proponendo accanto all’uscita da scuola (pudicamente ribattezzata «non frequenza della scuola nelle ore di Irc») la generica formula di «attività didattiche individuali o di gruppo con assistenza di personale docente». La dizione poteva comprendere sia le effettive attività didattiche alternative, sia lo studio assistito, ma subito si è strillato contro la volontà di cancellare le attività didattiche alternative e quindi la già citata nota di rettifica ha dovuto precisare che le due proposte costituivano «il numero minimo di opzioni che la scuola offre agli alunni»”.

Lo studio individuale e la CM 17/2010

Coloro che hanno scelto lo studio individuale assistito sono affidati, sempre entro trenta giorni dall’inizio delle lezioni, all’assistenza degli insegnanti individuati dal dirigente scolastico in ragione della loro disponibilità e competenza. Tale attività non richiede alcuna programmazione ma è frutto della libera iniziativa degli studenti interessati, di concerto con l’insegnante incaricato dell’assistenza.

Lo studio non assistito

Coloro che hanno scelto lo studio non assistito possono invece avviare subito la propria attività, dopo aver ricevuto dal dirigente scolastico istruzioni circa i luoghi e le modalità di svolgimento di questa attività.

La dichiarazione dei dirigenti scolastici

Si rammenta che, nei provvedimenti di individuazione dei destinatari di ore eccedenti, i Dirigenti Scolastici sono tenuti a dichiarare sotto la propria responsabilità di non aver potuto coprire tali ore con docenti di ruolo in soprannumero, tenuti al completamento di orario e, in caso di supplenza, di non aver potuto provvedere all’attribuzione di ore eccedenti.

Il progetto per “Lo studio assistito”

Pregevole le iniziative di alcuni istituti scolastici che hanno previsto e approvato un progetto per lo “Studio assistito”. Uno meritevole quello dell’Istituto Comprensivo “G. D. Petteni” di Bergamo diretto con perfezione dal Dirigente Scolastico Prof.ssa Feroldi Alessandra, un eccellente manager scolastico.

Uno Studio assistito per:

  • utilizzare un’ora libera per portarsi avanti nei compiti, potendo usufruire- ove fosse necessario- del supporto dell’Insegnante;
  • migliorare il proprio rendimento scolastico in Lettere, svolgendo i compiti in presenza dell’Insegnante, che fornirebbe loro aiuto nella comprensione degli argomenti, o seguire lo sviluppo degli stessi.

Scarica progetto ALTERNATIVA – studio assistito

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