Inquadramento retributivo docenti, vale anche il servizio prestato in altro Stato UE. Sentenza

Una interessante sentenza della Corte della giustizia Unione Europea Sez. VII, 23/04/2020, n. 710/18 affronta una problematica particolare che verte sull’interpretazione dell’articolo 45 TFUE e dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione. Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra una docente e il Land Niedersachsen (Land della Bassa Sassonia, Germania) in merito alla parziale presa in considerazione, ai fini della determinazione dell’importo della retribuzione della ricorrente nella causa principale, dei periodi di attività da essa maturati presso un datore di lavoro stabilito in Francia.

In fatto

Nel periodo compreso tra il 1997 e il 2014, una docente, cittadina tedesca, esercitava ininterrottamente attività di insegnamento in Francia in diverse scuole secondarie. Nel 2014,dopo aver cessato tale attività, veniva assunta come docente dal Land della Bassa Sassonia. I periodi di attività maturati in Francia venivano tuttavia presi in considerazione solo parzialmente dal Land della Bassa Sassonia ai fini della determinazione del livello in cui la docente doveva essere inquadrata. Il contesto giurisprudenziale a sostegno della ricorrente vuole che una normativa nazionale che non prende in considerazione tutti i precedenti periodi di attività equivalente maturati in uno Stato membro diverso da quello di origine del lavoratore migrante possono rendere meno attraente la libera circolazione dei lavoratori, in violazione dell’articolo 45, paragrafo 1, TFUE (v., in tal senso, sentenze del 30 settembre 2003, K., C-224/01, EU:C:2003:513, punto 74, e del 10 ottobre 2019, K., C-703/17, EU:C:2019:850, punto 54).

Contesto normativo europeo

L’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 492/2011 così recita: “Il lavoratore cittadino di uno Stato membro non può ricevere sul territorio degli altri Stati membri, a motivo della propria cittadinanza, un trattamento diverso da quello dei lavoratori nazionali per quanto concerne le condizioni di impiego e di lavoro, in particolare in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale o ricollocamento se disoccupato”. L’articolo 1 della direttiva 1999/70/CE, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (GU 1999, L 175, pag. 43; in prosieguo: l'”accordo quadro”), prevede l’attuazione di detto accordo che figura nell’allegato della direttiva. A questa si aggiungono la clausola 3 e 4 dell’accordo quadro.

Sul riconoscimento dell’attività equivalente

Pur riguardando la questione il caso di una lavoratrice tedesca, in verità, i principi affermati, nel caso specifico, sono chiaramente di interesse comune. Per quanto riguarda l’esperienza professionale equivalente, occorre rilevare che i lavoratori migranti tedeschi, compresi quelli originari del Land della Bassa Sassonia, che intendano esercitare per più di tre anni la funzione di docente o una funzione equivalente presso una o più scuole o istituti analoghi situati al di fuori di tale Land o in uno Stato membro diverso dalla Repubblica federale di Germania, saranno dissuasi dal farlo. Tali lavoratori saranno quindi dissuasi, in particolare, dal lasciare il loro Stato membro d’origine per recarsi nel territorio di un altro Stato membro al fine di esercitarvi la funzione di docente scolastico o una funzione equivalente se, in seguito al loro ritorno nel territorio del Land della Bassa Sassonia, nonostante il fatto di aver esercitato, in sostanza, la medesima attività professionale in tale altro Stato membro, non sia presa in considerazione tutta la loro esperienza professionale equivalente al momento della determinazione del loro inquadramento retributivo da parte del Land della Bassa Sassonia (v., in tal senso, sentenze del 30 settembre 2003, K., C-224/01, EU:C:2003:513, punto 74, e del 10 ottobre 2019, K., C-703/17, EU:C:2019:850, punto 47).

Sul riconoscimento dell’intera esperienza professionale prestata all’estero

Per quanto riguarda, invece, l’integrale presa in considerazione dell’esperienza professionale che, senza essere equivalente, risulti semplicemente utile ai fini dell’esercizio della funzione di docente, il principio della libera circolazione dei lavoratori stabilito all’articolo 45 TFUE non impone una siffatta presa in considerazione, poiché essa non è necessaria al fine di garantire che i lavoratori in servizio presso il Land della Bassa Sassonia che non hanno mai esercitato il loro diritto alla libera circolazione e quelli che l’hanno esercitato siano, ai fini della loro inquadramento retributivo, assoggettati alle medesime condizioni. Infatti, il fatto di ritenere che un lavoratore, del quale sarà presa in considerazione, ai fini del suo inquadramento retributivo iniziale quale docente presso una scuola del Land della Bassa Sassonia, l’intera esperienza professionale equivalente che può maturare in uno Stato membro diverso dal suo Stato membro d’origine, sarebbe dissuaso dal lasciare il suo Stato membro d’origine qualora non fossero presi in considerazione tutti gli altri tipi di esperienze professionali che può maturare in tale altro Stato membro, sembra basarsi su un insieme di circostanze troppo aleatorie e indirette per poter essere considerato un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori (v., in tal senso, sentenza del 10 ottobre 2019, K., C-703/17, EU:C:2019:850, punto 50).

Non prendere in considerazione il periodo di docenza equivalente maturato in uno Stato diverso è illegittimo

Ne consegue che, qualora una normativa come quella di cui trattasi nel procedimento principale non prenda in considerazione tutti i precedenti periodi di attività equivalente maturati in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di origine di un lavoratore migrante, essa può rendere meno attraente la libertà di circolazione dei lavoratori, in violazione dell’articolo 45, paragrafo 1, TFUE, e costituisce, pertanto, un ostacolo a tale libertà. Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione sollevata dichiarando che l’articolo 45, paragrafo 1, TFUE deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale la quale, ai fini della determinazione dell’importo della retribuzione di un lavoratore in qualità di docente scolastico presso un ente territoriale, prende in considerazione solo fino a un periodo complessivo massimo di tre anni i precedenti periodi di attività svolti da detto lavoratore presso un datore di lavoro diverso da tale ente, situato in un altro Stato membro, qualora l’attività in questione sia equivalente a quella che tale lavoratore è tenuto a svolgere nell’ambito della suddetta funzione di docente.

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