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Innovazione e tradizione didattica, possono convivere: no alla pedagogia sottrattiva, sì a quella additiva

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I corsi e i ricorsi storici della pedagogia sono un segnale di fermento, di vivacità e interesse per la scuola. Tanti docenti vivono, però, con difficoltà i cambiamenti improvvisi di metodologie o di paradigma che minano le loro sicurezze in aula.
Noi pensiamo che l’innovazione e la tradizione possano convivere e generare sinergie inaspettate.

Nuove mode scolastiche e tradizione

La pedagogia e la didattica non sono certamente scienze esatte e siamo convinti che non debbano esserlo. Ogni docente, ogni allievo e ogni gruppo classe sono diversi, per questo aborriamo le soluzioni preconfezionate.

Nel corso del XX secolo ci sono state tante scuole pedagogiche, tendenze educative, mode didattiche, cambi di paradigma e di tecnologie osannate e poi abbandonate. Questo da un lato dimostra l’interesse crescente della società, degli studiosi verso la scuola, d’altro lato ha messo gli insegnanti in una situazione di costante transitorietà, generata da questo “pensiero debole della pedagogia”.

Ma cosa sta succedendo nella scuola di oggi?

Siamo nell’epoca delle competenze, della valutazione formativa e dell’autovalutazione, ma conviviamo con i voti e con i libri strutturati per contenuti e con obiettivi chiari e definiti.

Strano?

Sì, molto strano, ma questo è lo stato dell’arte.

Noi docenti cosa dobbiamo fare davanti a queste contraddizioni ricorrenti nel mondo dei Corsi e ricorsi pedagogico-didattici?

Cosa facciamo di fronte allo scontro in atto tra fautori dei contenuti e degli obiettivi contro i fautori del paradigma delle competenze?

Cosa facciamo di fronte a chi ci dice di lavorare solo per progetti e/o di permettere all’allievo di fare ciò che vuole (scuole attive)?

La pedagogia sottrattiva

In tanti altri ambiti scientifici, molti principio, molte idee e scoperte si affiancano e convivono con le precedenti: in fisica le teorie quantistiche non cancellano le teorie di Einstein.

In pedagogia, invece, spesso le teorie recenti vogliono sostituire il vecchio, noi la chiamiamo “pedagogia sottrattiva”, che frequentemente considera la tradizione “vecchiume disprezzabile”.

Facciamo qualche esempio: a sinistra “il nuovo” – in varie epoche – e a destra “il vecchiume”:

lavoro a gruppi versus lezione cattedratica

giudizi versus voti

LIM versus lavagna

computer o tablet versus libri

obiettivi versus contenuti

competenze versus obiettivi

Per una nuova pedagogia costruttivo/additiva

Noi vogliamo una pedagogia costruttivo/additiva, o meglio una “scuola costruttivo/additiva”, in cui il nuovo si aggiunga alla tradizione.

Ovviamente il termine non ha alcun riferimento al “costruttivismo” come corrente.

Desideriamo una scuola in cui “il vecchiume disprezzabile” venga salvaguardato, in cui la tradizione possa essere ritenuta talvolta anche saggezza, qualcosa che c’è e funziona, anche se da rivedere criticamente con modifiche e adattamenti.

Varietà di metodologie per una scuola migliore

È la varietà di metodologie e di approcci che migliora la scuola e non il togliere aprioristico.

Dunque: adattiamo al contesto reale della classe gli elementi che fanno parte dei binomi che seguono, aggiungiamone altri ed escludiamo quelli che per noi non funzionano in un determinato momento con una determinata classe.

La buona lezione nasce dalla somma di:

lavoro a gruppi + lezione cattedratica

+

LIM + lavagna

computer o tablet + libri

obiettivi + contenuti

competenze + obiettivi

didattiche enattive + costruttivismo

scuola avalutativa + sistema valutativo

induttivo + deduttivo

Cosa si dovrebbe togliere a scuola

Non sta a noi parlare dei problemi sistemici della scuola, delle strutture, degli orari di lavoro, temi che lasciamo a chi ne ha la competenza.

Quello che ci preme e che davvero indebolisce la scuola sono gli atteggiamenti e i comportamenti sbagliati: la paura del docente, le cattiverie inutili, le routine vuote, la mancanza di senso, le lezioni piatte e monotone.

Vorremmo anche sottolineare ancora, le denunce inascoltate di tanti genitori, ma anche i tanti genitori aggressivi e irrealisti, allievi che dovrebbero seguire percorsi differenziati.

Una scuola, in quanto istituzione, più forte

In effetti, le vere cose da togliere non sono né pedagogia né didattica, e non dipendono né dai metodi né dai paradigmi.

Certo tutti sbagliamo e tutto può e deve succedere anche a scuola. Evitiamo però, ad esempio, di perdere il controllo con regolarità e assiduità. Dopo un momento di rabbia, ritorniamo in fretta al nostro ruolo di educatori e docenti, è il nostro mestiere stare con bambini e adolescenti.

Limitare gli sbagli renderebbe noi docenti e l’istituzione scuola più forti e credibili, liberi di sperimentare la nostra didattica, piena di senso e sincera.

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