Innovazione digitale: fornire dati scientifici su conseguenze mediche e rendimento scolastico. Lettera

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Mentre il Sottosegretario al Miur, Davide Faraone, elogia il piano nazionale della scuola digitale che quanto prima porterà la banda ultra larga e la fibra in ogni scuola d’Italia, diverse associazioni lanciano l’ Sos wifi  per sensibilizzare sui possibili danni alla salute legati alle radiofrequenze utilizzate dalle tecnologie senza fili e classificate dall’OMS come  “possibili cancerogene per l’uomo, senza trascurare altri rischi come, diminuzione dell’ udito, insonnia, cali di memoria, disturbi cognitivi ecc.  

Mentre il Sottosegretario al Miur, Davide Faraone, elogia il piano nazionale della scuola digitale che quanto prima porterà la banda ultra larga e la fibra in ogni scuola d’Italia, diverse associazioni lanciano l’ Sos wifi  per sensibilizzare sui possibili danni alla salute legati alle radiofrequenze utilizzate dalle tecnologie senza fili e classificate dall’OMS come  “possibili cancerogene per l’uomo, senza trascurare altri rischi come, diminuzione dell’ udito, insonnia, cali di memoria, disturbi cognitivi ecc.  

Se poi si considera che a questo tipo di radiofrequenze sono maggiormente esposti i giovani in età scolare, non ci si può non interrogare sugli effetti negativi  sia a livello fisico, sia a livello cognitivo di quella che potremmo definire una vera e propria “colonizzazione digitale”.

Questo  investimento di enormi dimensioni – precisa Faraone – perderebbe di significato se vietassimo ancora l’uso degli Smartphone a scuola: stiamo creando la scuola del futuro . in classe dovranno esserci Smartphone e Tablet e i docenti dovranno insegnarne l’uso consapevole.

Orbene, all’interno di questa situazione a dir poco contraddittoria, oltre a  registrare una grave incongruenza comunicativa ed informativa che potrebbe creare allarmismi e generare confusione,  forse, prima di dare avvio a progetti innovativi di una così vasta portata,  potrebbe risultare utile, da parte degli organi competenti, fornire all’utenza dati scientifici certi e positivi sul rendimento scolastico e rassicuranti sul piano della salute umana che giustifichino massicci investimenti in tecnologia nel settore educativo.

Sul piano sanitario gli studi condotti dalla National Toxicology  Program evidenziano un incremento significativo di due tipi di tumore (al cervello e al cuore) nei ratti esposti a radiofrequenze. Mentre, sul fronte educativo,   vi è solo un recente studio di Marco Gui dell’Università di Milano, che analizza i rapporti tra la frequenza d’uso  dei media digitali  e i livelli di apprendimento, andando a scavare  nei dati del Sesto Volume  del rapporto PISA OCSE 2011.

L’analisi di Gui è significativa: le nuove tecnologie si associano positivamente nell’apprendimento  se si usano in maniera limitata. Non appena diventano invasive e  colonizzano il tempo scolastico ed extra scolastico, il rendimento scende. A soffrirne di più sono competenze serie come la lettura, scienze e matematica.

Sulla base di questi primi e sommari dati scientifici si evince che Tablet, Smartphone e Lim (lavagne interattive), oltre a non essere determinanti per  la crescita e lo sviluppo cognitivo dell’alunno, possono  condizionare negativamente  i percorsi conoscitivi  e  creare danni alla salute.

Il contatto diretto con la realtà, secondo i pediatri,  risulta, invece,  molto più salutare,  stimolante, alimenta la fantasia, stimola il gusto del mistero , accresce  il piacere della scoperta e della conoscenza.

Un ragazzo che ha la possibilità di realizzare esperienze di questo tipo, quasi sicuramente, conserverà  da adulto tracce  profonde che favoriscono il desiderio  di relazione autentica con l’uomo e con la natura.

Le innumerevoli e ben   strutturate opportunità offerte dall’uso delle moderne tecnologie applicate all’educazione e alla didattica, dovrebbero, dunque,   far riflettere seriamente  sull’influenza, non sempre positiva,  di queste nuove e sofisticate tecnologie nella  formazione delle qualità  umane:   una  svolta epocale  che potrebbe generare insidiose   illusioni a livello  educativo ed  esaltarne pericolosamente  le possibilità operative.

Si può dire che l’ uso ormai quotidiano e non sempre opportuno e corretto,  di questi potenti strumenti, potrebbe  generare una sorta di spersonalizzazione dell’allievo, farlo dipendere in tutto e per tutto dalla macchina, determinando un impoverimento del linguaggio, della creatività, della rielaborazione personale  e, soprattutto, una riduzione delle capacità mnestiche.

Le  capacità da parte degli studenti (e non solo) di ricordare, perfezionare e riorganizzare schemi concettuali, sono, oggi, in graduale e lento declino. Sebbene  la memoria sia il veicolo principale dei processi conoscitivi, si riscontrano sempre maggiori difficoltà a memorizzare testi poetici, tabelline, regole grammaticali,  formule matematiche, date ecc. . Donde la necessità di avviare sperimentazioni in grado di individuare le vere cause di questo paradossale oblio della memoria e della conoscenza. Di certo una  diffusa e capillare colonizzazione digitale non aiuta.

Giusto per fare qualche esempio concreto, supportato anche da recenti indagini, la maggior parte degli alunni (6-14 anni) che dividono il loro tempo tra Smartphone, Tablet e Pc, manifestano deficit di concentrazione e attenzione, difficoltà ad elaborare autonomamente testi scritti,  carenze lessicali, ridotte potenzialità logico-deduttive, rallentamento delle capacità mnestiche ecc.. In pratica,  il pensiero già strutturato e preconfezionato delle moderne tecnologie  può produrre  seri e negativi condizionamenti nei processi di apprendimento e rallentare notevolmente  lo stimolo e l’impiego di processi cognitivi complessi quali: ragionamento, pensiero critico, pensiero divergente.

In pratica, l’uso eccessivo e, spesso, improprio della tecnologia può provocare una sorta di avvelenamento del corpo e della mente. Ragion per cui,  la tanto propagandata scuola digitale, all’insegna dell’innovazione e del progresso tecnologico, cui fa riferimento il comma 56  della Legge 107, senza per questo correre il rischio di rimanere ancorati su posizioni passatiste, meriterebbe maggiore attenzione e riflessione  da parte della ricerca medica, psicopedagogica e di esperti in metodologia e didattica.

Fernando Mazzeo (Pedagogista – Docente Scuola Secondaria di primo Grado)

 

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