Inizio scuola, si va verso le 150 mila supplenze: circa metà sul sostegno. E manca l’organico covid

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Sarà un nuovo anno scolastico ancora all’insegna delle supplenze: nonostante le oltre 94 mila cattedre autorizzate dal MEF sarà elevato il numero di contratti a tempo determinato previsti per il 2022/2023. Si va verso le 150 mila supplenze.

Come spiegato in precedenza, secondo le prime stime sindacali, su oltre 94 mila posti autorizzati alla fine si prevedono circa 40-50 mila assunzioni, la metà circa. Una stima che seguirebbe le tendenze degli ultimi anni.

I motivi di tale situazione sono da rintracciare in diversi aspetti, a cominciare dall’assenza di candidati in moltissime graduatorie concorsuali, specialmente al Nord.

Nonostante i concorsi ordinari siano stati portati a termine in molte regioni mancano ancora le graduatorie di merito e non è certo che si faccia in tempo per tutti. Senza contare che proprio le procedure ordinarie hanno, specialmente per quanto riguarda la scuola secondaria, generato in molti casi un escalation di bocciati, andando a ridurre per alcune classi di concorso i potenziali docenti di ruolo.

Se è vero che rispetto agli anni precedenti non ci sarà l’organico covid (anche se i sindacati stanno chiedendo di reintrodurlo) e quindi complessivamente il numero di contratti a tempo determinato sarà inferiore, 150 mila supplenze resta un numero preoccupante.

Anche a livello territoriale si assiste al solito paradosso: in Lombardia ci sono 22 mila posti autorizzati per le assunzioni. Peccato che proprio in quella regione molte graduatorie siano sguarnite di candidati.

Per non parlare del sostegno che, nonostante la conferma dell’assunzione da Gps prima fascia, vedrà numeri di docenti specializzati piuttosto scarni rispetto al reale fabbisogno. In base alle stime sindacali, si parla di circa 65-70 mila docenti che lavoreranno con gli alunni con disabilità con contratto a tempo determinato.

Ci viene da pensare sulla inconsueta magnanimità del MEF (vedrete si invertirà quando autorizzerà i posti per gli ATA) perché sa benissimo che non saranno coperti se non parzialmente. Pensiamo che si arriverà forse al 50%commenta a Orizzonte Scuola Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.

Neanche il ripristino della call veloce (lo scorso anno era stata sospesa), piuttosto che il percorso – fortemente voluto dai sindacati – delle assunzioni con contratto a tempo determinato dalle GPS, anche per posti di sostegno, consentirà di coprire il contingente autorizzato” continua Pino Turi.

I dati sulle assunzioni, incrociati con quelli degli aspiranti presenti nelle diverse tipologie di graduatorie da cui si potrà attingere per le nomine, evidenziano criticità irrisolte, nonostante il moltiplicarsi delle procedure concorsuali attivate negli ultimi tempi”, commenta la segretaria generale Cisl Scuola Ivana Barbacci. “È facile prevedere che, come avvenuto negli anni scorsi, si faranno molte meno assunzioni di quelle necessarie – aggiunge. Si dovrà pertanto fare ricorso, ancora una volta, a decine di migliaia di contratti precari per mettere le scuole in condizione di funzionare. “Ai limiti del paradosso – sottolinea la segretaria generale Cisl Scuola – continua a essere la situazione del sostegno, dove emergono con evidenza anche i limiti e gli errori di una programmazione dell’offerta formativa a di poco squilibrata per ciò che riguarda i corsi per il conseguimento dei titoli di specializzazione“.

Nulla di nuovo secondo Elvira Serafini, segretaria generale Snals: “Come ormai accade da anni, le immissioni in ruolo scontano le criticità presenti nelle procedure di determinazione degli organici di diritto, dove il fabbisogno degli insegnanti di sostegno è sempre sottostimato per scelta del Ministero dell’Istruzione e di quello dell’Economia” dice a Orizzonte Scuola.

Se si fossero calcolati anche tutti i posti in deroga del sostegno e le cattedre di fatto, sarebbero state quasi 200mila le immissioni in ruolo da attuare – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma non solo: se ci ritroviamo in questa situazione di largo utilizzo di contratti a termine la colpa è dell’amministrazione che continua a negare la reintroduzione delle graduatorie permanenti, le quali, attraverso l’esame dei titoli e dei servizi svolti, avrebbero portato in cattedra, di ruolo, tutti i precari con oltre 36 mesi di servizio, quindi cancellando la supplentite e dando seguito alle indicazioni dell’Unione europea per evitare la reiterazione delle supplenze sine die. Negare il doppio canale di reclutamento, assumendo anche da Gps seconda fascia, rappresenta un atto autolesionista che porterà di nuovo a numeri di supplenti record. Alla fine – conclude Pacifico – anche nel 2022 si ripeterà la storia degli ultimi anni, con almeno la metà dei posti destinati dal Mef ai ruoli è andato invece a ingrassare il numero dei contratti a tempo determinato”.

Le immissioni in ruolo, come spiegato nel nostro speciale, ai sensi dell’articolo 399, comma 1, del D.lgs. 297/94, avvengono attingendo per il 50% da graduatorie ad esaurimento (GaE) e per il 50% da graduatorie di merito (GM) concorsuali.

Nel caso in cui:

  • la graduatoria di un concorso (per titoli ed esami) sia esaurita e rimangano posti ad esso assegnati, questi si aggiungono a quelli attribuiti alla corrispondente GaE; tali posti sono reintegrati in occasione della procedura concorsuale successiva (articolo 399, comma 2, D.lgs. 297/94, per tutti i gradi di istruzione);
  • la graduatoria ad esaurimento sia esaurita o non sufficientemente capiente, per i posti ad essa assegnati si procede a nomina dalle graduatorie concorsuali (art. 17/1 del D.lgs. 59/2017 per la scuola secondaria e art. 4, comma 1-ter, del DL 12 n. 87/2018, convertito in legge n. 96/2018 per la scuola dell’infanzia e primaria).

Precisiamo che il 50% dei posti destinati alle graduatorie di merito concorsuali, in seguito alle diverse procedure svoltesi nel tempo, sono a loro volta suddivisi, con percentuali differenti, tra le varie GM interessate.

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