Inizio scuola, se app Immuni squilla in classe, cosa succede? Il governo tace

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Tra le raccomandazioni della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, c’è anche quello di scaricare l’app Immuni. Secondo il comitato tecnico-scientifico l’utilizzo della app da parte di tutti gli studenti con oltre 14 anni è uno dei cardini della strategia di prevenzione e monitoraggio.

Sul suo utilizzo, però, c’è ancora qualche dubbio. Infatti, come segnala il giornale “Domani”, potrebbero sorgere problemi operativi qualora l’app Immuni suonasse in classe.

I regolatori italiani ed europei hanno notato che, per bilanciare le esigenze sanitarie e la tutela della privacy, l’uso delle app di contact tracing deve essere libero e volontario.

Su Immuni si specifica che “devi avere almeno 14 anni per usare Immuni. Se hai almeno 14 anni ma meno di 18, per usare l’app devi avere il permesso di almeno uno dei tuoi genitori o di chi esercita la tua rappresentanza legale e avvisarli immediatamente nel caso dovessi ricevere la notifica di allerta di essere stato a contatto stretto con una persona poi risultata positiva al Covid-19”.

Nelle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole si prevede che “nel caso in cui un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o un sintomo compatibile con Covid-19”, l’operatore scolastico avvisi il referente scolastico e parta un’apposita procedura.

Il referente scolastico Covid-19 deve fornire al Dipartimento di prevenzione l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi.

I contatti stretti individuati dal Dipartimento di prevenzione con le consuete attività di contact tracing, saranno posti in quarantena per 14 giorni.

Cosa accade qualora, nel mezzo di una lezione, a uno studente squilli l’alert di Immuni, per un contatto forse avvenuto chissà dove? Operatore e referente scolastico devono comportarsi come nel caso di sintomi da Covid-19 o in modo diverso?

Su questo, però, pare che il governo non abbia dato nessuna risposta a riguardo. Si attendono chiarimenti in merito per una situazione che, ben presto, potrebbe diventare “imbarazzante”.

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