Inizio scuola, in Sicilia i sindacati lanciano l’allarme: dal precariato al caro libri. Tutti i nodi

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Il 13 settembre suonerà la prima campanella anche in Sicilia. Tuttavia alla vigilia di questo nuovo anno scolastico i sindacati della scuola elencano i problemi che si dovranno affrontare.

Purtroppo ritengo che ci siano dei peggioramenti – ha detto il segretario generale Flc Cgil Adriano Rizza al QdS -, ma sono evidenziati da elementi oggettivi, perché si sono aggiunti il caro libri e l’aumento dei costi di tutti gli accessori per gli studenti. Aumenta l’inflazione, che incide rispetto alle risorse economiche di cui hanno bisogno le famiglie con un aumento del 10 % rispetto allo scorso anno”.

La precarietà nella scuola, nonostante le nostre denunce e le immissioni in ruolo, vede a livello nazionale circa 200mila persone coinvolte. C’è un problema di continuità didattica molto serio, con gli alunni che ogni anno cambiano insegnante, e ciò si ripercuote anche sul diritto alla continuità del lavoro. In Sicilia per il personale Ata rispetto a quasi 2mila posti ne sono stati immessi in ruolo solo 675, il 36%! Non vengono stabilizzati tutti perché il governo impone che l’immissione in ruolo si possa fare solo su turnover, con la sostituzione di quelli che vanno in pensione. Per gli insegnanti di sostegno l’oltre 46% dei posti in Sicilia sono in deroga”, prosegue il sindacalista.

Il Ministero sta cercando di risolvere i problemi – ha continuato Rizza -. Noi abbiamo fatto una due giorni a Enna sul tema del dimensionamento e abbiamo invitato i vertici istituzionali regionali. Il governo regionale vuole risolvere il problema delle reggenze accorpando le scuole, ma questo secondo noi porta a togliere posti di lavoro e circa 100 scuole, un problema molto serio nelle aree interne dell’Isola, soggette a un forte spopolamento, e nei quartieri a rischio. Stiamo organizzando iniziative e le norme che hanno modificato i criteri per i parametri per l’autonomia scolastica sono state inserite nella Legge di Bilancio 2023. La nostra segretaria nazionale Gianna Fracassi ha detto che noi impugneremo questo decreto perché non siamo d’accordo con questo decreto. La fuga di insegnanti al nord è dettata dall’assenza di contratti a tempo indeterminato qui, ma con gli stipendi bassi la gente preferisce fare altre cose”.

Si parla anche, ovviamente di sostegno. “I docenti di sostegno iniziano ad aumentare – ha affermato Francesca Bellia, numero uno Cisl Scuola Sicilia – facendo un punto sulla situazione scuola in Sicilia – perché i Tfa danno la possibilità ai docenti di specializzarsi e si riducono così i casi di insegnanti senza titolo. Ma il precariato continua a esserci e i numeri di organico stabile sono insufficienti rispetto alla possibilità di vedere un docente che ha una continuità didattica per un bambino con disabilità che garantirebbe maggiore affermazione per il rapporto tra alunni e docenti. Quest’anno dobbiamo monitorare gli interventi per la progettazione con i fondi del Pnrr in modo costante. Noi scontiamo ritardi strutturali cronici e ci vorrebbe una cabina di regia congiunta tra istituzioni scolastiche ed enti locali. Se gli interventi saranno isolati non ci sarà una logica di sistema”.

In questi giorni le scuole stanno rispondendo a una circolare emanata dagli enti locali – ha proseguito la sindacalista – per la quale si deve fare una fotografia della scuola in termini di iscritti e nuovi indirizzi. L’autonomia giuridica alle scuole si dà riparametrando il numero delle scuole rispetto alla legge finanziaria, che quest’anno ha stabilito parametri più ampi, con 900 alunni, ma si ha un taglio di circa 100 istituzioni scolastiche e il rischio più grosso è nelle aree interne e in quelle periferiche. Si deve dare la certezza di un presidio educativo ben distribuito nello stesso territorio. Ne stiamo discutendo con l’assessore Turano e con il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per cercare di attutire il colpo che la Sicilia avrà inferto. La saturazione degli organici e la mancanza di posti di immissione in ruolo porta i precari a trasferirsi al nord, dove però lo stipendio non basta per fronteggiare gli affitti. Per il rinnovo del prossimo contratto deve essere restituita agli stipendi quella dignità ormai persa”.

Sotto accusa anche il sistema delle nomine dei docenti. Claudio Parasporo, segretario della Uil Scuola, ha detto: “le nomine dei docenti sono state fatte il 28 agosto e la stabilizzazione è arrivata per 12.705 persone. Ma i posti per il sostegno sono dati anno per anno e non vengono stabilizzati. Il lavoro dell’Ufficio Scolastico Regionale è stato ottimo, ma il governo nazionale deve fare immettere in ruolo queste persone. Per l’edilizia scolastica siamo sempre punto a capo. A Palermo abbiamo scuole che cercano i locali. Poi ci sono i fondi del Pnrr per l’innovazione digitale e ci sarà un rinnovo sia delle attrezzature che degli edifici, se si mantengono i tempi. Il sistema delle nomine non tiene conto di alcuni fattori e c’è la domanda a scatola chiusa. Le nomine vengono fatte dal provveditorato fino a dicembre e per le supplenze possono partire a gennaio”.

La fuga al nord – ha aggiunto Parasporo – esiste perché qui non ci sono le immissioni in ruolo, ma le persone vanno fuori per poi rientrare perché lì non si possono mantenere. Nessuno vuole risolvere il problema, perché basterebbe aumentare gli organici. La Sicilia nei prossimi tre anni perderà circa 100 autonomie scolastiche e diminuiscono i dirigenti scolastici e tutto il resto del personale per andare al risparmio. Il nuovo contratto approvato è finanziato dagli stessi soldi della scuola”.

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